PERCHÉ UN BLOG ESTIVO?

granita mentaIo ormai posso essere considerata una veterana dei blog. Ne ho due, quello principale e uno specifico sulla scuola. Il primo è nato per essere un blog dedicato ai miei studenti, poi ho iniziato a prenderci gusto e a pubblicare riflessioni, più o meno profonde, su fatti di attualità o argomenti che mi stanno a cuore. Poche volte ho davvero parlato di me. Un po’ perché, essendo il blog primario letto dai miei studenti, ho sempre trovato difficile “aprirmi”. Un po’ perché, con il passare del tempo, mi sono sentita “condizionata” dai miei follower e ho iniziato a selezionare gli argomenti a seconda dell’interesse che ritenevo (e ritengo) potessero riscuotere i miei post. Alla fine ho iniziato a scrivere non ciò che volevo (non tutto, almeno) ma ciò che pensavo fosse “conveniente”. Insomma, alla fine ci si sente prigionieri della creatura cui si ha dato vita!

Stesso discorso vale per laprofonline. Parlo di scuola, è vero, esprimo le mie opinioni su determinati argomenti ma quasi mai parlo di me, della mia esperienza in classe. L’avevo fatto una volta sul blog primario ed è successo una specie di putiferio a scuola. Ho dovuto censurare quel post, che di per sé era innocente perché, pur trattando fatti realmente avvenuti in classe, avevo garantito la riservatezza dei protagonisti. Ciò che avevo scritto era stato definito “sconveniente” dal preside che conosco da più di vent’anni. Eppure in quel frangente ho avuto l’impressione che per lui fossi una perfetta sconosciuta.

Io sono sempre stata contro le convenzioni. “Sta bene” o “non sta bene” sono dei limiti che ho sempre accettato per educazione (intendo quella ricevuta in famiglia) e per non deludere gli altri. Per fare un esempio, da ragazza andavo a teatro vestita da sera perché a casa mia dicevano che “così stava bene”, anche se erano già tempi in cui la gente si metteva i jeans. Ero già sposata e madre di due bimbi, andavo a teatro con mia mamma e la sera prima lei mi telefonava per dirmi come mi dovevo vestire “per non farla sfigurare”. Deprimente.

Insomma, io ho proprio voglia di liberarmi dalle “catene” dei due blog già ben avviati per tentare una nuova avventura estiva. Eh sì, perché, almeno nelle intenzioni, questo è un temporary blog (ormai ci sono i temporary shop, perché non dovrebbero esserci anche i blog a tempo?), un blog estivo. D’estate si ha piacere anche di occuparsi di cose frivole ché ci sono poi tutte le altre stagioni per fare le persone serie.
Lo so, è un po’ tardi. In effetti sarebbe stato meglio aprire questo blog all’inizio dell’estate. Ma l’idea mi è venuta oggi, poche ore fa.

Ho letto il post di Valentina in cui pubblicava la recensione di un libro Harmony. Lei è una lettrice assidua, divoratrice di libri e a me fa piacere che passi dai classici ai libri Harmony. Così ho commentato:

«Non ho mai letto Harmony però sono dell’idea che non si debba disprezzare nulla. Tutt’al più se una cosa non ti piace, ne farai a meno la prossima volta (non so se è chiaro il concetto: se Harmony fa schifo, non ne leggerai più; se ti piace, ne leggerai altri, fermo restando che non è detto ti piacciano tutti).
In genere non sopporto gli snob che dicono “io quelle robacce non le leggo”, anche perché sono fermamente convinta che lo fanno di nascosto.
Ho un’amica che mi ha chiesto se avevo letto Sparks e le ho detto di sì, “Le parole che non ti ho detto” e “Come un uragano”. Poi mi fa: “me ne ha parlato bene un mio amico e voglio provare a leggere qualcosa di lui. Sai, in genere, non leggo romanzi che non siano i classici. leggo saggi …”. Ora mi chiedo: “Come fai a leggere saggi d’estate? Voglio dire, lei è un’insegnante come me e io d’estate voglio liberare la mente., figurati se leggo saggi!
Stesso discorso vale per le fiction: quando dico che le guardo, alcuni mi lanciano sguardi inorriditi. Una prof che guarda fiction? Sia mai!»

Ecco, io qui non voglio essere una prof (quella che sono non solo nel blog laprofonline ma anche in quello principale perché la mia identità quella è!). Voglio essere semplicemente Marisa e occuparmi anche di sciocchezze, così giusto per passare il tempo cercando di non morire di caldo!

Volete seguirmi? Magari una granita (virtuale) o un buon gelato (altrettanto virtuale) ve lo posso offrire.

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PAURA DI FERIRTI SUGLI SCOGLI? SONO ARRIVATE LE NAKEFIT, LE SUOLE ADESIVE

La spiaggia di ciottoli o sassi mettono a dura prova i nostri piedi. Ma non è da meno la spiaggia con la sabbia rovente che ci fa saltellare qua e là, disperatamente alla ricerca di un pezzetto d’ombra, fosse anche quello di un palo segnaletico.

In questi casi le calzature da spiaggia più comode sono le infradito ma non tutti le sopportano (io, ad esempio, le odio specialmente quelle di gomma). Ma ora possiamo farne a meno.

Una startup italiana ha inventato un prodotto che consente di camminare su qualsiasi superficie senza bruciarsi o farsi male. Si tratta di speciali suole che si attaccano alle piante dei piedi e le rendono superfici gommate per muoversi ovunque, senza scivolare e senza farsi male.

Le Nakefit, questo il loro nome, sono ipoallergeniche e si attaccano sotto il piede come un semplice adesivo e possono essere tolte e rimesse più volte. La vendita è al momento aperta su kickstarter.com, sito che aiuta il lancio delle start up con campagna di crowdfunding e la cifra da investire ammonta a 30 euro.

Non ho la più pallida idea di quanto possano essere comode ma mi piace l’idea innovativa. E poi si tratta di un prodotto made in Italy e credo debba essere valorizzato, soprattutto perché le idee geniali possiamo averle anche noi ed è ora di finirla con questa esterofilia che sembra premiare sempre gli altri… anche quando si tratta di cervelli in fuga che hanno lasciato il Paese a causa delle scarse opportunità.

Naturalmente la pubblicità è in inglese. 😦

[Fonti: Corriere.it e chedonna.it]

RIECCO L’ESTATE… DEI METEO-DIPENDENTI

Con qualche giorno di ritardo riapro questo mio blog estivo in cui mi ripropongo di chiacchierare con i miei “vicini d’ombrellone” di cose leggere, dopo un anno alquanto faticoso.

Un’estate, questa del 2017, che si presenta rovente. Solo oggi c’è stata una tregua con qualche acquazzone che ha fatto calare la colonnina di mercurio – si fa per dire, dato che il mercurio non è più utilizzato ma i modi di dire non tramontano mai! – di oltre dieci gradi. Un’estate che sembrava molto precoce, visto che già a marzo le temperature in tutta la penisola sono state ben al di sopra delle medie stagionali. Poi, verso metà aprile, il tempo è ritornato ad essere decisamente primaverile. Ma ora siamo in estate e dobbiamo attenderci un lungo periodo di caldo, con poche tregue come ci dicono gli esperti del meteo.

Ma perché così tanta attenzione nei confronti delle previsioni del tempo? Oggi siamo davvero tutti meteo-dipendenti? Parrebbe di sì e “colpevole” di questa sana dipendenza (ce ne sono di peggiori, in fondo!) sarebbe lo smartphone con le sue app che permettono di tenere sotto controllo ogni aspetto, o quasi, della nostra vita quotidiana.

E così magari ce la prendiamo con i meteorologi se sbagliano, perché siamo usciti di casa con il golfino troppo leggero o senza ombrello oppure abbiamo indossato un soprabito troppo pesante.

Ve lo ricordate il colonnello Bernacca? Il caro Edmondo, classe 1914, era una figura rassicurante anche quando prevedeva i temporali. Si era arruolato nell’allora Regia Aeronautica nel 1938 dove si occupò di meteorologia e del suo insegnamento fin da prima della seconda guerra mondiale e non smise mai di prevedere sole, pioggia, vento, tempeste o trombe d’aria per quasi tutta la vita. Nel 1968 gli fu affidata dalla RAI la realizzazione e la conduzione di un programma autonomo dedicato alle previsioni meteorologiche Il tempo in Italia, e ha continuato fino al 1979, anno del suo pensionamento quando lasciò l’Aeronautica Militare con il grado di generale. Ma rimase sempre il colonnello Bernacca, anche quando ritornò in Rai nel 1982 con il suo Che tempo fa?. Le sue previsioni erano precedute dalla sigla che aveva sullo sfondo l’immancabilmente bussola. Inconfondibile, poi, la musichetta che preannunciava la sua presenza in video.

E dopo questa apertura nostalgica, pensiamo a come passeremo quest’estate rovente in cui sarà difficile abbronzarsi, almeno per me che da qualche tempo soffro particolarmente il caldo, sempre che non si sia disposti ad esporsi al sole nelle prime ore del mattino o poco prima del tramonto.

Che ci rimanga soltanto la tintarella di luna?

IL MATRIMONIO IN ITALIA: BELLO, CARO MA DURA POCO

sposi
Più convivenze che matrimoni. Questa sembra essere la regola, di questi tempi. Ma convolare a nozze non è ancora passato di moda anche se spesso ci si sposa “tardi”, si sostengono spese assurde a costo di indebitarsi per i prossimi dieci anni… e magari il matrimonio dura di meno!

Iniziamo dall’età. In Italia ci si sposa, in media, a 35 anni (per lui) e 33 (per lei). Secondo una ricerca condotta da Zankyou, portale di nozze, sui 20 Paesi presi in considerazione, l’Italia si è classificata agli ultimi posti. Eppure un’altra ricerca, condotta da Nicholas Wolfinger, sociologo americano e insegnante presso l’Università dello Utah, rivela che le possibilità di divorzio tra le coppie di sposi dipendono dall’età e che il periodo migliore è compreso tra i 25 e i 32 anni. Quindi, stando a questi dati, gli sposi italiani hanno maggiori possibilità di divorziare.

Ma quanto dura un “matrimonio all’italiana”? In media 15 anni (dati ISTAT 2013), anche se è appurato che la passione ha una vita molto più limitata: 2 anni appena. Ma non bisogna disperare: se si rimane assieme, pare che dopo una fasce discendente si verifichi un altro picco di passione in età matura. Sarà vero?

Ma torniamo ai novelli sposi.
Uno dei motivi per cui non ci sposa oppure si rinvia di anni il matrimonio, preferendo a volte una convivenza more uxorio, è la spesa cui si deve far fronte per rispettare la tradizione: abiti, bomboniere, ricevimento, viaggio di nozze… Insomma, parliamo di cifre di cui i giovani e giovanissimi non dispongono, complice anche l’incertezza lavorativa, con contratti che non garantiscono una sicurezza a lungo termine.

Solo per il ricevimento, ad esempio, gli sposi italiani si accollano una spesa notevole: in media 130 euro a persona. Naturalmente, nelle classifiche si collocano ai primi posti per numero di invitati: tra i 100 e i 200. Fate un po’ il conto voi!

Le famiglie aiutano relativamente perché spesso i giovani che desiderano sposarsi si indebitano: ben il 68% di coppie chiede un finanziamento per sostenere le spese.

In conclusione: in Italia il matrimonio è “attempato” (insomma, relativamente…), costa molto e dura poco. Ma non è detto che un’unione non possa essere felice per tutta la vita. Dipende da tanti fattori: la stima, la fiducia, i compromessi… soprattutto l’amore.

Ci si ama ogni giorno di più o di meno. L’amore non ammette punti morti,
se non cresce cambia direzione
.

(Elie Wiesel)

[Fonti: linkiesta.it, lovopedia.net immagine da questo sito]

QUICHE ALLE ZUCCHINE E GAMBERETTI

torta salata
Lo so, con il caldo non fa piacere accendere il forno. Infatti, in questi anni sul blog estivo ho postato ricette di dolci da preparare senza cottura. Ora è arrivato il momento di parlare anche di qualcosa di salato, soluzione ottima anche per un pranzo estivo.

Qualche settimana fa avevo a pranzo mio figlio piccolo (ha 26 anni ma rimane sempre il piccolo di casa!) con la sua compagna che non mangia carne. Mi sono scervellata su cosa preparare e alla fine ho deciso per questa variante della quiche con zucchine e prosciutto. E’ stato un successo!
A parte il fatto che per cuocerla si deve soffrire un po’ di caldo, questa torta salata è ottima anche fredda e si può tranquillamente preparare per un pranzo veloce al mare oppure un picnic in campagna.
Provare per credere!

INGREDIENTI

– Una pasta brisée (io uso quella della Buitoni che si conserva nel frigorifero, ma se volete prepararla questa è una valida ricetta)
– 500 gr di zucchine
– 100 gr di gamberetti (io uso quelli surgelati)
– 3 uova
– 200 gr di robiola
– 30 gr di parmigiano grattugiato (la quantità è puramente indicativa… io faccio a occhio!)
– olio EVO, sale, aglio e prezzemolo q.b.

PREPARAZIONE

Lavate e tagliate le zucchine a tocchetti (meglio non rondelle a meno che non siano piccoline) e cuocetele in una padella con poco olio, aglio e prezzemolo, aggiungendo il sale a metà cottura, per circa 15-20 minuti (i tempi ovviamente dipendono da quanto grandi sono i tocchetti). A cottura ultimata lasciate raffreddare.
Scongelate i gamberetti per qualche minuto in microonde (io uso la modalità defrost per circa 10 minuti) e scolateli bene.
In una ciotola sbattete le uova intere, aggiungete la robiola, amalgamando bene il tutto fino ad ottenere una crema. Mescolate al composto il parmigiano, lasciandone una manciata da parte, le zucchine e i gamberetti.
Rivestite una tortiera rotonda (io uso quella da 26 cm) con la pasta brisée, riversatevi il composto preparato livellandolo bene, ripiegate i bordi sull’impasto e cospargete con il parmigiano lasciato da parte. Volendo si può spennellare il bordo di pasta con del latte ma non è indispensabile perché si colora bene ugualmente.
Fate cuocere nel forno caldo a 180° (se ventilato 170°) per circa 40-45 minuti. La cottura dipende dal forno, quindi ognuno poi si regola da sé. L’importante è che la pasta brisée e il composto siano belli dorati.

VARIANTI
Come ho già detto all’inizio, questa quiche può essere preparata anche con del prosciutto cotto tagliato a dadini (in questo caso ne potrebbero bastare 50 gr … dipende dai gusti). In questa variante io stendo sulla pasta brisée delle fette di formaggio (anche sottilette).
La robiola non è certo un formaggio magro ma è molto gustoso e dà un tocco di sapore in più a questa torta salata. Potete comunque sostituirla con del formaggio spalmabile light (tipo Philadelphia) oppure con della ricotta.

N.B. Per una volta sono riuscita a fotografare la torta prima che la divorassero!

ASHLEY GRAHAM, LA CURVY TRADITRICE

Il mondo del web – soprattutto le donne con qualche chiletto in più e gli uomini che amano le rotondità – è in fermento: la modella curvy (ma sarebbe meglio dire ex curvy) Ashley Graham nelle ultime foto postate su Instagram è apparsa notevolmente dimagrita. I fan hanno subito gridato allo scandalo… anzi no, al tradimento.

La modella ha rassicurato i followers: spesso è solo questione di punti di vista, un buon selfie può “far perdere qualche chilo”.

Certo è che la povera Ashley, bellissima comunque, è sempre bersaglio di critiche: prima perché ritenuta “troppo grassa”, ora perché “troppo dimagrita”.

Lei, tuttavia, pare non curarsi dei commenti: «Le persone che navigano sulla mia pagina a volte scrivono che devo vergognarmi perché sono troppo grassa, altre perché sono troppo magra. L’importante per me è che a fine giornata io stia bene con me stessa».

Come non darle ragione?

Io non so se trovare la posa giusta faccia fare qualche magia ai selfie, tuttavia tra il PRIMA

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e il DOPO

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a me la differenza appare notevole, tanto da pensare a un po’ di dieta. Il che non sarebbe così disdicevole.

[LINK della fonte, da cui sono tratte anche le immagini]

SE IL TOPLESS IN SPIAGGIA E’ QUELLO DI BIANCA BALTI… CHE ALLATTA

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Ho più volte affrontato il tema dell’allattamento al seno sul mio blog principale (in particolare QUI e QUI). Nell’ultimo post cui rimando sono stati postati molti commenti, tutti favorevoli all’allattamento materno, ma tra questi alcuni non condividevano il fatto di “esibire in pubblico” il seno mentre si allatta. Naturalmente il problema, in questi casi, non è mai la mamma, che considera quel gesto il più naturale del mondo e, quindi, nulla da nascondere; il disagio è, invece, quello di chi, pur senza volerlo, assiste a questo “spettacolo”.

Una polemica del genere è stata recentemente suscitata dalle foto postate sul web da una nota modella italiana, Bianca Balti, mamma di due bambine, l’ultima delle quali, nonostante abbia superato l’anno di età, viene ancora allattata al seno.

La modella ha postato su Instagram delle foto in cui la sua bambina, Mia, è attaccata al seno in spiaggia, in un luogo pubblico. Questo scatto ha attirato le critiche di molte persone, eppure il brelfie (il selfie durante l’allattamento sui social) sembra essere una vera e propria moda nello star system. La Balti non è la prima e neanche l’ultima a mostrarsi con la piccola attaccata al decolleté. Inoltre non vedo dove sia il problema visto che nelle spiagge italiane il topless è diffuso, anche se in minor misura rispetto a un tempo. Quindi, ciò che disturba pare essere non il seno al vento di per sé, quanto il fatto che si “pubblicizzi” una azione che dovrebbe rimanere privata.

In genere, non apprezzo molto che le “dive” postino selfie di continuo sui social, solo per dimostrare quanto sono belle, magre e ben vestite. Trovo che sia puro esibizionismo e non capisco il motivo per cui queste foto ottengano migliaia di “like”. Ma il caso di Bianca Balti è diverso. Vi spiego perché.

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La modella, tempo fa, era stata criticata per aver mantenuto qualche chilo in più dopo la gravidanza (vedi foto in alto). Vi posso assicurare che, nonostante quello non fosse il suo peso forma, avrei voluto che la mia bilancia lo segnasse.
Ora, a distanza di mesi, Bianca è rientrata nella taglia 40 (beata lei!), con qualche sacrificio, sì, ma senza rinunciare all’allattamento. Chi ha un minimo di esperienza in materia, saprà che è molto difficile far scendere l’ago della bilancia finché si allatta un neonato. Mia, però, ha un anno e allattarla non richiede certamente lo sforzo e l’impegno dei primi mesi. Trovo, quindi, che le foto postate da Bianca Balti siano un messaggio positivo in tal senso.

Un altro motivo per cui non ritengo disdicevole il brelfie è che una “voce” autorevole, trattandosi di un personaggio noto, sia sempre utile per incoraggiare le donne ad allattare i bambini. Non dimentichiamo che il latte materno è in assoluto il miglior alimento per un neonato e che l’allattamento al seno dovrebbe essere protratto per almeno sei mesi.

C’è ancora un motivo per cui approvo la decisione della Balti di postare le foto: il fisico bello, tonico, non eccessivamente magro, serve a screditare le voci secondo le quali la gravidanza sia da considerare un demone per le donne che “usano” il proprio corpo per mestiere (spero di non essere fraintesa!).
Sono sempre più le modelle o donne dello spettacolo che non rinunciano alla maternità. E pazienza se fanno un po’ di fatica per smaltire i chili di troppo (la Balti in gravidanza è aumentata di 20 kg, il che mi pare anche eccessivo) o se le curve sono più generose dopo una o più gravidanze. La maternità, in ogni caso, rende ancora più bella qualsiasi donna.

[fonte della notizia Corriere.it da cui è tratta anche l’immagine selfie; altra immagine da questo sito]

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “PER DIECI MINUTI” di CHIARA GAMBERALE

L’AUTRICE
chiara_gamberaleChiara Gamberale, classe 1977, è una scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva italiana.
Romana, ha frequentato il DAMS dell’Università di Bologna e fin da giovanissima ha coltivato la sua passione per la scrittura.
Ha ottenuto la ribalta in campo letterario quando, poco più che diciottenne, è uscito il suo romanzo Una vita sottile, ispirato a una vicenda autobiografica che riguarda il padre Vito, noto manager, e che segna la sua adolescenza. Dal romanzo sarà tratto l’omonimo tv movie in cui viene documentato uno degli errori più clamorosi del clima di Tangentopoli dei primi anni.
La carriera di scrittrice prosegue con la pubblicazione di Color lucciola (2001) e Arrivano i pagliacci (2003). Nel frattempo la Gamberale incomincia una fortunata carriera come conduttrice televisiva (l’esordio è a fianco di Luciano Rispoli nella famosa trasmissione Parola mia) e, in seguito, radiofonica (dal gennaio 2010 al giugno 2012 ha condotto Io, Chiara e l’Oscuro su Rai Radio 2).
Nel 2008 ha ricevuto il Premio Campiello (Selezione Giuria dei Letterati) per il libro La zona cieca.
Nel 2010 pubblica Le luci nelle case degli altri e nel 2012 esce un altro romanzo, L’amore, quando c’era, seguito l’anno successivo da ben due titoli: Quattro etti d’amore, grazie (Mondadori) e Per dieci minuti (Feltrinelli). I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 Paesi e hanno raggiunto le vette delle classifiche di vendita in Spagna e America Latina.
È autrice con Massimo Gramellini di Avrò cura di te (Longanesi, 2014). Attualmente collabora con il quotidiano La Stampa e con la rivista Vanity Fair. Per qualche tempo ha anche tenuto un blog sul sito iodonna.it del Corriere della Sera. [fonte Wikipedia]

10 minuti

IL LIBRO
Per dieci minuti (Feltrinelli, prima edizione ne “I narratori” 2013; nell’Universale Economica viene ristampato nel 2015) è un romanzo parzialmente autobiografico.
L’autrice, in un’intervista raccolta da Annalena Benini per IoDonna, parlando della protagonista, sua omonima, spiega: «Mi è vicina, ma non sono completamente io. Mi assomiglia, ma non è tutto vero, è un’autobiografia parziale: come ha scritto Walter Siti,’il realismo è l’impossibile’.»
Effettivamente, l’esperimento cui si sottopone la protagonista del romanzo è stato affrontato anche dalla Gamberale per superare un momento difficile della sua vita. Ma di che cosa si tratta?

Chiara è una giovane donna con alle spalle il fallimento del suo matrimonio, anche se non parla mai del suo ex ma di “Mio Marito”, rigorosamente con le emme maiuscole. Conosciuto ai tempi del liceo, è sempre stato considerato dalla protagonista l’uomo della sua vita. Eppure un giorno il Marito, in viaggio a Dublino, le comunica telefonicamente che non sarebbe ritornato da lei. Ha perso la testa per una ragazza mite, Siobhan, che è tutto l’opposto della moglie, frenetica, insicura e pazza.

In realtà, l’abbandono subito da Chiara segue un cambiamento nella sua vita che non era stata in grado di accettare: il trasferimento dal tranquillo e familiare paese di Vicarello, a un’ora di macchina da Roma, alla grande città in cui lei si sente non solo un’estranea ma anche indifesa. Il paese natale è per la donna un luogo protetto, mentre la grande città le dà un senso di smarrimento.

Ma un altro cambiamento sopraggiunge a turbarle la vita: la rubrica che teneva per un settimanalePranzi della domenicaviene cancellata e sostituita da una ben più banale Posta del cuore tenuta da Tania Melodia, vincitrice morale dell’ultima edizione del Grande Fratello. Le rimane solo la sua attività di scrittrice che, in quel momento difficile, è in crisi profonda.

Insomma, tutto attorno a Chiara sembra crollare. Le sue certezze – il matrimonio, la casa di Vicarello in cui era stata felice, la sua professione – non ci sono più. Che altro le resta da fare?

La dott.ssa T, sua psicoterapeuta, ha una soluzione: ispirandosi a una teoria di Rudolf Steiner, le propone di fare qualcosa che non ha mai fatto, per un mese, una volta al giorno, per dieci minuti.

Chiara scopre, così, di essere in grado anche di preparare un pancake, di ricamare a punto croce (almeno tenta!), di cambiare un pannolino, di seminare lattuga e peperoncino sul terrazzo di casa o persino di leggere Harry Potter.

La sua solitudine si anima di amici e la sua casa diventa un po’ come l’arca di Noè, pronta ad ospitare ogni specie di “animale” per non lasciarli alla deriva.

Ancora non riesco a pensarmi al singolare, tanto più se si tratta di me in relazione a questa casa. Così nei primi mesi per necessità, forse adesso per pigrizia, questa casa si sta trasformando in un’ arca di Noè, un posto dove difendersi da quel diluvio universale che è la solitudine e sbarcare tutti insieme, fra animali di specie diverse – soli per scelta, soli per vocazione, soli perché capita, soli perché abbandonati. (pag. 24 dell’edizione economica)

Fra le persone che stanno vicino a Chiara, oltre agli amici di sempre, qualcuno incontrato per caso e qualcuno che diventerà molto importante nella sua vita. Qualcuno che, nel momento in cui i cocci del suo matrimonio potrebbero rimettersi assieme, le farà conoscere il vero significato di “famiglia”, con la consapevolezza che non sarà mai abbandonata.

***

Il romanzo della Gamberale mi è piaciuto soprattutto per lo stile, fresco e scorrevole, che nonostante tratti situazioni complesse dal punto di vista interiore, sa sdrammatizzare. Chiara, forse perché la vicenda narrata è in parte autobiografica, è in grado di scavare a fondo nell’animo umano alla ricerca di un equilibrio che sembra perduto per sempre. Il messaggio di questo romanzo è di speranza, perché anche dalle situazioni più complesse e dolorose si può uscire, scoprendo potenzialità che non si sospettava di possedere e persone che fanno da perno alla propria vita, anche in sostituzione di altre che prima venivano considerate uniche e insostituibili.

I MIEI (ALTRI) CONSIGLI DI LETTURA

[immagine Gamberale da questo sito]