LE PAROLE DELL’ESTATE: VACANZE E FERIE

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A parte che non so perché le mie siano vacanze e quelle degli altri ferie, come mai abbiamo in italiano due parole così simili nel significato? Qual è la loro origine?

Generalmente si usa il termine “vacanza” per indicare i periodi di interruzione delle lezioni per gli studenti. Le “ferie” sono, invece, i periodi di riposo dal lavoro ma spesso, quando ci si rivolge ad amici e conoscenti, si usa chiedere: “Dove vai in vacanza?” oppure “Dove passerai le ferie?”. Insomma, alla fine i due termini sono equivalenti se riferiti ad un periodo di riposo che si passa fuori casa. Poi c’è chi, come me, le ferie se le passa in casa ma questo è un altro discorso.

Passiamo all’etimologia. Il termine “vacanza” deriva dal latino vacantia, neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare che significa “essere vuoto, libero”. La vacanza, dunque, è un periodo in cui si è “liberi” da impegni, siano essi di studio o di lavoro.
Una curiosità: la parola “vacanza” viene usata anche per ruoli e cariche, che si dicono appunto vacanti quando non ci sia nessuno che le ricopre. Oppure, chi come me insegna, sa bene che, essendo scaduto il contratto da anni, sulla busta paga ci viene riconosciuta una cifra, peraltro assai modica, come indennità di vacanza contrattuale. Certo, in questo caso la parola assume un significato tutt’altro che piacevole.

La parola “ferie” ha una storia molto più complessa. Il sostantivo feria, usato nel latino tardo, preferendolo al classico feriae -arum, è collegato con festus “festivo” che nel mondo romano indicava il giorno dedicato al culto pubblico e privato nel quale era proibito (nefas) esercitare il potere giudiziario e convocare comizi. Le feriae più famose della storia sono quelle di Augusto, titolo attribuito all’imperatore Ottaviano, successore di Cesare. Da Feriae Augusti deriva poi il nostro ferragosto (ne ho parlato in modo diffuso QUI).
In origine, dunque, il termine feriae era utilizzato per indicare le feste.

Non so quanti di voi si siano chiesti perché, se parlando di “ferie” ci riferiamo a periodi di festa, l’aggettivo “feriale” indica, invece, i giorni della settimana lavorativi. Questo interrogativo me lo ponevo spesso da bambina, quando consultavo l’orario di un autobus e mi pareva assurdo leggere due orari diversi per “festivo” e “feriale”, visto che secondo me i termini potevano essere considerati sinonimi.

Ecco, dunque, svelato l’arcano. Con la diffusione del Cristianesimo, l’aggettivo “feriale” è passato ad indicare i giorni della settimana (esclusi il sabato e la domenica) dedicati alla celebrazione di un santo. Per evitare i consueti nomi, di origine pagana, i giorni vennero distinti con un numero progressivo dal lunedì (feria secunda) al venerdì (feria sexta), mentre il sabato mantenne la denominazione ebraica e la domenica, primo giorno della settimana, venne indicata come “giorno del Signore”.
L’aggettivo feriale ha seguito, semanticamente, la via del calendario ecclesiastico, indicando giorni lavorativi, ovvero dedicati al culto dei “santi ordinari”.
Nel francese, invece, è rimasto il significato antico nella formula jours fériés, ossia “giorni festivi”.

Che siano ferie o vacanze, buon riposo a tutti!

[fonti: Accademia della Crusca e Unaparolalgiorno.it]