RICETTE: PALLINE AL COCCO

palline cocco
Piove anche oggi. Se non avessi deciso di consumare tutta la farina prima dell’arrivo del caldo (ho dichiarato guerra alle farfalline!), oggi sarebbe proprio la giornata ideale per accedere il forno e preparare una bella torta. Ma non mi va di ricomprare la farina, sicché ho pensato alle palline al cocco e alla ricetta che avevo promesso a Veronica-Scrutatrice.

Si tratta di una ricetta davvero semplice e velocissima, ideale per l’estate in quanto preparata interamente “a freddo”.

INGREDIENTI:

250 gr di ricotta vaccina

125 gr di zucchero semolato

100 gr di cocco grattugiato (+ un paio di cucchiai per coprire le palline)

50 gr di cacao

PREPARAZIONE:

Setacciate la ricotta e mescolatela con lo zucchero. Aggiungete il cacao, meglio se setacciato, e il cocco grattugiato, mescolate bene fino ad ottenere un composto omogeneo. Prelevate con le mani delle piccole porzioni e formate delle palline (più o meno della grandezza di una noce). Passatele nel cocco grattugiato e, se volete, collocatele nei pirrottini. Fate riposare le palline nel frigorifero (non freezer!) per almeno due ore prima di servirle. Se ne avanzano, conservatele nel frigo. Si mantengono tranquillamente per qualche giorno.

Tutto qui. Semplici, veloci e buonissime! Se siete intolleranti al latte vaccino, potete usare la ricotta di capra ma non l’ho mai provata e non so quanto possa incidere sul gusto.

Provate anche i DOLCETTI “RAFFAELLO” LIGHT.

[immagine da questo sito dove trovata anche una variante della ricetta]

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CHIACCHIERE SOTTO L’OMBRELLO

spiaggia pioggia
Ma l’estate dov’è? Che luglio è mai questo?

Magari al sud il tempo è migliore, ma qui al nord sembra che l’estate non abbia proprio voglia di iniziare. Solo a giugno, verso la fine, c’è stato un po’ di caldo, ma luglio, fatta eccezione per poche giornate, non ci ha mai risparmiati la pioggia quotidiana.

luglioOggi, mentre guardavo fuori dalla finestra i nuvoloni minacciosi che preannunciavano l’imminente pioggia, mi è venuta in mente la canzone “Luglio” di Riccardo Del Turco. Chi di voi la ricorda? Io ero bambina ma ho bene impressa nella mente la copertina del 45 giri e cantavo quella canzone a squarciagola, pur senza capire molto del testo.

A un certo punto fa: Luglio si veste di novembre / se non arrivi tu…ai ai ai ai. Il buon Riccardo si riferiva alla sua donna, certamente. Ma io rivolgo un appello al SOLE che se non si fa vedere, mi fa venire la depressione.

Onestamente sono una che non ama tantissimo il caldo afoso e le temperature che superano i 30 gradi. In casa, poi, ci sono state delle estati in cui il termometro ha raggiunto i 36 gradi. Un caldo da impazzire.
Ora, non dico che mi dispiacciano i 26-27 gradi di questo periodo – in casa, intendo, perché fuori al mattino ce ne sono anche 15 – è una meraviglia dormire in pace senza sudare e stare seduti sul divano a leggere un buon libro oppure a guardare la tv senza grondare. Fa pure piacere uscire e indossare qualche camicia a manica lunga o una giacca leggera, quei capi che nel guardaroba non mancano mai ma che non si indossano quasi mai perché o fa troppo freddo o fa troppo caldo … ma, insomma, che estate è se si devono accendere le luci alle 5 di pomeriggio, se non si sa mai se conviene mettere su un bucato in lavatrice o se la sera si mangia volentieri un passato di verdure fumante al posto dell’insalata di riso?

vieni da me c’è tanto sole
ma ho tanto freddo al cuore
se tu non sei con me
.

Io non so dove tu sia, caro Riccardo, non sei nemmeno il mio tipo, oltre al fatto che sei troppo vecchio per me, ma ti assicuro che vorrei essere lì con te in questo momento, se dove stai c’è tanto sole. 🙂

CURVY E’ BELLO, ANZI BELLA!

Candice Huffine
Candice Huffine è americana, ha 29 anni e si è guadagnata le pose nel mitico calendario Pirelli. Embè, direte, che c’è di strano? Sarà una modella come tante altre. Modella sì, come le altre no.

Candice ha un visino incantevole ma una statura non proprio nella norma, 180 cm, anche se è vero che le modelle e le miss sono per lo più alte. E che dire, allora, dei 90 kg portati con grazia e disinvoltura?

Le misure canoniche delle miss, 90-60-90, già abolite nel 1990 dal concorso per la reginetta italiana, sono sostituite da numeri decisamente più abbordabili: 96, 83, 108. Be’, forse un po’ troppo …

Insomma, una bella ragazza un po’ pienotta che certamente può consolare molte coetanee che la 40-42 se la sognano. Considerando il rapporto peso-altezza, effettivamente Candice è un po’ in sovrappeso ma di certo non è obesa. Lo dico perché sul Corriere si sta scatenando una discussione proprio in merito alle curve che qualcuno non gradisce.

Il mito della magrezza a tutti i costi sta scomparendo? Proprio ieri ho scritto un post sulla mitica Marilyn che aveva le sue forme senza tuttavia essere grassa. Per di più aveva davvero un vitino da vespa che la bella Candice non ha.

Si sta tornando finalmente alle curve morbide che generazioni di belle donne del cinema e dello spettacolo hanno esibito con grande disinvoltura?

Forse perché magra (taglia 40, per intenderci) non lo sono stata mai, mi sono sempre chiesta che cosa ci trovino gli uomini nelle donne pelle e ossa. Ma forse il problema di qualche chilo in più o in meno non se lo fanno loro, ce lo facciamo noi donne.

[immagine da questo sito]

SULLO STESSO ARGOMENTO AVEVO SCRITTO A SUO TEMPO ANCHE:

VOGUE ITALIA SCOPRE LE MODELLE TAGLIA 46 E OLTRE

VORREI CHE UN UOMO MI SPIEGASSE …

L’INTRAMONTABILE MARILYN E L’ETEREA SCARLETT

marilynNorma Jeane Mortenson, in arte Marilyn Monroe (quest’ultimo era il cognome della madre Gladys Pearl Monroe), era nata a Los Angeles il 1° giungo 1926.
Dopo un’infanzia travagliata, passata perlopiù nelle case-famiglia, giovanissima iniziò a fare la modella e a soli vent’anni firmò il suo primo contratto cinematografico. Il 25 agosto 1947 il rapporto con la Fox terminò e il contratto non le fu rinnovato. Per mantenersi Norma Jeane fu costretta a prostituirsi sul Sunset Boulevard.

Nel 1948 l’incontro con Johnny Hyde, produttore cinematografico, cambiò il suo destino. Il successo non arrivò repentino: fino al 1953 Marilyn recitò in numerose pellicole, alternando periodi felici e altri meno nella vita privata, ma la consacrazione a stella del cinema arrivò solo con l’interpretazione nel film Niagara cui seguono numerose pellicole la maggior parte notissime.

Agli inizi degli anni Sessanta la sua salute psichica e fisica subì un lento ma inarrestabile tracollo, fino alla morte improvvisa che la colse nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, il 5 agosto 1962, all’età di trentasei anni. Da allora iniziò il vero mito della biondissima e sfortunata attrice americana. (altre notizie sulla vita QUI).

VenereEra davvero così bella Marylin? Se paragoniamo le bellezze di oggi alla sua, certamente possiamo notare un cliché molto diverso. Tra gli anni ’50 e ’60, infatti, le donne, per essere considerate belle, dovevano essere formose, quasi giunoniche. Ed era esattamente quello il prototipo della bellezza ideale, basti pensare alla Venere di Botticelli che se ne sta in piedi sulla sua conchiglia mostrando forme generose, fianchi ben torniti e una pancetta che sicuramente può consolare molte di noi.

scarlett-johansson seno rifatto
Oggi le attrici sono decisamente diverse. Una delle più belle donne al mondo è considerata Scarlett Johansson (foto in alto). Ma l’avete vista? Il viso non dice granché e in quanto a forme, non tutte sono naturali. Più che evidente, infatti, è la mastoplastica additiva che sembra essere ritenuta indispensabile dalle attrici di oggi (guarda QUI).

E che dire del sex appeal?
Quello della Monroe

monroe

e quello della Johansson (che, oltre tutto, se opportunamente truccata assomiglia alla Monroe)

Scarlett_Johansson

Insomma, Marilyn era davvero bella oppure è lo stesso mito a volere che la sua bellezza fosse unica e intramontabile?
Voi chi vorreste essere, Marilyn o Scarlett?
E i signori uomini chi vorrebbero portare … a cena?

ABBRONZATURA SICURA: COS’È L’INDICE UV?

indiceUV
Qualcuno avrà fatto caso che ultimamente, accanto alle consuete previsioni del tempo, in alcune reti l’esperto fa riferimento anche all’indice UV, per un’abbronzatura sicura. Infatti, accanto alle temperature, che se troppo eccessive possono anche portare a dei malori più o meno gravi, è importante prendere in considerazione la “potenza” dei raggi solari che dipende da molti fattori: la presenza o meno di nubi e le ore della giornata in cui ci si espone al sole.

Partendo dal presupposto che non si dovrebbe mai stare sdraiati sul lettino in spiaggia durante le ore più calde (dalle 12 alle 16 almeno. Qualcuno raccomanda, nei mesi più caldi, addirittura di non esporsi ai raggi solari dalle 10 del mattino), è importante sapere quali sono i rischi che un’esposizione azzardata può comportare per la salute.

La scala dell’UV Index (UVI), conforme alle linee guida internazionali stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una scala numerica che va dall’1 al +11. L’indice UV misura il livello della radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre.

FINO A 2: INDICE BASSO
Un indice UV di 2 od inferiore indica un pericolo basso di esposizione ai raggi del sole per la persona media. Nei giorni luminosi si consiglia di indossare occhiali da sole. In inverno o in alta montagna, in caso di suolo innevato, la riflessione indotta dalla neve può quasi raddoppiare la forza dei raggi UV.

DA 3 A 5: INDICE MODERATO
Un Indice UV da 3 a 5 significa, in assenza di adeguata protezione, un rischio moderato di danno da esposizione al sole. Si consiglia di prendere precauzioni, come ad esempio coprirsi se si sta all’aperto, e restare all’ombra nelle ore attorno al mezzogiorno, quando il sole è più forte.

DA 6 A 7: INDICE ALTO
Un Indice UV da 6 a 7 significa alto rischio di danno da esposizione al sole se non adeguatamente protetti. Applicare una crema solare con un SPF (fattore di protezione solare) di almeno 15. Indossare un cappello a tesa larga e occhiali da sole per proteggere gli occhi.

DA 8 A 10: INDICE MOLTO ALTO
Un Indice UV tra 8 e 10 comporta un alto rischio di danno da esposizione al sole se non adeguatamente protetti. Ridurre al minimo l’esposizione al sole durante le ore centrali della giornata, dalle 10 del mattino alle 4 pomeridiane. Proteggere la pelle applicando una crema solare con un SPF di almeno 15. Indossare indumenti protettivi e occhiali da sole per proteggere gli occhi.

La pelle non protetta verrà danneggiata e può scottarsi rapidamente.
Ridurre al minimo l’esposizione al sole tra le ore 10 e le 16. In caso contrario, stare all’ombra, coprirsi, indossare un cappello e occhiali da sole e utilizzare creme solari.

11 O PIÙ: INDICE ESTREMO
Un Indice UV di 11 o più alto comporta, in assenza di protezione adeguata, un rischio estremo di danni da esposizione al sole. Applicare la protezione solare con un SPF di almeno 15 a intervalli di tempo regolari.

ATTENZIONE: la crema solare deve essere adeguata al tipo di pelle. Controllare il fototipo qui sotto.

fotitipo

Potevo non affrontare con i miei vicini d’ombrellone un discorso serio sull’abbronzatura? Certo che no! Spero di esservi stata utile e se volte scoprire un sito sul meteo abbastanza affidabile e che riporta anche l’indice UV andate al link qui sotto.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]

TUTTO SI CREA TUTTO SI ROTTAMA

ecopiazzolaMia mamma mi ha raccontato che, quando mio fratello era piccolo e rompeva perché voleva che gli comprassero sempre qualcosa, esasperata dalle continue richieste gli chiese se conoscesse solo il verbo “comprare“. Lui, impassibile, rispose: “No, conosco anche ‘rompere’ e ‘buttar via’ “. Si può dire che a mio fratello mancasse del tutto lo spirito ecologista.

Ci si avviava verso la fine degli anni ’50 e verso il boom economico: “buttar via” era effettivamente un verbo molto in voga. Ciò che era vecchio e considerato antiquato doveva essere sacrificato in nome del benessere, di una vita migliore, fatta di agi e capricci. Non per tutti, ovviamente, ma le disparità tra chi aveva tutto e chi niente forse non era accentuata come ai giorni nostri.

Oggi, infatti, cerchiamo di risparmiare. Ad esempio, se un elettrodomestico o uno strumento tecnologico (pc, stampante, router …) non funzionano, perché mai devo cambiarli? Si possono riparare, no?

No che non si possono riparare. La risposta di chi fa assistenza è sempre quella: le conviene comprarne uno nuovo.
Certe volte, però, io faccio resistenza. Il televisore, per esempio, alcuni anni fa si era rotto e mio marito si era fatto convincere a buttarlo via. Io, però, mi opposi. Chiesi quanto sarebbe venuta a costare la riparazione e mi dissero 100 euro. Bene, una tv nuova, anche se ultimo modello con schermo piatto e tutte le diavolerie del mondo, allora costava quasi 600 euro. La riparazione, garantita per un anno, si rivelò la scelta vincente per due motivi: nel frattempo i costi dei nuovi apparecchi televisivi sarebbero scesi e la vecchia tv continuò a funzionare per tre anni e fu cambiata solo perché mio marito ne voleva una moderna.

Insomma, si rompe l’aspirapolvere e non conviene ripararla. Cessa di funzionare il frigorifero e non si trovano più i pezzi di ricambio. Lo sbattitore ha una frusta “pendula” perché si è rotto un cosino insignificante che la blocca ma non si trova più il pezzo (mio marito, però, si è ingegnato e l’ha sostituito con, udite udite, un pezzetto di scheda telefonica … vabbè, non ha funzionato per molto tempo).
Non parliamo della stampante: la potevano riparare ma avrei dovuto spendere 10 euro di più rispetto alla nuova. Il lettore cd? Sono anni che non lo uso perché lo sportellino non si chiude e il gommino che serve allo scopo non è più in produzione.

L’ultima rottura – in tutti i sensi – risale a stamattina: il ferro da stiro. Il responso del tecnico è stato quello di sempre: non le conviene ripararlo. Corsa al supermegastore (li odio!) sfidando il nubifragio incombente, per acquistare il ferro nuovo, fortunatamente pagato quasi interamente con i punti benzina di mio figlio che mi ha fatto pesare non poco l’indebito utilizzo del suo bonus. Alle mie rimostranze: “La benzina l’avrai pagata tu ma sono io che stiro le tue cose“, con aria trionfale e sorriso sardonico ha replicato: “Così non potrai dire che non hai stirato perché non hai avuto tempo“. 😦

Sapete quali sono invece gli artigiani che lavorano più di prima? I sarti e i calzolai. Avevo una riparazione urgente da fare (solitamente chiedo a mia mamma ma, non abitando qui, devo aspettare di vederla e se la cosa è urgente …) e mi sono recata in una sartoria aperta da poco dove mi hanno detto che, essendo pieni di lavoro, non potevano farmi il lavoro in meno di una settimana. Evidentemente la gente non si rifà più il guardaroba e si accontenta di fare un restyling ai capi che possiede.

Il calzolaio è l’unico a non dirmi mai che la riparazione non merita. Avevo un paio di stivali e uno di sandali che mi calzano benissimo. Da notare che ho nelle scatole calzature quasi nuove che non posso indossare perché ogni volta vedo le stelle. A quel punto, fregandomene del “sono vecchi potrei anche buttarli”, li ho fatti riparare per la modica cifra di 33 euro. Ma la soddisfazione di non aver buttato via qualcosa cui tenevo non ha prezzo!

TOGLIERE LA TOVAGLIA A FINE PASTO? NON CHIEDETELO AD UN UOMO!

sparecchiareDiciamolo: gli uomini non si fanno in quattro per aiutare in casa. E quando lo fanno, hanno un modo tutto loro di fare le cose. Non tutti, certamente, e infatti non voglio che qualcuno pensi che il mio discorso sia estendibile a tutti gli esseri umani di sesso maschile esistenti sul globo …

I miei tre uomini (marito e due figli, per chi non lo sapesse) fanno ciò che chiedo, ciò che non chiedo non fanno (adattamento del celebre motto del maestro Manzi, utilizzato nella valutazione dei suoi scolari: “fa quel che può, quel che non può non fa”). Quanto un uomo è servizievole, d’altronde, dipende da quanto la donna è capace di farsi servire. Io non ho questa gran capacità, purtroppo. In più ho il terribile vizio di pensare che io faccia meglio le cose rispetto a tutti gli altri (nell’ambito familiare, s’intende) e che mi costi maggior fatica chiedere, spiegare, dare istruzioni rispetto all’arrangiarmi.

Detto questo, non dovrei nemmeno lamentarmi. Be’, lo faccio di rado.
Una cosa che decisamente mi fa impazzire è la tovaglia che rimane sul tavolo a fine pasto. Mi capita raramente di assentarmi prima che la tavola sia sparecchiata, ma le poche volte in cui lascio questa incombenza ai miei tre uomini, la tovaglia rimane immancabilmente ben stesa sul tavolo (con tanto di briciole, ovviamente).

Una volta l’ho lasciata lì a pranzo. Il commento è stato: be’, te la trovi già pronta per cena. 😦
Terminato il pasto serale, di proposito ho lasciato l’incombenza di sparecchiare ai tre uomini. Ritornata in cucina dopo qualche tempo, ecco la tovaglia (con le briciole che ormai formavano mucchietti più o meno alti a seconda del posto occupato dal commensale) lì, stesa sulla tavola. Bene, la lascio fino a domattina.

L’indomani, spostando i mucchietti di briciole da una parte, ho usato la tovaglia già pronta ( 😥 ) per fare colazione (normalmente uso una tovaglietta più adatta al primo pasto della giornata). Ho apparecchiato per gli altri e sono andata al lavoro.
All’ora di pranzo la tovaglia era sempre lì. Ho sbraitato. Sguardi interrogativi. Ho detto: “E’ mai possibile che ‘sta cavolo di tovaglia è lì da 24 ore?“. Domanda inutile, anzi, ha suscitato maggiore perplessità perché era più evidente che stava là da 24 ore, che domande faccio?

Morale: l’ho tolta io alla fine del pranzo, mugugnando e sperando che potesse servire da lezione. Ma figuriamoci!
Cinque minuti fa ho lasciato la tovaglia sulla tavola. Sapete dov’è? Sempre là.

[immagine da questo sito]