DRESS CODE IN TRIBUNALE? I CASI DI TRIESTE E CAROLA RACKETE


I cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno innalzato le temperature, non solo durante la stagione estiva ma anche in primavera come è successo quest’anno. A farne le spese soprattutto sono coloro che, presentandosi sul luogo di lavoro, hanno degli obblighi riguardo all’abbigliamento cui non si possono sottrarre. Tuttavia, in questi casi l’aria condizionata aiuta molto, anche se non è un privilegio di tutti.

Fatta questa premessa, arriviamo al punto.

Ci sono situazioni in cui, a mio parere, deve prevalere il buonsenso, al di là di qualsiasi dress code esplicito o meno. Infatti, nella maggior parte dei casi non esistono regole scritte ma ci si affida appunto al buonsenso.

Vediamo due casi che hanno fatto molto chiacchierare l’opinione pubblica, credo più per noia che per un reale interesse riguardo a certi fatti di cronaca.

Qualche giorno fa, in occasione di un’udienza per una causa di divorzio, un uomo si è presentato davanti al presidente della Sezione civile del Tribunale di Trieste, Arturo Picciotto, indossando bermuda e infradito. Ora, chi conosce l’ubicazione del capoluogo giuliano sa che si tratta di una città di mare con molte spiagge vicinissime al centro. Probabilmente quell’uomo aveva pensato di passare una giornata al mare subito dopo l’udienza in tribunale. Ma non ha fatto i conti con il rigore del giudice che, dopo aver parlato con gli avvocati ed essersi sincerato che il difensore dell’uomo lo aveva invitato a indossare un abbigliamento consono, ha rispedito a casa l’individuo con la raccomandazione di ripresentarsi da lì a poco con addosso abiti adeguati.

Al giornalista de Il Piccolo il giudice Picciotto ha spiegato: «Anche se non c’è una casistica specifica su ciò che si può o non si può indossare, è il Codice di procedura ad attribuire al giudice il compito di garantire il rispetto del decoro durante l’udienza pubblica», proseguendo con queste parole: «L’apparenza è sostanza. È un modo per riconoscere il valore dell’istituzione e l’importanza della funzione che stiamo svolgendo nel nome del popolo italiano». [l’articolo del quotidiano triestino non è leggibile dai non abbonati, quindi rimando alla lettura del pezzo pubblicato da Repubblica LINK; dallo stesso sito è tratta l’immagine]


L’altro caso che ha fatto discutere qualche tempo fa e che in queste ore ha riportato la protagonista sotto i riflettori, è quello di Carola Rackete. Il comandante della Sea Watch, protagonista di un fatto di cronaca arcinoto – su cui non voglio soffermarmi né prendere posizione – è stata criticata aspramente quando, più o meno un mese fa, si era presentata in Procura con una maglietta che lasciava indovinare l’assenza del reggiseno.

Carola è una ragazza di 30 anni, sicuramente al di sopra degli schemi anche in fatto di abbigliamento e acconciatura caratterizzata, quest’ultima, dalla presenza dei dreads, capelli annodati in lunghe trecce spettinate portate in auge anche in occidente dal movimento Rasta negli anni Ottanta. Che sia anche comandante di una nave “non convenzionale”, quindi non obbligata a indossare uniformi e cappelli, secondo me rimane un dettaglio trascurabile. Mi spiego: se nello svolgimento della sua funzione non ha alcun obbligo in fatto di abbigliamento, il rispetto del dress code dovrebbe essere scontato in altre situazioni.

Il problema, secondo me, è che fin dagli anni Settanta, con l’avvento del femminismo, il fatto di non indossare l’indumento intimo femminile (che poi tanto inutile non è visto che evita il rilassamento del seno anzitempo) è stato individuato come segno di protesta. Le donne, in poche parole, rifiutando il reggiseno, proclamavano la liberà da inutili fardelli. In pratica: l’utero è mio e me lo gestisco io e le tette sono mie, pazienza se cadono.

Non stupisce, quindi, che per solidarietà nel confronti del comandante Rackete sia stato proclamato, per sabato 27 luglio, il #Freenippleday. Fautrici dell’iniziativa che sembra destinata a estendersi al di fuori dei confini nazionali, sono due ragazze di Torino. Nicoletta Nobile e Giulia Trivero hanno tenuto a precisare che la protesta è estesa a entrambi i sessi: «Sì, cari uomini, in quel giorno anche voi potrete sentirvi liberi di non indossare quello stretto e scomodo strumento e tuttavia potervi esprimere senza essere giudicati. Rivendichiamo la necessità di un dibattito fondato su argomenti concreti e contestualmente denunciamo l’ennesimo atto di prevaricazione sul corpo femminile».

In sintesi: Carola Rackete è stata bersagliata dalle critiche in quanto donna, è stata oggetto di discriminazione perché giudicata per il suo corpo femminile e privata, almeno in teoria, della libertà di esibire il suo seno decisamente poco prosperoso sotto la maglietta.

Al di là della questione politica su cui, come già detto, non voglio esprimermi, ciò che a mio avviso è stato trascurato è il fatto che, presentandosi davanti a un giudice con un abbigliamento non consono all’ambiente, ha semplicemente trasgredito a una regola forse non scritta ma affidata al buonsenso.

Come osserva il magistrato triestino, l’apparenza è sostanza. In altre parole, in tribunale non vale il detto “l’abito non fa il monaco”.

[LINK all’articolo su Racket; immagine da questo sito]

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USA: 19ENNE CACCIATA DAL CENTRO COMMERCIALE PERCHÉ IN SHORT O PERCHÉ IL FISICO NON È PERFETTO?


Leggo sul Corriere.it che in Alabama una ragazza di 19 anni è stata allontanata da una boutique del centro commerciale Belleair Mall di Mobile perché i pantaloncini troppo corti e aderenti avrebbero attirato l’attenzione dei clienti turbandoli. Dopo essere stata cacciata, Gabrielle Gibson si sente umiliata e posta sul suo profilo social il selfie che la ritrae con l’abbigliamento incriminato (vedi foto sotto il titolo, tratta dal medesimo link del Corriere.it). Il risultato? Il post è rimbalzato su moltissimi tabloid anglosassoni, dal Mirror al Sun, diventando una notizia, soprattutto perché la giovane Gabrielle ha dato una personale interpretazione a quanto successo.

La ragazza, infatti, crede che siano state le sue forme rotonde contenute a stento nei pantaloncini di jeans, piuttosto che l’outfit scelto in una caldissima giornata estiva, a suscitare l’imbarazzo e la reazione del personale che Gabrielle definisce “bigotta”. Tant’è che lo stesso giornalista del Corriere.it, Giuseppe Gaetano, conclude l’articolo con questo quesito: «vigilantes e direttore avrebbero reagito con lo stesso zelo se, invece della povera Gabrielle, si fosse presentata alla cassa Naomi Campbell in calzoncini strappati e maglietta sopra l’ombelico?».

Non è difficile credere che la maggior parte degli utenti del web abbia dato ragione a Gabrielle. La giornata era caldissima quindi è giusto alleggerire l’abbigliamento tanto più che stiamo parlando di una 19enne che dovrebbe aver il diritto di vestirsi come preferisce senza dover dar conto a nessuno. Altro discorso, infatti, si potrebbe fare per una donna in età che, caldo o non caldo, non dovrebbe mai andare oltre a un certo limite di decenza. Pure nel caso di Naomi Campbell, splendida 48enne con un fisico da paura, un abbigliamento come quello di Gabrielle sarebbe comunque poco indicato.

Quale sia la verità non è dato sapere. Ma qualora avesse ragione la ragazza, è necessario riflettere sui modelli che il web ha portato avanti negli ultimi anni, almeno negli ultimi 10.

Come i corsi e ricorsi storici, la moda degli short ritorna almeno ogni vent’anni. In auge negli anni Settanta, furono lasciasti nel cassetto fino ai Novanta, rispolverati e così via per gli anni successivi, fino ai giorni nostri.

Scriveva Maria Teresa Veneziani, sempre sul Corriere, nel 2015 in un articolo intitolato Quegli shorts troppo corti che scandalizzano gli adulti:

Gli short sono tornati. Invadono città assolate, parchi e notti d’estate, massimo simbolo di violazione autorizzata dei canoni estetici e non solo. […] Il buon gusto è il solo limite, risponderebbero stilisti incontestabili. Ma la storia della moda è lì a dimostrare che il concetto di buon gusto cambia. […] E pazienza se il nuovo short in jeans troppo strizzato e stretto, agli occhi degli adulti rischia di alimentare esibizionismo e voyerismo.
Per le ragazze è semplicemente la divisa in cui si riconoscono. L’affronto agli adulti che un po’ le osservano severe. Una violazione autorizzata dalla moda da rendere pubblica e condividere sui social.

La mania dei selfie postati in rete dalle donne di spettacolo in lingerie o in ogni caso con abbigliamento provocante e succinto – siano esse attrici, modelle o fashion blogger – non costituisce un buon modello soprattutto per le ragazze giovani. Esibire un fisico perfetto, senza un filo di pancia, con il seno rifatto, il lato b allenato con ore di palestra (sempre che non ci sia anche lì lo zampino del chirurgo estetico…) può veicolare il messaggio secondo il quale solo la perfezione estetica rende la donna attraente e desiderabile.


Ma, come cantavano Jo Squillo e Sabrina Salerno all’inizio degli anni Novanta, oltre le gambe c’è di più (perdoniamo la svista sintattica). E pazienza se anche le due cantanti si esibivano in abiti succinti e se proprio negli anni Novanta ci fu un revival dei pantaloncini. Quel che conta non è necessariamente da esibire perché se è vero che oltre le gambe c’è di più è anche vero che una testa pensante spesso fa scappare gli uomini e non li attira come i pantaloncini o gli abiti succinti in generale. Poi, se c’è qualcuno che rimane e non si dà alla fuga, allora è il momento di dimostrarsi interessate e poco importa se c’è un po’ di cellulite sulle cosce e se il punto vita misura più di 60 centimetri.

[foto Jo Squillo e Sabrina Salerno da questo sito]

LE GIACCHE DI MELANIA

In Europa noi abbiamo la cancelliera Angela Merkel, fan delle giacche. Ne sfoggia di ogni taglio e colore ma, purtroppo, in quanto a stile lascia un po’ a desiderare.

Oltreoceano c’è un’altra fan delle giacche che però non sfigura mai, nemmeno se ne indossa una in vendita da Zara al costo di 39 dollari.

Sto parlando, ovviamente, di Melanija Knavs, ex modella slovena naturalizzata americana, meglio nota come Melania Trump. Tanto detesto il marito Donald, Presidente degli USA, quanto adoro lei, il suo stile e la sua eleganza, la capacità di essere sempre a posto, educata e modesta, se vogliamo. Non deve essere facile quando ci si porta appresso un marito ingombrante come il suo. Ma tant’è, di sicuro ha fatto bene i conti quando l’ha sposato, anche se probabilmente non aveva idea che un giorno sarebbe diventata non una semplice first lady ma la first lady.


Il parka indossato nella recente visita a McAllen, sul confine tra Texas e Messico, al campo dei bambini che il marito aveva separato dai genitori emigranti si adattava perfettamente alla situazione. Non entro nel merito della questione (sappiamo tutti che se il Presidente Trump ha cambiato idea lo si deve alla moglie che si è immediatamente dissociata), mi limito solo a parlare della giacca che ha suscitato non poche polemiche per la scritta sulla schiena: “I really don’t care. Do U?”. Il marito si è affrettato a spiegare, tramite Twitter, che il disinteresse della moglie era rivolto alla fake news e non alla “questione migranti”.

Rimane il fatto che l’outfit di Melania era impeccabile pure indossando un capo da pochi dollari, pantaloni bianchi e sneakers della stessa tinta. Con l’abbronzatura, poi…

Certo non sempre Melania fa i suoi acquisti negli shop on line a buon mercato. Diciamo che gli stilisti fanno a gare per vestirla. Come dar loro torto?


Il 27 maggio 2017, in occasione del G7 che si è tenuto nella splendida Taormina, Melania Trump ha scelto di vestire italiano, indossando un’eccentrica giacca di Dolce & Gabbana. Si tratta di un capo molto appariscente (anche se non credo che intenzionalmente volesse oscurare le altre first lady presenti) con fiori in rilievo che, diciamolo, addosso a un’altra avrebbe potuto apparire un po’ kitsch, anche per la presenza sovrabbondante della pochette in pendant. Lei, però, era semplicemente divina.


Tutt’altro abbigliamento è stato scelto quando sono stati ospiti a casa sua il Presidente francese Macron e signora. Melania ha scelto un total white di Michael Kors Collection, rubando la scena, questa volta sì, a Brigitte Macron che tuttavia era molto elegante con addosso un capo di gran pregio firmato Louis Vuitton.
Oltre al discusso cappello, la particolarità della mise di Melania stava soprattutto nella giacca che accompagnava il tubino al ginocchio: il taglio asimmetrico con il cannoncino sul lato sinistro e la cintura alta che stringe la vita non è di certo un capo che ogni donna possa indossare con disinvoltura.


L’eleganza e la sensualità di Melania non vengono meno neppure quando la giacca, accompagnata dal pantalone a formare il tailleur, ha un taglio maschile.
In occasione del recente incontro alla Casa Bianca tra il Presidente Donald Trump e il primo ministro canadese Justin Trudeau, la first Lady americana ha indossato un tailleur grigio e gessato firmato Ralph Lauren. I pantaloni a palazzo con vita alta e lunghi oltre misura si accompagnavano alla giacca a un solo bottone, lasciata aperta e morbida. La camicia bianca abbottonata fino in gola era resa meno formale da una cravatta nera senza nodo. A dare un tocco di femminilità al look mascolino, le scarpe décolleté dal tacco altissimo che, però, erano coperte dai pantaloni.

Lo scorso settembre, durante un incontro con il principe Harry d’Inghilterra, Melania ha osato forse un po’ troppo, a mio parere, nell’indossare un tailleur più femminile ma che, forse a causa dei pantaloni troppo larghi e della giacca a doppio petto che non le cadeva a pennello e le allargava il giro vita, non mi è parso un look vincente. Il completo di Dior aveva una fantasia pied de poule che tendenzialmente ingrassa e non rende giustizia nemmeno a un fisico da mannequin come quello della signora Trump.

Molto più graziosa, secondo me, quando indossa la gonna (a meno che non si tratti di un abbigliamento casual come quello con il parka verde).
Certamente elegantissimo, ma non apprezzato da tutti, il completo azzurro indossato in occasione dell’insediamento del marito Donald un anno e mezzo fa. Anche questa volta il “mago” è lo stilista Ralph Lauren che forse si è ispirato al look anni Sessanta della First Lady più amata dai cittadini americani: Jacqueline Kennedy. La giacca molto corta copriva un abito semplicissimo a tubino, ma le maniche a tre quarti, impreziosite dai guanti lunghi in tinta, e il collo a scialle molto alto, hanno creato un capo elegante e raffinato. I capelli raccolti, che la signora Trump non ama molto, davano il tocco finale a un look azzeccato per l’occasione.

Ciò non toglie che Melania riesca ad essere speciale anche vestendo un semplice completo verde militare.
A pochi mesi dall’insediamento del marito alla Casa Bianca, durante la visita del Presidente argentino Mauricio Macri e consorte, l’ex modella ha scelto un completo stile militare, reso sexy dall’apertura di alcuni bottoni laterali della gonna stretta, opera dello stilista franco-americano Joseph Altuzarra. Anche questa giacca che accompagna il tubino è impeccabile: la vita stretta e le vezzose bordure presenti su entrambi i capi, rendono il completo meno militare e più elegante. Completano il tutto le décolleté bicolor, naturalmente dal tacco altissimo, firmate dallo spagnolo Manolo Blahnik.

Insomma, con la sua eleganza e con il suo guardaroba quale donna non vorrebbe essere al suo posto? Certamente non al fianco del marito Donald Trump. Ma questo è un dettaglio.

[IMMAGINI DA: Amica; Quotidiano.net; Amica; donna.fanpage; footwearnews.com; adnkronos.com]

MODA E SALUTE: ATTENZIONE AI CAPI E ACCESSORI CHE POSSONO FARCI STARE MALE

jeans stretti
Non può essere certo definita una “volpe” (per usare una metafora) la signora australiana che, qualche tempo fa, nell’aiutare un parente a traslocare, ha sviluppato una condizione denominata “sindrome compartimentale” a causa dei jeans troppo stretti.

Si tratta di una condizione (non si parla di vera e propria patologia) che impedisce i movimenti a causa della pressione provocata dal tessuto che impedisce la circolazione del sangue e provoca la tumefazione dei muscoli, con dolori e gonfiore. La signora non era in grado di camminare ed è stato necessario tagliare i jeans per liberarla dall’oppressione sugli arti inferiori che le ostacolava i movimenti.

Io credo che, dovendo affrontare dei lavori faticosi che, per di più, obbligano anche ad una postura forzata – in questo caso la donna ha passato delle ore in ginocchio o accovacciata -, la cosa più intelligente da fare sia indossare indumenti comodi e leggeri. Certamente i jeans aderenti non rientrano in questa categoria.

Tuttavia, senza arrivare a casi estremi come questo, è cosa nota che i pantaloni troppo stretti possono causare fastidiosi formicolii e intorpidimento dei muscoli. Lo stesso discorso vale anche per le gonne troppo aderenti (come i tubini) oppure la biancheria intima contenitiva che, a seconda delle zone in cui si indossa, è nociva alla circolazione. Se poi, per far sparire la pancetta oppure snellire fianchi e cosce, pensiamo all’acquisto degli speciali “mutandoni” (in vendita praticamente in tutti i negozi di lingerie), facciamo attenzione perché la compressione dei nervi può scatenare dolore e intorpidimento degli arti. Io, senza “mutandoni”, semplicemente dormendo male la notte, nel periodo in cui avevo il braccio sinistro bloccato dal tutore, ho provato il fastidio e il dolore della meralgia parestesica che non auguro a nessuno.

Rimanendo nell’ambito della biancheria intima, il perizoma può essere nocivo perché, causando delle microlesioni della pelle, fa proliferare funghi e batteri che scatenano delle fastidiose e dolorose infezioni urinarie.

Non solo i jeans skinny sono da evitare ma anche i tacchi troppo alti che, se portati per delle ore, danneggiano la schiena, compromettendo la postura, e possono mettere a rischio anche i legamenti delle ginocchia. Tra gli effetti collaterali dei tacchi alti si annoverano anche problemi di circolazione, borsiti e calli.

Rimanendo nell’ambito delle calzature, nemmeno i sandali infradito sono assolti: modificando la camminata, spostano la pressione della falcata sull’esterno del piede anziché sul tallone e possono così provocare danni a lungo termine non solo alle dita ma anche ai muscoli della gamba, senza contare il rischio “inciampo” che può portare a distorsioni o fratture (come è capitato a me!).

Neppure le scarpe da ginnastica (le adorate sneakers che vanno tanto di moda), così comode in tutte le stagioni, rappresentano la miglior scelta nell’ambito delle calzature. Soprattutto d’estate, con il caldo, i piedi sudati sviluppano fastidiose infezioni causate da spore fungine che sono 75 volte più numerose di quelle che si trovano in un water. Senza contare il rischio unghia incarnita, assai frequente in chi predilige questo tipo di scarpe.

Passiamo agli accessori. Borse troppo pesanti provocano dolori al collo e alla schiena. Da bandire, quindi, le maxiborse, soprattutto i modelli da portare sull’avambraccio, perché in questo caso il sollevamento unilaterale della borsa aumenta il rischio di affaticare i muscoli.

bigiotteria pesanteCollane e orecchini pesanti sono pure da utilizzare per periodi di tempo limitati. Se indossati per una serata rischiano di rovinarla per i dolori che possono aggredire i trapezi e la cervicale. Da evitare, in ogni caso, la bigiotteria che contiene nichel (anche se la normativa vigente ne vieta la produzione…). A volte per risparmiare, si acquistano prodotti di incerta provenienza che, oltre al nichel, potrebbero contenere sostanze dannose anche per chi non è allergico. Un test condotto negli Stati Uniti ha evidenziato che oltre la metà dei pezzi analizzati conteneva alti livelli di tossine e sostanze cancerogene, fra cui piombo, cadmio e bromo.

Hispanic businessman adjusting tieE i signori uomini possono stare tranquilli? Per loro vale, ovviamente, quanto detto sulle scarpe da ginnastica e jeans troppo attillati. Ma se non indossano minigonne, “mutandoni” o perizomi, maxiborse e bigiotteria pesanti, devono fare attenzione alla cravatta. Questa apparentemente innocente striscia di stoffa, se portata troppo stretta, può ridurre il flusso di sangue al cervello e aumentare la pressione all’interno dell’occhio, causando così emicranie croniche, fastidi alle orecchie e vista offuscata. Inoltre, i limitati movimenti del collo possono scatenare tensioni muscolari all’altezza delle spalle e lungo la schiena.

Insomma, che dite? Molto meglio andare al mare con un bel costume da bagno, senza scarpe, borse o bigiotteria? Sì e no. La lycra, che è comunemente usata per la confezione dell’abbigliamento da spiaggia, può causare infezioni vaginali, con quel fastidioso prurito intimo di cui tanto spesso si parla nella pubblicità. E attenzione: il Tantum rosa non si beve!

[fonte: Corriere.it; immagine sotto il titolo da questo sito; immagine bigiotteria da questo sito; cravatta uomo da questo sito]

A PROPOSITO DI BELEN, QUESTA VOLTA MI TOCCA DAR RAGIONE A LUCARELLI

selvaggia-lucarelliChe non sopporti Selvaggia Lucarelli non è un mistero, almeno per chi mi conosce bene. Quindi mi scoccia assai darle ragione ma ‘stavolta ce l’ha, ecchecaspita!

La questione riguarda le nozze di Elisabetta Canalis e il look (per meglio dire nude look) sfoggiato per l’occasione dall’amica del cuore, Belen Rodriguez.

belen stefanoDa una settimana sul web pare non si parli d’altro. Né io ho alcuna intenzione di ritornare sull’argomento, tanto per farsi un’idea di ciò di cui si sta parlando basta osservare la fotografia sopra che ritrae Belen e il marito Stefano. Un abito blu elettrico, impreziosito da dei ricami ma un po’ troppo trasparente e con spacchi assai generosi, considerato il fatto che il matrimonio tra l’ex velina Elisabetta e il chirurgo americano Brian Perri è stato celebrato in chiesa.

Insomma, se una si concia a questo modo per andare a nozze, le critiche un po’ se le va a cercare. Senza contare il fatto che la povera sposa è passata decisamente in secondo piano, almeno per quanto riguarda le chiacchiere sul web.

Selvaggia Lucarelli, che sembra interessarsi oltre misura a tutto ciò che fa e dice la Rodriguez, ha scovato sulla pagina Intagram della bella argentina, una replica poco carina che la showgirl ha lanciato nei confronti di una sedicente @super_bambolina che, come tanti, ha osato criticare il suo abito nude look.
Questo il commento:

@super_bambolina ehi super bambolotta!!!!!! Ti rode??? Lo vuoi questo abito? Mi dispiace ma non ti chiude la zip!!!!!!

Ed ecco la replica della Lucarelli:

Mia cara Belen, sei bella, ricca, fortunata. Ti vesti da Carolina Kostner a un matrimonio e ti becchi battute e critiche assortite. Alcune innocue come la mia, altre rancorose. […] Io credo che tu possa volare alto. Molto molto alto. E invece prendi una ragazzina un po’ in carne che scrive un commentino scemo sulla tua pagina instagram e le dai sostanzialmente della chiattona. La sfotti chiamandola bambolotta anziché bambolina come è il suo nick. Parli di zip che a te si chiudono e ad altre no. Mia cara Belen, quella ragazzina magari un giorno farà pace con i suoi complessi (a patto che li abbia) e la smetterà con quel livore scemo (aveva scritto che dovevi essere più sobria, che sei un’egocentrica). Bisogna vedere se riuscirai a fare pace tu, un domani, con l’età che avanza e una zip che non si chiuderà neanche più a te. Perché guarda che sì, toccherà anche a te. Dammi retta. Prova a goderti il momento e la tua bellezza e non fare battute a ragazzine che magari non mangiano per entrare nel tuo vestito da pattinatrice. Pensaci.

Commento acidello, senza dubbio, ma contiene una grande verità: la bellezza, quando c’è, non è eterna. E poi non tutti sono belli ma non per questo devono essere derisi. In particolare, se si tratta di una ragazzina. Da parte sua la Rodriguez afferma che il nick appartiene ad una donna adulta, una specie di stalker, che lei conosce bene. Comunque stiano le cose, è un dato di fatto che la bella argentina può essere considerata un’icona di bellezza ed essendo famosa può anche influenzare le giovanissime che vorrebbero essere tutte come lei. Perché, al contrario di quanto si creda, sono più le donne ad ammirarla che gli uomini a sbavarle dietro. D’altronde, esiste sempre il buonsenso e non è detto che sia una dote esclusiva delle donne.

belen e mamma veronicaInoltre, volendo proprio essere realistici, le parole della Lucarelli possono davvero apparire profetiche: basta guardare la mamma di Belen (che mi pare abbia solo una cinquantina d’anni, forse meno). La signora Veronica è una bella donna, senza dubbio, ma un po’ curvy …

Belen e il marito Stefano De Martino sono belli, innamorati (spero!), hanno un grazioso pargoletto (forse Belen non ha dimenticato le critiche della Lucarelli sul piccolo Santiago, definito “bruttino” lo scorso anno), una vita spensierata, almeno dal punto di vista economico. Se avessero un po’ meno manie di protagonismo sarebbero perfetti.

[LINK della fonte]

NOZZE CANALIS-PERRI: IL VELO BIANCO DI ELISABETTA E IL NUDE LOOK DI BELEN

canalis perriSulle nozze più glamour dell’estate si è detto di tutto e di più. Certamente non sarò io a dire qualcosa di speciale. Semplicemente mi limiterò a fare una riflessione sul matrimonio (in generale) e sul buongusto.

Ricordo ancora quando si sposò Caterina Caselli. E voi direte: embé, che c’entra con la Canalis? Nulla, in effetti, ma volevo arrivare ad una riflessione sulle tradizioni e su come possano cambiare nel tempo.
caterina caselli sposaOra, non so quanti si ricordino le nozze del Casco d’oro (questo il soprannome della cantante ai tempi del suo successo canoro) con il discografico Piero Sugar. Vi rinfresco la memoria (per chi c’era) e mi soffermo su un unico dettaglio (per chi proprio non ne ha idea) che riguarda l’abito da sposa: era giallo.

Correva l’anno 1970, era giugno e io ero bambina. Al mare una mia amichetta, un po’ più grande, sfogliando una rivista, tipo Novella 2000, in cui era pubblicato il servizio fotografico del matrimonio della celebre cantante, a un certo punto disse, con aria maliziosa: “Si è sposata in giallo, non in bianco. Di certo sarà già andata a letto con un uomo”.
Quella notizia mi sconvolse. Ero piccola ma, come tutte le bimbe a quei tempi, sognavo il matrimonio con l’abito bianco e il velo con lo strascico. Mortificata dissi alla mia amica: “Io non potrò vestirmi di bianco, allora. Ho dormito una volta in hotel nello stesso letto con mio fratello”. 😦

Vi risparmio la risata generale e il mio smarrimento perché non riuscivo proprio a capire che cosa intendessero le altre con “non solo per dormire” …
La mia infanzia proseguì serena e non pensai più all’abito bianco. Non mi posi nemmeno il problema che quelle delle viperette amiche mie fossero solo insinuazioni. Non conoscevano i particolari intimi della vita della Caselli, come facevano ad essere sicure che la scelta del giallo non fosse dettata dal semplice fatto che quel colore era il prediletto dalla sposa?

Una cosa è comunque certa: una volta le tradizioni venivano rispettate. Il matrimonio in chiesa, l’abito bianco, il bouquet di zagare non erano solo dettagli insignificanti. Le cose cambiano, questo è un fatto. Dovremmo forse considerare ipocrite tutte le giovani spose (e anche quelle meno giovani …) che si recano all’altare vestite di bianco?

Ora evidentemente si è perso il valore simbolico del colore che un tempo rimandava alla purezza. Nemmeno io, se è per questo, 29 anni fa mi sono vestita di giallo o di azzurro o di rosa … quindi, non va giudicata Elisabetta Canalis per la scelta fatta, al pari di molte altre colleghe vip o anche di gente comune. Ormai ci si sposa in abito lungo e bianco pure con il pancione di otto mesi, sicché…

eugenia e beatriceC’è un altro fatto che riguarda le tradizioni: l’abbigliamento degli invitati, o per meglio dire delle invitate. Non si doveva indossare il bianco (ora non so, io comunque lo evito sempre), né il nero oppure il viola. Immancabile, poi, il cappellino sulle teste delle invitate. Ora come ora i copricapi vengono sfoggiati quasi solo ai matrimoni della nobiltà e non sempre con la classe che dovrebbe essere dettata dal bon ton (vedi i copricapi delle principesse Beatrice ed Eugenia, figlie del principe Andrea, al matrimonio di William e Kate).
Non indossare le calze, poi, era cosa che faceva inorridire le benpensanti. Dovessero esserci 40° all’ombra, presentarsi con le gambe nude ai matrimoni, specie se celebrati in chiesa, era davvero sconveniente.

belen canalisRimanendo in tema di bon ton ed eleganza, al matrimonio di Elisabetta Canalis, che ha sposato il chirurgo americano Brian Perri, c’era un’invitata che di certo non è passata inosservata: Belen Rodriguez. Accompagnata, come sempre, dal marito Stefano De Martino, si è presentata con una mise che ha fatto discutere molto: un abito lungo blu elettrico, impreziosito da inserti di pizzo, peccato che fosse nude look.

Io non mi permetto di giudicare nessuno, ci mancherebbe. La classe non è acqua, questo lo sappiamo. Il buon gusto non è prerogativa che si acquisisce alla nascita. Le tradizioni si possono rispettare oppure no. C’è chi scambia il sagrato della chiesa per il red carpet di qualche evento mondano. Pazienza, il mondo è bello perché è vario.

Quello che mi chiedo è perché mai Belen, grande amica della sposa, abbia voluto osare tanto e “rubare la scena” alla povera Canalis sul cui abito quasi nessuno si è pronunciato.
Insomma, qui non si tratta di buongusto ma solo di sensibilità.

[immagine Caselli sposa da questo sito: foto Belen da repubblica.it; foto Canalis-Perri da questo sito]

SCARPE POCO PRINCIPESCHE

Da sempre la principessa Carolina di Monaco, figlia dell’indimenticata Grace Kelly e del principe Ranieri, è un’icona di bellezza, di eleganza e di stile.

Ma guardate che scarpe aveva addosso in occasione di una cena per raccogliere fondi da donare al nuovo museo nazionale del principato …

The shoes of Princess Caroline of Hanover are seen at the fundraising dinner for the new national museum, in Monaco

Capisco che la pedicure ha i suoi costi ma, per favore, queste scarpe sono il peggio del peggio, di un kitch, in fatto di calzature, come non s’era mai visto.
Senza contare il bordo sfilacciato dell’abito che, sarà pure di moda, ma addosso ad una principessa non è il massimo.

[foto dal Corriere]