Qualcosa di me

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Sono una bilancia, essendo nata l’11 ottobre. Per un pelo nascevo il 12 così il mio compleanno sarebbe stato memorabile.
La bilancia è da sempre il mio tormento. Quella vera, intendo, non il segno zodiacale. A parte i primi 4-5 anni di vita, ho passato la mia infanzia e parte dell’adolescenza con l’incubo della bilancia. Ero sempre a dieta. La Nutella la compravo di nascosto, quella in vaschette monodose con cucchiaino-paletta di plastica. Le vaschette, se non ricordo male, erano tre e me le pappavo una di seguito all’altra. Il problema era nascondere il “corpo del reato”. Di solito lo mettevo sotto il letto e venivo immancabilmente scoperta. Bimbetta alquanto scema.

Quando andavo a scuola io, prendevo la merenda nella latteria sottocasa. Erano tempi in cui il lattaio era quasi un parente per i clienti; lui si fidava di loro e viceversa. I miei avevano dato il veto di vendermi merendine ipercaloriche e, soprattutto, vitatissima era la cioccolata. I miei non hanno mai saputo che ero riuscita a corrompere il lattaio che mi preparava la rosetta con la tavoletta di Galak (ve la ricordate? Quella piccola e sottile, di cioccolata bianca … ora è introvabile e quella normale non è la stessa cosa, troppo spessa, s’impasta in bocca).

Alle elementari ero una bambina diligente e brava. Avevo voti altissimi ma in quinta c’è stato l’anno della crisi: non l’ho mai detto a nessuno ma sono riuscita a prendere un 4 in scienze perché sul cuore non ero proprio preparata. E dire che nell’arco di qualche anno mi sarei trovata nel bel mezzo dei problemi di cuore. Com’è strana la vita!
scansione0001Era l’età dello sviluppo. Lo sentivo dire ma nessuno mi spiegava che cosa significasse. L’unico vantaggio di ‘sta età dello sviluppo è stato che ho iniziato a dimagrire. Quand’ero in terza media ero proprio una strafiga. Ecchecaspita, perché fare la modesta quando le foto parlano da sé?
I problemi di cuore erano la cosa meno dolorosa. Quella più dolorosa è che passavano gli anni e mi ritrovavo sempre meno amiche. Certo, erano invidiose e stavano alla larga per non sfigurare. In compenso, avevo molti amici maschi, non tutti volevano essere solo amici ma, insomma, qualche rischio si deve pur correre.

A 18 anni ricevetti un mazzo di rose da uno di questi amici. Il biglietto diceva, più o meno: “Non sai quanto vorrei esserti meno amico …”. Io presa da un’ispirazione poetica, risposi (via posta, allora non c’era mica l’e-mail): “Per me l’amicizia è una rosa senza spine e le tue ce l’hanno”. Oddio, come l’ha presa male! Dopo anni e anni, non so come riuscì a scovare il mio numero di telefono (ero già sposata e madre di due bimbi): sapeva tutto di me, della mia vita (ma quali informatori avrà mai avuto!) ed ebbi l’impressione che per lui il tempo si fosse fermato a quel mazzo di rose rosse.

Sono una persona determinata. Quando ho conosciuto mio marito, moltissimi anni fa, la cosa che più mi ha colpita è stata che, nonostante abbia solo due anni più di me, sul suo futuro aveva le idee precise. Ricordo una domenica in cui mi stava riaccompagnando a casa (di ritorno dalla radio privata in cui lavoravamo e dove ci siamo conosciuti) e, parlando del suo futuro, mi disse: “Dopo il diploma, faccio il militare, poi mi trovo un lavoro e voglio sposarmi al più presto e mettere su famiglia”. Pensai: questo è mio, non me lo lascio scappare”.
Io fin da piccola avevo programmato la mia vita. Dicevo: “prima faccio la laura e poi mi sposo”. Al che mio padre si affrettava a correggermi: “Si dice laurea, perché se fai la laura prima di sposarti son guai seri!”.
Ero in quinta elementare e avevo deciso che da grande avrei fatto l’insegnante. Studiavo già l’Inglese in una scuola privata e volevo diventare insegnante d’Inglese. Poi, però, le circostanze mi hanno portata alla facoltà di Lettere, dopo due anni di Lingue piuttosto fallimentari. All’inizio ero caduta in una crisi profonda, poi mi sono ricordata che avevo promesso di fare prima la laura e poi sposarmi, quindi mi sono rimboccata le maniche e ho recuperato in breve il tempo perduto.

Non ne ho perso poi tanto, alla fine: a 25 anni ero già di ruolo alla scuola media. Ma ero decisa a non fermarmi là: i ragazzini mi davano i nervi, meglio avere a che fare con i più grandi. Così, esattamente un anno più tardi, ottenni la mia cattedra alle superiori, ai tecnici. Ma il mio sogno erano le lingue, e se non potevo insegnare Inglese, avrei potuto insegnare Latino. Fu così che, sette anni dopo (nel frattempo avevo messo al mondo due maschietti, a 22 mesi di distanza l’uno dall’altro) presi la terza abilitazione per i licei. Non fu una passeggiata perché la sera pregavo che i bambini si addormentassero prima delle 22, studiavo fino alle 3 di notte e alle 8 ero in classe …. Ancora non so come ho fatto.

Io amo l’ordine. Ma quando si vive, unica donna, con tre maschi, prima o poi ci si arrende: l’hanno sempre vinta loro. Comunque, per non tediarvi, vi rimando alla lettura di due post in cui parlo dei miei uomini: QUI e QUI.

Difetti ne ho? Tantissimi! Innanzitutto sono testarda: quando mi metto in testa una cosa non cambio idea, se so di aver ragione. Sì, perché non è che voglia aver ragione a tutti i costi, solo quando ce l’ho. E odio scommettere. Mio marito ha la mania di dire: “Scommettiamo?” quando non concorda con me. Una sola volta ho scommesso. Lui ricordava una gita in montagna ed era convinto di aver pranzato in una trattoria che si chiamava nonsocome. Io ero sicurissima che il nome del posto fosse “Agli amici” e, visto che insisteva con ‘sto “scommettiamo?” , cedetti. La posta in gioco era 1 milione di lire (che ridere!). Naturalmente, visto che lui è meticoloso e tiene ogni cosa nelle cartelline (garanzie di elettrodomestici, ritagli di giornale, depliant dei posti visitati, scontrini e ricevute di alberghi e ristoranti … ora non dite “ma allora è ordinato”, lo è ma poi le cartelle sono sparse dappertutto, persino in bagno!), trovammo la ricevuta della trattoria e il nome era proprio quello che ricordavo io. Il milione non l’ho mai visto …

Altro difetto: sono permalosa, non tanto, lo ero molto di più da piccola ma lo sono un po’ ancora. Non amo molto gli scherzi. Ricordo ancora quello fatto dal mio testimone di nozze: con un pretesto (plausibilissimo altrimenti non ci sarei cascata!) si era fatto dare le chiavi di casa e quando alle 3 di notte, sfiniti, rincasammo, io e mio marito trovammo il letto completamente disfatto, pezzo per pezzo (ed è un letto d’ottone, non so se mi spiego!) e il materasso avvolto nella carta igienica. Non gliel’ho mai perdonata.

Un tempo mi arrabbiavo molto di più. Con i bambini urlavo come un’aquila e ora non sopporto i genitori che gridano ai figli. Da ragazza litigavo sempre con i miei e me ne andavo sbattendo le porte. Ora sono molto più paziente, meno istintiva e più riflessiva. D’altra parte, con l’età si cambia, sperando in meglio.

Un altro mio difetto è la prolissità e chi legge se ne sarà accorto. Più che parlare mi piace scrivere. Quando parlo non sono una gran chiacchierona, anche se dipende dall’interlocutore. A volte, quando esco con le miei amiche, al momento di congedarmi penso sempre di aver parlato troppo di me e aver lasciato parlar poco loro.
Questo me lo rinfaccia spesso mio marito. Lui dice che non lascio parlare, che interrompo sempre. Ora, facendo il lavoro che faccio provate a immaginare se interrompessi abitualmente i miei allievi quando interrogo o se non lasciassi parlare i genitori ai colloqui. Ma in casa, lo ammetto, a volte interrompo perché, mentre ascolto, mi vengono in mente delle cose che dimentico nell’arco di pochi secondi. Quindi, forse mio marito ha ragione ma non posso far conversazione con un blocchetto di post it e penna in mano, annotandomi quello che mi viene in mente e che dovrei dire quando chi parla ha finito …

Be’, ora è meglio che mi fermi. Ringrazio chi di voi ha avuto la costanza di seguirmi fino a qui. Chi già mi conosce, avrà senz’altro scoperto qualcosa di me che ignorava. Chi non mi conosce, si sarà fatto almeno un’idea di me. In tutti e due i casi, spero che abbiate voglia di seguirmi per passare un’estate leggera e spero piacevole in mia compagnia.

Marisa

5 thoughts on “Qualcosa di me

  1. Io un’idea che come personalità ci assomigliassimo ce l’avevo, ma ora ho la conferma, a parte ovviamente la fase lavorativa. Io non potrei diventare insegnante perchè sarei un’arpia con poca pazienza. Ma mai dire mai, non chiudiamo porte che è meglio lasciare sempre aperte. Non si sa mai!
    Non ti avevo mai letta così, più aperta ed espansiva. Mi piace, mi piace!

    Piace a 1 persona

    • Cara Diemme,

      l’estate non è ancora iniziata anche se il tempo atmosferico ci fa credere il contrario. 😉 Ma soprattutto il lavoro non è ancora finito … 😦

      A presto su queste pagine, promesso. ❤

      "Mi piace"

  2. Pingback: PERCHÉ UN BLOG ESTIVO? | summertimetogether

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