LO SPOSO NON SI PRESENTA ALL’ALTARE: I PARENTI DI LEI CI MANGIANO SU


La notizia, non recentissima, ha destato in me, all’inizio, qualche perplessità. Ma la mancata sposa, una donna sarda quarantenne, ci ha messo la faccia – in un’intervista pubblicata sul Corriere – e non ho quindi motivo di dubitare della veridicità dei fatti.

In breve: Nadia conosce il futuro – ormai mancato – sposo Giovanni via web e nell’arco di soli sette mesi i due decidono di sposarsi. Tutto è pronto per le nozze ma lo sposo non si presenta. Militare di carriera, si barrica in caserma e non ha nessuna intenzione di uscire da lì. Nadia, affranta, capisce che il matrimonio è saltato, congeda i parenti e si ritira in casa dei suoi. A questo punto, però, i genitori ci pensano su, ritengono che i soldi del pranzo, già pagato, non si possano buttare e decidono di richiamare gli invitati per recarsi al ristorante. La mancata sposa acconsente a parteciparvi, dimostrando uno spirito invidiabile nell’incassare il brutto colpo. Infatti ha commentato così la decisione di “mangiarci su”:

«Ho avuto coraggio? Sì me lo hanno detto e scritto tanti, ma io ho fatto solo quello che mi sembrava più giusto. Doveva essere una festa… Il giorno più bello. Non ho voluto che fosse il più brutto». Poi Nadia spiega che l’idea è stata di suo padre: «L’idea di andare comunque al ristorante dove erano pronti rinfresco e pranzo è stata di mio padre. Ci avevo pensato anch’io, ma è stato lui a dire “Andiamo, tanto è già tutto pagato”. Un modo per sdrammatizzare… e infatti ho subito reagito anche io. Ho pensato: in fondo non è morto nessuno, la vita continua».

Ora, questa vicenda offre diversi spunti di riflessione.

Mangiarci su? Perché no?
D’accordo che la spesa era stata affrontata, le pietanze pronte, il ricevimento allestito, ma io sinceramente non avrei mai proposto agli invitati di recarsi a pranzo e, nel ruolo della sposa abbandonata, mai e poi mai mi sarei presentata al ricevimento. Come può pensare la sposa Nadia che così facendo quel giorno non sarebbe stato il più brutto della sua vita? Brutto, bruttissimo ugualmente… altroché. Sdrammatizzare? Mah, questione di punti di vista. Assistendo a quella festa sottotono, la gente imbarazzata – lo sarà stata, no? – i sorrisi di circostanza, il brindisi a una nuova vita che di certo non era quella che Nadia sperava per sé… insomma, personalmente a me il tutto sembra abbastanza tragico.
Non è morto nessuno? Be’, credo che in cuor suo la bella Nadia avrebbe voluto in quel momento un cadavere su cui non versare lacrime: quello di Giovanni.

Le relazioni che nascono sul web sono tutte destinate a naufragare?
Direi di no, anche se nelle relazioni che iniziano virtualmente si deve tenere nel debito conto che poi, quando il tutto diventa reale, si può rimanere delusi. Cose che capitano anche quando due s’incontrano di persona, sul luogo di lavoro, a una festa, grazie alla “mediazione” di parenti o amici. D’accordo su questo e sul fatto che ogni legame sul nascere può destare delle aspettative che poi, con la frequentazione, rischiano di diventare altro e quest’altro a volte è difficile da digerire.
Appurato che un rapporto di coppia, in qualsiasi modo e luogo nasca, non è detto sia duraturo, la domanda che personalmente mi pongo è un’altra:

perché cercare il lui o la lei sul web?
Di questo ho una certa esperienza, non diretta ma che riguarda persone a me vicine. Quello che ne ho potuto dedurre è stato che spesso – non sempre – le persone che cercano “il/la compagno/a di vita” via internet hanno molti complessi (talvolta ingiustificati) e non sono in grado di approcciarsi agli altri in modo diretto, di persona. Almeno non all’inizio, perché è scontato che, se dal virtuale si passa al reale, prima o poi si debba affrontare l’approccio diretto, fatto di sguardi, gesti, odori, sapori, suoni… insomma tutto ciò che ha a che fare con i sensi. E ciò appare molto diverso rispetto all’uso della sola vista che permette di leggere parole scritte su un monitor e costringe a indovinare ciò che si nasconde dietro faccine ed emoticon.
Considero questo modo di incontrarsi molto triste, quasi asettico, costruito attorno ad un’idea che ci creiamo dell’altro e che ostinatamente facciamo coincidere con l’ideale che abbiamo di chi vorremmo accanto per la vita. Ma è un’opinione personale discutibilissima, se volete. Ora, però, mi pongo un altro quesito:

la differenza di età che ruolo gioca nei rapporti di coppia?
Nadia e Giovanni hanno età assai diverse, e non sto parlando solo di numeri e date di nascita. Lei 39 anni, lui 24. Lei già mamma di un bambino di 5 anni, lui ancora nella fase dell’adolescenza che nei giovani d’oggi si prolunga fino ai 30 anni e passa… come nell’antica Roma, quando un giovane poteva emanciparsi.
Certo, questa differenza di età sembra non aver ostacolato i propositi di questa coppia, nei sette mesi che hanno preceduto le nozze mancate. Ma ho l’impressione che la decisione di sposarsi sia stata unilaterale, che Nadia più che un compagno per sé cercasse un padre per il suo bambino, tuttavia ha fatto male i suoi calcoli: avrebbe dovuto cercare un cinquantenne non un ragazzo di 24 anni, anche se molto attraente con il suo fisico palestrato. Decisioni così serie devono essere non solo condivise – magari nell’incoscienza del poco più che ventenne la convinzione di convolare a nozze c’era pure – ma soprattutto meditate in prospettiva futura specialmente nel caso in cui il matrimonio porti alla formazione non di una coppia ma di una famiglia vera e propria.

E’ giusto anteporre il lato economico a quello emotivo?
L’ultima domanda che mi pongo riguarda il padre di Nadia: che padre è quello che calpesta i sentimenti della figlia pensando ai soldi spesi, seppur con sacrificio? Io un padre così non l’avrei mai voluto. Non c’è spesa fatta che valga il benessere di una figlia, che possa compensare l’infelicità provata, nemmeno se con il giusto spirito di vendetta. Perché questo deve aver pensato quel papà, forse in buona fede e con l’intento – non unico, comunque – di dar soddisfazione alla figlia. “Quel mascalzone non merita le tue lacrime” deve aver pensato e detto a Nadia. “Mangiamoci su, tanto è tutto pagato”.
Nossignore, non si possono ingoiare le lacrime assieme a una fetta di torta nuziale. Forse l’idea migliore sarebbe stata raccogliere tutto quel ben di Dio e portarlo alla più vicina mensa dei poveri.

E voi che ne pensate?

AGGIORNAMENTO, 15 luglio 2017

Questa mancata sposa ha fatto la cosa più giusta: saltato il matrimonio, ha invitato al ricevimento gli homeless.

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