LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO” di LORENZO MARONE

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

L’AUTORE
Nato a Napoli nel 1974, dopo aver esercitato la professione di avvocato per quasi dieci anni, si dedica alla scrittura, vera passione coltivata anche nella sua “prima vita”, fatta di racconti che non faceva leggere. Dopo aver vinto la resistenza – o forse il pudore – iniziale, pubblica Daria (2012) e Novanta. Napoli in 90 storie vere ispirate alla smorfia (2013) anche se il vero successo arriva con il romanzo La tentazione di essere felici (2015) che gli fa vincere diversi premi (Premio Stresa di narrativa 2015, Premio “Scrivere per amore” 2015, Premio Caffè corretto Città di Cave 2016) e i cui diritti sono stati venduti in Germania, Francia, UK, Spagna, Portogallo, Norvegia, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Israele, Corea, Romania, Bosnia Herzegovina e Olanda. Il regista Gianni Amelio ne ha tratto un film, La tenerezza, uscito ad aprile 2017.

Nel 2016 esce per Longanesi La tristezza ha il sonno leggero (Premio Città di Como 2016) e lo stesso editore pubblica l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone: Magari domani resto (Premio Selezione Bancarella). L’autore collabora settimanalmente con La Repubblica Napoli, sulla quale ha una rubrica intitolata “Granelli”.


IL ROMANZO
Il protagonista del romanzo La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi editore 2016) è Erri Gargiulo, un quarantenne abbastanza complessato soprattutto per il fatto di vivere in una famiglia allargata. Erri ha due fratellastri, Giovannino e Valerio, che la madre, dopo la separazione dal padre, ha avuto da Mario Ferrara, l’unico “padre” presente nella sua vita dal momento che quello biologico non è mai stato una figura di riferimento. Raffaele Gargiulo, a sua volta, da una relazione con la spagnola Rosalinda ha avuto una figlia, Flor, con cui Erri ha un rapporto speciale fatto di contrasti che a volte servono per scuoterlo e farlo uscire dalla sua dimensione sofferta di perbenismo cui non riesce a rinunciare e che lo allontana sempre più dalla felicità. A completare la famiglia allargata c’è Arianna con cui il protagonista condivide il disagio di essere un figlio a metà: la ragazza, infatti, è nata dal primo matrimonio di Raffaele, marito della signora Ferrara. Il rapporto con Arianna è molto speciale perché fin dalla adolescenza si sente attratto da lei anche se non riesce a confessarle il suo amore. Erri e Arianna sono cresciuti assieme e hanno condiviso le carenze affettive di un padre e una madre che li hanno lasciati quasi in disparte, troppo occupati dalle nuove nascite.

In questa umanità variegata fatta di due padri e una madre con la quale Erri, manco a dirlo, ha un rapporto conflittuale, si inserisce una donna che doveva costituire un punto fermo nella sua vita: la moglie Matilde. I due condividono il sogno di mettere su famiglia, una famiglia normale con due soli genitori e senza fratelli e sorelle in cui il sangue di Erri scorre a metà oppure non scorre per nulla. Ma il desiderio di un figlio che sembra non voler proprio arrivare manda in crisi la coppia, o almeno Matilde che intreccia una relazione con un collega di lavoro, Manuel Ghezzi. A complicare il tutto, la perdita dell’impiego, visto che Erri era alle dipendenze del suocero, e il ritorno a una solitudine forse mai davvero abbandonata del tutto. Però c’è un lato positivo nella separazione che il protagonista deve subire: grazie anche alla complicità del patrigno, Erri inizia a credere di poter realizzare il sogno di aprire una fumetteria, nonostante i dubbi della madre che non condivide la scelta:

“Non voglio entrare nel merito della decisione, sei grande e se è questo che vuoi per la tua vita, è giusto che lo insegua. Per anni ho sperato in un futuro migliore per te, ma adesso ho capito che sei diverso, hai un modo tutto tuo di vedere le cose. Non so se ho delle colpe anch’io, di certo tuo padre ne ha di più di me, in ogni caso non volgio mettere bocca sulle tue scelte future, l’importante è che tu riparta, con o senza Matilde” (pagg. 182-183)

Dopo l’abbandono da parte di Matilde, Erri cerca di mettersi in discussione anche se non è facile superare le fragilità e i timori che lo portano a somatizzare le sue ansie. Si affida, quindi, allo psicanalista Iazzolla che fa un quadro clinico apparentemente eccellente:

«Io penso che lei abbia dei seri problemi con la sfera emotiva… ha paura di lasciarsi andare, di vivere appieno le emozioni, positive o negative che siano. Probabilmente ha visto sua madre comportarsi così e ha pensato che fosse normale temere le emozioni. E ha imparato così bene la lezione che non ha più bisogno di un ripasso, come si dice in gergo scolastico. La colpa non è sua, quel bambino non poteva averne. Ma la persona che mi trovo davanti, e che non fa nulla per rompere il circolo vizioso, ne ha di responsabilità. E anche parecchie». Tentai di abbozzare una risposta, ma lui mi anticipò: «La verità è che se si passa la vita a tentare di non sentire dolore e paura va a finire che non si sente più niente».

Ma le previsioni dell’esperto (va a finire che non si sente più niente) si rivelano errate. Un fatto imprevisto, o forse solo imprevedibile, lo porterà ad affrontare la vita con maggior senso di responsabilità. Certamente non sarà facile adattarsi a una situazione per certi versi nuova e abituarsi a considerare la sua esistenza come qualcosa di completo e non a metà. Soprattutto Erri capirà che l’amore, quello vero, non deve resistere al tempo, ma alle ferite. E anche la tristezza smetterà di svegliarlo.

***

Ho letto e amato il primo successo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici, e il suo protagonista Cesare Annunziata. Devo dire onestamente che Erri Gargiulo come protagonista è un po’ “sottotono”, non riesce a conquistare il lettore fino in fondo. Forse è il suo pessimismo e la continua caccia all’errore nella vita sua e degli altri protagonisti che lo rende a volte poco simpatico. Ma al di là di questo, la lettura è godibile, divertente, accattivante grazie anche all’uso della prima persona. Lo stile di Marone conquista il lettore e lo costringe a rimanere incollato alle pagine dall’inizio alla fine.
A livello narrativo, si può dire che la storia ha un intreccio interessante e affatto noioso, in cui si alternano situazioni presenti e rievocazioni dell’infanzia e della giovinezza di Erri, attraverso i caratteristici flashback che ci permettono di conoscere meglio il passato di tutta la famiglia Ferrara-Gargiulo. Ogni capitolo ha un titolo che ha lo scopo di introdurre la situazione descritta e verso i 2/3 del libro vengono inseriti dei brevi passi tratti dall’ “agenda di Matilde lasciata a metà” che servono a descrivere il carattere della donna senza filtri, dal momento che tutto ciò che di lei dice il protagonista è filtrato attraverso il suo personale punto di vista. Questo è un espediente narrativo che ritengo interessante e originale.

[LINK della fonte per la biografia; immagine da questo sito]

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WANDA NARA: PENSAVO FOSSE UMANA (CON LA CELLULITE) E INVECE…

Che anche le star abbiano la cellulite non è una novità. Grasse o magre, più o meno tutte le donne ne sono affette. Ma c’è un limite sottile tra noi e loro: photoshop.

Non c’è nulla di male, intendiamoci, a ritoccare le fotografie che le star postano sui profili social, Instagram in testa. Però ci sono ritocchi svelati che mettono in luce tutt’altro che la maestria nell’utilizzare photoshop.

Mi vengono in mente due casi anche se l’utilizzo del software “mago del ritocco” non è imputabile alle stesse star.
Nel 2009 sulla copertina della rivista americana W campeggiava il fisico statuario di Demi Moore fasciato in un abito dorato. Peccato che in seguito si scoprì che, grazie a photoshop, era stato riutilizzato il corpo di una modella 26enne a cui era stato attaccato il bel faccino della non più giovanissima Demi.

Spostiamoci a casa nostra. Era il 2011 e lo spot di una nota marca di lingerie ebbe una testimonial d’eccezione: Isabella Ferrari. L’attrice, prossima alla cinquantina, sfilava seminuda, coperta solo da un brasiliano nero, in un’enorme camera da letto, raggiungeva il comò e davanti allo specchio indossava un reggiseno nero. Fin qui nulla di strano. Ma guardando bene il filmato, si notava che era sparito… l’ombelico.

Insomma, anche photoshop può essere un’arte a patto che lo si sappia usare.

Ma quando ci si rende conto che tante bellezze senza tempo hanno fatto ricorso, oltre che al chirurgo estetico, al programma di fotoritocco? Soprattutto se si confrontano le immagini postate sui social e quelle “rubate” mentre sono al mare, intente a prendere la tintarella oppure a fare una passeggiata sul bagnasciuga. Complice anche la luminosità tipica delle spiagge assolate, la cellulite onnipresente, che ogni tanto può anche passare inosservata, viene messa in risalto e non è così indispensabile che le gambe vengano riprese in primo piano. Il tanto odiato effetto buccia d’arancia c’è e si vede comunque.

Personalmente quando vedo le immagini delle star sulle copertine dei giornali, riprese impietosamente con pancette, seno non proprio da pin up e gambe e glutei a buccia d’arancia, ci godo. Sono contenta che, anche quando si hanno a disposizione molti soldi, la cellulite sia il nemico più implacabile che non si lascia sconfiggere facilmente. In altre parole, le imperfezioni fisiche rendono le donne dello spettacolo più umane.

Ma veniamo alla protagonista di questo post: Wanda Nara. Per chi non lo sapesse – personalmente ne sono a conoscenza da due giorni – la ragazza in questione è una ex modella di 31 anni famosa per essere la moglie del calciatore argentino Mario Icardi. La bella Wanda è famosa anche per essere una social addicted: non passa giorno che non posti su Instagram fotografie in pose provocanti, spesso in slip e reggiseno, mettendo in mostra forme da urlo che, nonostante la giovane età, non sono così scontate dopo aver avuto ben cinque figli in otto anni.

Certo, un fisico come quello della Nara ha bisogno di molto allenamento. Tuttavia, per sconfiggere la cellulite ci vuole ben altro.

Recentemente hanno fatto il giro del globo delle fotografie in cui Icardi e consorte sono ripresi mentre fanno il bagno nel mare piuttosto ondoso di una spiaggia sudamericana. Il fisico non proprio perfetto di Wanda ha scatenato i più impietosi commenti sui social. Abituati a vederla nelle fotografie postate su Instagram, i fan hanno subito puntato il dito su photoshop, utilizzato dalla bella Wanda per nascondere i diffettucci che più o meno tutte le donne hanno. Che c’è di male, in fondo, nel farsi vedere al naturale? Perché ostentare un fisico mozzafiato se, come tutte, anche lei ha la pancetta (dopo cinque gravidanze sarebbe un miracolo non averla!) e le cosce ben tornite e non proprio lisce?

Ma la Nara ha avuto anche degli ammiratori, in questa circostanza, non solo detrattori. Quindi ci si aspettava forse un’ammissione di colpa nell’aver fatto uso e abuso di photoshop per nascondere i segni delle gravidanze ravvicinate. E invece no.

La signora Icardi ha fatto una mossa che, secondo il mio parere, non è molto astuta: ha messo in giro la voce che gli stessi giornali argentini hanno ritoccato le fotografie riprese sulla spiaggia per farla apparire come non è, cioè piena di difetti.

Si è giustificata dicendo che le riviste, ritoccando le foto, hanno voluto danneggiarla. Anche se non nega di avere la cellulite: «Non mi preoccupa affatto la cellulite, ma quelle foto sono ritoccate: io so bene dove ho la cellulite e dove non ce l’ho». La pancia no, per carità: «Mi ha fatto ridere la pancia che mi hanno creato, neanche incinta ero in quelle condizioni. Con le mie possibilità economiche, non arriverei mai a stare così male come in quella foto. Esistono milioni di trattamenti per risolvere quel problema. Non ho complessi sul mio fisico.». Poi cerca pure di dare una lezione di vita affermando: «Alle mie figlie insegno che la bellezza esce fuori in altre cose, gli uomini non guardano la cellulite. Ci sono tanti trucchi e tante creme, ma dentro è difficile cambiare».

Personalmente queste giustificazioni mi appaiono piuttosto comiche. Non sono un’esperta di photoshop ma credo che, come si possono eliminare i difetti, con i ritocchini si potrebbero anche aggiungere. Mi sfugge il motivo: invidia? Credo che si possa invidiarla maggiormente per aver sposato il capitano dell’Inter il cui “stipendio” si aggira sui 5 milioni più vari “premi” in caso di gol segnati, partecipazione alla Champions… Insomma, non proprio bazzecole.

Con un tale patrimonio a disposizione la bella Nara ha ragione quando dice «con le mie possibilità economiche, non arriverei mai a stare così male come in quella foto. Esistono milioni di trattamenti per risolvere quel problema», però è anche vero che la cellulite è un osso duro e i trattamenti, anche se costosi, non hanno effetti magici e soprattutto non risolvono il problema per sempre.

Molto meglio un po’ di buccia d’arancia che essere affetti da manie di persecuzione pensando che siano i suoi stessi connazionali a volerla danneggiare. O no?

[LINK della fonte da cui è tratta anche l’immagine]

SIETE IN CERCA DI UN BEBÉ? NON TENTATE D’ESTATE… O FORSE SÌ


L’Italia è un Paese di vecchi. Negli ultimi 50 anni le nascite non sono solo calate drasticamente ma più che dimezzate: si è passati da una media di 2,4 figli per donna, a 1,3 e le mamme sono decisamente più vecchie, con un età media di circa 32 anni. Gli uomini, invece, diventano padri circa a 35 anni.

Spesso il desiderio di mettere su famiglia c’è ma o non viene realizzato per problematiche dovute perlopiù a motivi economici oppure si rimanda la nascita del primo figlio che è destinato, nella maggior parte dei casi, a rimanere unico.

Il demografo Alessandro Rosina spiega che spesso ciò succede «perché i giovani sono sempre più costretti a spostare in avanti il percorso di raggiungimento dell’autonomia rispetto ai genitori, e l’età media di uscita da casa è ormai a 30 anni, mentre nel resto d’Europa si attesta sotto i 25. E una volta che si arriva a una certa autonomia, le possibilità sono due: o rinunci ad avere un figlio, o non vai oltre il primo. Non a caso, il numero medio di figli per donna da noi è di 1,34, tra i più bassi d’Europa, dove pure la fertilità resta comunque ai livelli minimi. Non si va oltre il primo figlio sia perché il primo si fa già molto tardi, e quindi poi sorgono le complicazioni legate all’età, sia per difficoltà economiche, legate all’assenza o alla precarietà del lavoro e all’impossibilità di conciliare lavoro e famiglia».

Tralasciando le questioni economiche che certamente mettono un freno, bisogna anche considerare che il cosiddetto orologio biologico è implacabile ma non, come si è portati a pensare, solo per le donne.

Si sa che il declino della fertilità femminile inizia dopo i 35 anni, anche se già al compimento dei 30 una donna ha superato il picco di fertilità che inizia praticamente alla comparsa delle prime mestruazioni (tra i 10 e i 14 anni). Per l’uomo, invece, si è sempre pensato che non ci fosse un limite (celebre è il caso di Charlie Chaplin che ha fatto figli fino a 73 anni) e anche ora ci sono padri-nonni, ultracinquantenni, che in modo molto disinvolto continuano a far figli anche dopo i 60 anni. Tuttavia uno studio recente dell’Università di Harvard rivela che l’età degli uomini ha, sulle chance di iniziare una gravidanza, un impatto più significativo di quanto si creda.

L’infertilità oggi non può essere considerata un problema esclusivamente femminile. Un tempo, invece, la capacità di procreare da parte dei maschi era fuori discussione. Orgoglio maschile.

Una biologa esperta in riproduzione, Laura Dodge, ha studiato i dati relativi a 19 mila cicli di fecondazione in vitro eseguiti a Boston e dintorni tra il 2000 e il 2014. Le donne sono state suddivise in 4 fasce di età: sotto i 30 anni, tra i 30 e i 35 anni, tra i 35 e i 40 anni e tra i 40 e i 42 anni. Per gli uomini si è fatto altrettanto, con una fascia extra per gli over 42. A questo punto si è cercato di capire come l’età di lui o di lei potesse influenzare il successo del trattamento. La studiosa ha, quindi, scoperto che per le donne con meno di 30 e un partner tra i 30 e i 35 anni, le probabilità di nascita viva dopo fecondazione in vitro sono state del 73%; ma se l’uomo aveva tra i 40 e i 42 anni, le chance scendevano al 46%.

Ma lasciamo da parte dati e statistiche e andiamo al topic. C’è un periodo dell’anno più favorevole per l’inizio di una gravidanza? Parrebbe di sì: la primavera.

Una ricerca condotta dall’Ospedale universitario di Zurigo, pubblicata sulla rivista Chronobiology International, ha rivelato che il liquido seminale ha le dimensioni e la forma più salutari per fertilizzare un ovocita nei mesi di marzo, aprile e maggio. Ma non basta: anche l’ora in cui si consuma un rapporto sessuale finalizzato alla procreazione avrebbe la sua importanza. I ricercatori svizzeri hanno analizzato 12.245 campioni di sperma provenienti da 7.068 uomini, raccolti presso il laboratorio di andrologia del Dipartimento di Endocrinologia Riproduttiva dell’Ospedale, tra il 1994 e il 2015, scoprendo che quelli raccolti al mattino presto, prima delle 7 e 30, hanno mostrato i più alti livelli di concentrazione spermatica e conta di spermatozoi, oltre che una loro morfologia, cioè una forma, normale.

Ora, questa cosa mi ha fatto tornare in mente le mie peripezie per rimanere incinta. Avevo appena 26 anni e ci misi ben 10 mesi prima di realizzare il mio desiderio di maternità. Ciò dimostra che anche quando la donna è nel picco di fertilità per età anagrafica, non significa che una gravidanza arrivi al primo tentativo.

Benché i medici – ne consultai più d’uno – mi dicessero che non c’era nulla di cui preoccuparsi perché “i figli non arrivano quando decidete voi”, io e mio marito ci sottoponemmo a una serie di analisi per escludere un’infertilità patologica. Trovai un ginecologo, una specie di angelo (che comunque si intascò molte centinaia di migliaia di lire… ad ogni esame e/o visita partiva un centone), che prese a cuore la mia situazione e per eliminare ogni dubbio mi consigliò di sottopormi al post-coital test o test di Hühner. Si tratta di un esame di laboratorio che consente di studiare le proprietà del muco cervicale nel periodo periovulatorio, e permette di apprezzare la mobilità degli spermatozoi del partner all’interno del muco stesso. Il medico mi spiegò che ci poteva essere anche una sorta di incompatibilità tra il mio muco e lo sperma di mio marito… lascio immaginare lo sconforto provato nel pensare che forse non avevo trovato proprio l’anima gemella. 😦

Ma perché la ricerca svizzera (riportata dall’Ansa) ha risvegliato vecchi ricordi? Ve lo spiego: il post-coital test era fissato verso mezzogiorno, nell’ambulatorio del mio ginecologo. La regola dice che per questo test il rapporto sessuale deve aver luogo nelle 6-12 ore precedenti la raccolta del muco… quindi per noi quel mattino di 31 anni fa la sveglia suonò alle 6. Quella ricerca ancora non era stata fatta ma posso assicurare due cose: mettersi la sveglia per fare l’amore non è proprio il massimo e poi quel mese non rimasi incinta, anche se il mio medico confermò che era tutto a posto e che non c’era motivo di preoccuparsi. «Vada in vacanza» – disse, rassicurandomi – «non ci pensi, si rilassi e vedrà che presto rimarrà incinta.». Detto fatto.


Il 31 agosto del 1987, nel giorno del mio secondo anniversario di matrimonio, scoprii di aspettare il mio primogenito Matteo.

Lo so che la mia esperienza non conta nulla di fronte alle ricerche scientifiche ma il mio intento, quando ho deciso di scrivere questo post, era quello di rassicurare chi desidera fortemente un bimbo che pare non abbia intenzione di arrivare. Potete fare l’amore a qualsiasi ora e stagione ma, come disse il mio ginecologo-angelo, “i figli non arrivano quando decidete voi”. E ciò vale, purtroppo, anche per tutte le gravidanze indesiderate che spesso finiscono con un’interruzione volontaria.

Il mio primogenito aveva solo 14 mesi quando scoprii di essere nuovamente incinta. Confesso che non piansi di gioia, come per il primo, ma nemmeno per un istante pensai di non volere quel figlio che non era proprio un campione di tempismo. Ricordo che quando mi recai dal ginecologo per metterlo al corrente del fatto e timidamente protestai perché ci avevo messo tanto per il primo mentre questo bimbo era stato concepito senza il minimo sospetto al 26° giorno del ciclo, il medico disse: “Be’, signora, una volta aperta la strada…”.

[fonti: focus.it; ivitalia.it; adnkronos.com; vanityfair,it; immagine 1 da questo sito; immagine 2 da questo sito; immagine 3 da questo sito; immagine 4 da questo sito]

TUTTE LE INSOSPETTABILI PROPRIETÀ DEL CIOCCOLATO… OLTRE AL FATTO CHE NON FA INGRASSARE


Un po’ più di 4 anni fa sul mio blog principale scrivevo:

Lo ammetto: questa per me è una buonissima notizia, forse non proprio culturalmente alta, diciamo anche un po’ frivola. Ma volete mettere il senso di colpa che dobbiamo superare ogni volta che facciamo sciogliere in bocca un misero quadratino di cioccolata? La notizia che il cioccolato non fa ingrassare diventa socialmente utile. Una società più felice, che vive con ottimismo e si consola con la serotonina, nel caso debba affrontare qualche difficoltà, potrebbe anche essere più produttiva. Con i tempi che corrono, la cioccolata potrebbe sconfiggere la crisi mondiale. O no??

Diciamo che questo potrebbe essere il cappello perfetto ad un’altra buona notizia: il consumo di cacao agisce sulle risposte immunitarie e sui geni coinvolti nella percezione sensoriale, sviluppando l’iper-plasticità cerebrale (quella capacità che permette all’encefalo di modificare la struttura in relazione all’attività dei propri neuroni).

Una ricerca condotta dall’università californiana Loma Linda University ha studiato l’effetto del cacao sulla salute cognitiva, endocrina e cardiovascolare. I risultati del lavoro sono stati presentati all’Experimental Biology di San Diego. Nell’analisi è stato preso in considerazione cioccolato con un minimo del 70% di cacao e con il 30% di zucchero di canna biologico.

Che il cioccolato fondente ad alta concentrazione di cacao (per un minimo del 70%) abbia effetti antistress, incidendo positivamente sull’umore per il suo contenuto di serotonina, e antinfiammatori era cosa già nota. Che di per sé non ingrassi, anche. La novità di questa ricerca sta nel fatto che si è scoperto che i flavonoidi del cacao hanno effetti benefici anche nella sfera cognitiva, migliorando l’apprendimento, la memoria e in generale nell’elaborazione cognitiva.

Ma perché proprio il cioccolato fondente è caldamente consigliato anche per prevenire malattie cardiovascolari? Alcuni studi hanno dimostrato che il cioccolato perderebbe tutte le proprietà antiossidanti quando è accompagnato con il latte. Quest’ultimo, infatti, cattura le epicatechine (flavonoidi) impedendone l’assorbimento nell’intestino e riducendo, in questo modo, gli effetti cardioprotettivi del cacao.

Pare, inoltre, che un consumo regolare – ovviamente senza esagerare! – di cacao aiuti a mantenere più bassi i valori della pressione arteriosa. Naturalmente, però, il cioccolato non è del tutto privo di effetti collaterali: infatti, non è un alimento adatto a chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcere e sindrome del colon irritabile. Avendo un effetto vasodilatatore è controindicato anche per chi soffre di mal di testa.

C’è da aggiungere che studi recenti hanno messo in evidenza anche altre proprietà. I polifenoli del cioccolato fondente aiutano a ridurre il rischio di contrarre il diabete di tipo II, abbassano il colesterolo nocivo e aumentano quello buono. Inoltre il cioccolato amaro avrebbe anche una potente azione antitumorale grazie alla sua capacità di prevenire la crescita delle cellule cancerose. E se non vi basta, il burro di cacao è ricco di acido stearico in grado di ridurre non solo il colesterolo ma anche i trigliceridi.

Non sarà il cibo più adatto al periodo estivo ma, con qualche accorgimento (ad esempio riporlo nel frigorifero e toglierlo cinque minuti prima di consumarlo) non è necessario rinunciare a mangiarlo nei mesi più caldi. E poi non dimentichiamo che esiste anche il gelato al cioccolato… meglio se fondente.

[LINK della fonte; immagine da questo sito]