SE IL TOPLESS IN SPIAGGIA E’ QUELLO DI BIANCA BALTI… CHE ALLATTA

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Ho più volte affrontato il tema dell’allattamento al seno sul mio blog principale (in particolare QUI e QUI). Nell’ultimo post cui rimando sono stati postati molti commenti, tutti favorevoli all’allattamento materno, ma tra questi alcuni non condividevano il fatto di “esibire in pubblico” il seno mentre si allatta. Naturalmente il problema, in questi casi, non è mai la mamma, che considera quel gesto il più naturale del mondo e, quindi, nulla da nascondere; il disagio è, invece, quello di chi, pur senza volerlo, assiste a questo “spettacolo”.

Una polemica del genere è stata recentemente suscitata dalle foto postate sul web da una nota modella italiana, Bianca Balti, mamma di due bambine, l’ultima delle quali, nonostante abbia superato l’anno di età, viene ancora allattata al seno.

La modella ha postato su Instagram delle foto in cui la sua bambina, Mia, è attaccata al seno in spiaggia, in un luogo pubblico. Questo scatto ha attirato le critiche di molte persone, eppure il brelfie (il selfie durante l’allattamento sui social) sembra essere una vera e propria moda nello star system. La Balti non è la prima e neanche l’ultima a mostrarsi con la piccola attaccata al decolleté. Inoltre non vedo dove sia il problema visto che nelle spiagge italiane il topless è diffuso, anche se in minor misura rispetto a un tempo. Quindi, ciò che disturba pare essere non il seno al vento di per sé, quanto il fatto che si “pubblicizzi” una azione che dovrebbe rimanere privata.

In genere, non apprezzo molto che le “dive” postino selfie di continuo sui social, solo per dimostrare quanto sono belle, magre e ben vestite. Trovo che sia puro esibizionismo e non capisco il motivo per cui queste foto ottengano migliaia di “like”. Ma il caso di Bianca Balti è diverso. Vi spiego perché.

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La modella, tempo fa, era stata criticata per aver mantenuto qualche chilo in più dopo la gravidanza (vedi foto in alto). Vi posso assicurare che, nonostante quello non fosse il suo peso forma, avrei voluto che la mia bilancia lo segnasse.
Ora, a distanza di mesi, Bianca è rientrata nella taglia 40 (beata lei!), con qualche sacrificio, sì, ma senza rinunciare all’allattamento. Chi ha un minimo di esperienza in materia, saprà che è molto difficile far scendere l’ago della bilancia finché si allatta un neonato. Mia, però, ha un anno e allattarla non richiede certamente lo sforzo e l’impegno dei primi mesi. Trovo, quindi, che le foto postate da Bianca Balti siano un messaggio positivo in tal senso.

Un altro motivo per cui non ritengo disdicevole il brelfie è che una “voce” autorevole, trattandosi di un personaggio noto, sia sempre utile per incoraggiare le donne ad allattare i bambini. Non dimentichiamo che il latte materno è in assoluto il miglior alimento per un neonato e che l’allattamento al seno dovrebbe essere protratto per almeno sei mesi.

C’è ancora un motivo per cui approvo la decisione della Balti di postare le foto: il fisico bello, tonico, non eccessivamente magro, serve a screditare le voci secondo le quali la gravidanza sia da considerare un demone per le donne che “usano” il proprio corpo per mestiere (spero di non essere fraintesa!).
Sono sempre più le modelle o donne dello spettacolo che non rinunciano alla maternità. E pazienza se fanno un po’ di fatica per smaltire i chili di troppo (la Balti in gravidanza è aumentata di 20 kg, il che mi pare anche eccessivo) o se le curve sono più generose dopo una o più gravidanze. La maternità, in ogni caso, rende ancora più bella qualsiasi donna.

[fonte della notizia Corriere.it da cui è tratta anche l’immagine selfie; altra immagine da questo sito]

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “PER DIECI MINUTI” di CHIARA GAMBERALE

L’AUTRICE
chiara_gamberaleChiara Gamberale, classe 1977, è una scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva italiana.
Romana, ha frequentato il DAMS dell’Università di Bologna e fin da giovanissima ha coltivato la sua passione per la scrittura.
Ha ottenuto la ribalta in campo letterario quando, poco più che diciottenne, è uscito il suo romanzo Una vita sottile, ispirato a una vicenda autobiografica che riguarda il padre Vito, noto manager, e che segna la sua adolescenza. Dal romanzo sarà tratto l’omonimo tv movie in cui viene documentato uno degli errori più clamorosi del clima di Tangentopoli dei primi anni.
La carriera di scrittrice prosegue con la pubblicazione di Color lucciola (2001) e Arrivano i pagliacci (2003). Nel frattempo la Gamberale incomincia una fortunata carriera come conduttrice televisiva (l’esordio è a fianco di Luciano Rispoli nella famosa trasmissione Parola mia) e, in seguito, radiofonica (dal gennaio 2010 al giugno 2012 ha condotto Io, Chiara e l’Oscuro su Rai Radio 2).
Nel 2008 ha ricevuto il Premio Campiello (Selezione Giuria dei Letterati) per il libro La zona cieca.
Nel 2010 pubblica Le luci nelle case degli altri e nel 2012 esce un altro romanzo, L’amore, quando c’era, seguito l’anno successivo da ben due titoli: Quattro etti d’amore, grazie (Mondadori) e Per dieci minuti (Feltrinelli). I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 Paesi e hanno raggiunto le vette delle classifiche di vendita in Spagna e America Latina.
È autrice con Massimo Gramellini di Avrò cura di te (Longanesi, 2014). Attualmente collabora con il quotidiano La Stampa e con la rivista Vanity Fair. Per qualche tempo ha anche tenuto un blog sul sito iodonna.it del Corriere della Sera. [fonte Wikipedia]

10 minuti

IL LIBRO
Per dieci minuti (Feltrinelli, prima edizione ne “I narratori” 2013; nell’Universale Economica viene ristampato nel 2015) è un romanzo parzialmente autobiografico.
L’autrice, in un’intervista raccolta da Annalena Benini per IoDonna, parlando della protagonista, sua omonima, spiega: «Mi è vicina, ma non sono completamente io. Mi assomiglia, ma non è tutto vero, è un’autobiografia parziale: come ha scritto Walter Siti,’il realismo è l’impossibile’.»
Effettivamente, l’esperimento cui si sottopone la protagonista del romanzo è stato affrontato anche dalla Gamberale per superare un momento difficile della sua vita. Ma di che cosa si tratta?

Chiara è una giovane donna con alle spalle il fallimento del suo matrimonio, anche se non parla mai del suo ex ma di “Mio Marito”, rigorosamente con le emme maiuscole. Conosciuto ai tempi del liceo, è sempre stato considerato dalla protagonista l’uomo della sua vita. Eppure un giorno il Marito, in viaggio a Dublino, le comunica telefonicamente che non sarebbe ritornato da lei. Ha perso la testa per una ragazza mite, Siobhan, che è tutto l’opposto della moglie, frenetica, insicura e pazza.

In realtà, l’abbandono subito da Chiara segue un cambiamento nella sua vita che non era stata in grado di accettare: il trasferimento dal tranquillo e familiare paese di Vicarello, a un’ora di macchina da Roma, alla grande città in cui lei si sente non solo un’estranea ma anche indifesa. Il paese natale è per la donna un luogo protetto, mentre la grande città le dà un senso di smarrimento.

Ma un altro cambiamento sopraggiunge a turbarle la vita: la rubrica che teneva per un settimanalePranzi della domenicaviene cancellata e sostituita da una ben più banale Posta del cuore tenuta da Tania Melodia, vincitrice morale dell’ultima edizione del Grande Fratello. Le rimane solo la sua attività di scrittrice che, in quel momento difficile, è in crisi profonda.

Insomma, tutto attorno a Chiara sembra crollare. Le sue certezze – il matrimonio, la casa di Vicarello in cui era stata felice, la sua professione – non ci sono più. Che altro le resta da fare?

La dott.ssa T, sua psicoterapeuta, ha una soluzione: ispirandosi a una teoria di Rudolf Steiner, le propone di fare qualcosa che non ha mai fatto, per un mese, una volta al giorno, per dieci minuti.

Chiara scopre, così, di essere in grado anche di preparare un pancake, di ricamare a punto croce (almeno tenta!), di cambiare un pannolino, di seminare lattuga e peperoncino sul terrazzo di casa o persino di leggere Harry Potter.

La sua solitudine si anima di amici e la sua casa diventa un po’ come l’arca di Noè, pronta ad ospitare ogni specie di “animale” per non lasciarli alla deriva.

Ancora non riesco a pensarmi al singolare, tanto più se si tratta di me in relazione a questa casa. Così nei primi mesi per necessità, forse adesso per pigrizia, questa casa si sta trasformando in un’ arca di Noè, un posto dove difendersi da quel diluvio universale che è la solitudine e sbarcare tutti insieme, fra animali di specie diverse – soli per scelta, soli per vocazione, soli perché capita, soli perché abbandonati. (pag. 24 dell’edizione economica)

Fra le persone che stanno vicino a Chiara, oltre agli amici di sempre, qualcuno incontrato per caso e qualcuno che diventerà molto importante nella sua vita. Qualcuno che, nel momento in cui i cocci del suo matrimonio potrebbero rimettersi assieme, le farà conoscere il vero significato di “famiglia”, con la consapevolezza che non sarà mai abbandonata.

***

Il romanzo della Gamberale mi è piaciuto soprattutto per lo stile, fresco e scorrevole, che nonostante tratti situazioni complesse dal punto di vista interiore, sa sdrammatizzare. Chiara, forse perché la vicenda narrata è in parte autobiografica, è in grado di scavare a fondo nell’animo umano alla ricerca di un equilibrio che sembra perduto per sempre. Il messaggio di questo romanzo è di speranza, perché anche dalle situazioni più complesse e dolorose si può uscire, scoprendo potenzialità che non si sospettava di possedere e persone che fanno da perno alla propria vita, anche in sostituzione di altre che prima venivano considerate uniche e insostituibili.

I MIEI (ALTRI) CONSIGLI DI LETTURA

[immagine Gamberale da questo sito]

L’INFRADITO SI FA IN DUE E DIVENTA GLAMOUR

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E dopo dicono che i calciatori e le miss non hanno testa. Nella vita, tuttavia, non si può mai sapere. Magari le cose cambiano e un ex calciatore del Milan negli anni Novanta, Roberto Lorenzini, e una ex miss, arrivata tra le prime 12 ragazze in gara a Miss Italia nel 1998, Tiziana Carnevali, appese le scarpette al chiodo e abbandonata la fascia, hanno messo in atto il piano B: la comune passione per la moda li ha spinti a fondare un brand, Passion Blanche, che ha lanciato sul mercato un tipo di infradito davvero speciale.

In sostanza si tratta di un sandalo «due pezzi» composto da un classico infradito caprese in cuoio con suola in gomma, a cui viene aggiunta una seconda parte che ha vita propria ed è intercambiabile, definita «gioiello da piede», che può avere diversi “abiti”: in lurex, lino o corda, viene cucito a mano da due artigiani marchigiani e si porta sul collo del piede, legato alla caviglia. In spiaggia può anche essere indossato da solo, lasciando la pianta scalza.
La parte superiore del sandalo è disponibile in due disegni (a treccia e con motivo floreale) e in 12 colori, dal rosa antico, al beige, dall’oro al nero.

Pare che questo sandalo «due pezzi» sia gradito a molte vip ed è stato recentemente esportato anche all’estero: si può acquistare in alcuni negozi di Montecarlo e Saint-Tropez.
Il successo fuori confine è nato un po’ per caso: «In spiaggia a Saint-Tropez abbiamo tirato fuori i sandali per scattare alcune foto — spiega Roberto Lorenzini — e in due minuti si è formata una folla intorno a noi che voleva comprare le scarpe».

A parte il fatto che le infradito non fanno per me, visto che la prima volta che le ho indossate mi sono rotta il mignolino, considero la trovata davvero geniale e, sfogliando la gallery, le varie soluzioni mi sono piaciute molto. Sono carine ed eleganti.

Attenzione però: gli esperti dicono che, a lungo andare, i sandali infradito possono portare a spiacevoli fastidi o addirittura a danni irreversibili. Ne parla il Corriere.it a questo LINK.

[LINK della fonte]

LE ADOLESCENTI E L’ESTATE: MODE PERICOLOSE

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Nell’adolescenza ci si costruisce un’immagine ideale di sé basata sui criteri del gruppo, delle sue mode, della sua morale, dei suoi valori. Ci si sente belli o brutti nella misura in cui ci si avvicina o meno a questa immagine ideale di sé. Seguire una moda, quella del gruppo, è un modo di affermarsi e anche di portare la divisa del gruppo, ciò che gli altri hanno deciso di indossare. È un segno di allineamento, di integrazione; nella moda e nel gruppo (il «branco») ci si sente spesso al riparo. Dal momento che non ci si piace più, si cerca di vedersi belli nello sguardo degli altri.
Ma le mode cambiano incessantemente e i canoni della bellezza mutano a seconda delle epoche e delle culture. Per seguire una moda si finisce spesso con il nascondere le cose belle e mostrare ciò che di meno bello si possiede.
[F. Dolto, I problemi degli adolescenti, Milano, Tea Pratica, 1998]

Quanto possono essere considerate attuali queste considerazioni della pediatra e psicoanalista francese Françoise Dolto? Ancora più attuali, direi, se consideriamo che oggi, con la diffusione dei social network e la continua connessione dei giovani con il mondo web, la moda del gruppo non è più solo relegata all’interno delle amicizie di scuola o di cortile, ma è molto più ampia e i miti non sono più la ragazza bella, bionda, con gli occhi azzurri e abiti griffati del proprio giro o il belloccio di turno, attorniato da ragazze in adorazione, ma quelle persone irraggiungibili, che non sono a portata di tatto, che fanno capolino dagli smartphone e dai tablet, a ricordarti che tu, ragazza/o “normale”, sei una nullità. Almeno questo è ciò che pensano i giovani d’oggi alle prese con i modelli ammiccanti dalle foto postate su Fb o Instagram.

Tutto questo, a detta degli specialisti, è oltremodo dannoso per le giovani menti ancora in cerca di una identificazione in un mondo sempre più globale.

Come osserva Maura Manca sul blog Adolescienza, i social stessi diventano testimoni delle problematiche alimentari, specialmente nella stagione estiva in cui quasi ogni centimetro del proprio corpo è esposto alla sguardo di milioni di utenti. Sto parlando ovviamente dei corpi in “vetrina”, perfetti grazie alla natura benevola o, con maggiore probabilità, ai trucchi di photoshop, che tante adolescenti – perché le femmine su questo argomento sono più suscettibili – ammirano quasi in adorazione tentando di avvicinarsi almeno un po’ a quei modelli di bellezza ideale.

Continua Manca, riferendosi all’adolescenza:

«È un’età difficile, ricca di contrasti emotivi che prendono forma sulla forma corpo. L’autostima spesso è legata alla propria immagine corporea che a sua volta è legata ai canoni estetici imposti dalla società. La loro vita è accompagnata da conflitti e ring interni in cui accettazione e non accettazione dibattono quasi quotidianamente.

Il peso dell’approvazione degli altri grava particolarmente in questi anni ed è una motivazione che può fungere, insieme alla rete social e sociale, da rinforzo positivo e negativo.»

belen-rodriguez-lato-bI dati, se non proprio allarmanti, sono preoccupanti: 4 adolescenti su 10 non si accettano e vogliono cambiare il proprio corpo. Ma non solo le ragazze sono esposte al rischio di disturbi alimentari per poter uguagliare la perfezione delle pance piatte, seno prosperoso, lato B tonico delle molte vip (nella foto a lato Belen, se non l’aveste riconosciuta…) che generosamente espongono in vetrina le loro belle forme.

Si assiste, infatti, ad un numero crescente di maschi che rischia di ammalarsi di ortoressia (ossessione per un’alimentazione sana), vigoressia (ossessione per la propria massa muscolare, sempre insufficiente ai loro occhi) fino ad arrivare all’estremo rischio dell’anoressia (restrizione alimentare o rifiuto del cibo per paura di ingrassare), patologie che fino ad ora avevamo considerato una prerogativa quasi esclusivamente femminile.

Tuttavia, secondo il mio parere, bisogna distinguere tra il controllo del peso, quand’è necessario per smaltire qualche chiletto in più, e l’ossessione per un corpo perfetto che porta gli adolescenti ad infliggersi diete fai da te, pericolosissime, senza una reale necessità di controllare il peso. In quest’ultimo caso si parla di una vera e propria patologia: la dismorfofobia, vale a dire il percepirsi in modo diverso dalla realtà, un disturbo da cui sono afflitte donne magrissime, talvolta addirittura sottopeso, che continuano a vedersi e percepirsi come grasse.

Rivolgendo l’attenzione ai gossip (d’altronde questo è un blog estivo e affronta anche argomenti leggeri…), l’ultima a cadere nella trappola del corpo perfetto, è la modella e attrice, 19 anni appena, fidanzata del primogenito dei coniugi Beckham.

chloeChloë Grace Moretz è stata, infatti, accusata sui social di essere grassa, in particolare di avere le cosce troppo tornite. Grazie anche alla collaborazione del fidanzato Brooklyn Beckham, patito della boxe, si è allenata in palestra per migliorare la sua silouette e ora orgogliosa, dalle pagine di Instagram, sfoggia un corpo più snello (in modo quasi impercettibile, a mio parere): appena qualche centimetro perso sul giro coscia e la ragazza assicura che non ha intenzione di andare oltre. In fondo lei si piace così. La cosa più importante, per non cadere nel tranello delle mode on line, è proprio questa.

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine Belen Rodriguez da questo sito; immagine Chloë Grace Moretz da Corriere.it]