LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “CI VEDIAMO UN GIORNO DI QUESTI” di FEDERICA BOSCO

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

L’AUTRICE

Federica Bosco è nata a Milano nel 1971 ma all’età di quattro anni si è trasferita a Firenze. Dopo la maturità linguistica ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Come scrittrice esordisce con il primo romanzo nel 2005: Mi piaci da morire viene pubblicato da Newton Compton Editor ed è un successo (18 ristampe in due anni).
La Bosco ottiene sempre molti consensi a ogni pubblicazione. Nel 2012 il suo romanzo Pazze di me diventa un film diretto da Fausto Brizzi e lei ne cura la sceneggiatura.
Ci vediamo un giorno di questi è uscito nel 2017, seguito dai più recenti Mi dicevano che ero troppo sensibile, un manuale di self-help in cui porta la sua esperienza personale per dare degli strumenti a chi ne soffre, e l’ultimo romanzo dal titolo Il nostro momento imperfetto, entrambi pubblicati nel 2018.


IL ROMANZO
La storia di Caterina e Ludovica è quella di una grande amicizia che, iniziata nel cortile della scuola quand’erano bambine e avevano condiviso una merenda, caratterizza la loro vita, seppur con alti e bassi, fino all’età adulta.

Stili di vita opposti che si attraggono e si bilanciano.
Ludovica è una ragazza seria, pacata, alla ricerca costante di certezze: un lavoro sicuro in banca che l’annoia, un fidanzato che per 20 anni le sta a fianco ma per il quale non prova alcuna passione, una casa sempre in ordine, una routine che sembra impermeabile a qualsiasi azzardo.
Caterina è un vulcano, sempre in movimento, con mille idee e sogni nella testa, nessun lavoro che possa essere definito banale, nessuna ricerca dell’uomo della sua vita. Ha un figlio concepito durante un viaggio in Australia di cui nemmeno Ludovica conosce il padre. Né lei ha mai cercato di sapere nulla a riguardo, rispettando il silenzio dell’amica che, per carattere, zitta non sta mai.

A un certo punto i rapporti fra le due giovani donne si incrinano a causa di Paolo, fidanzato storico di Ludovica, che non apprezza il fatto che lei abbia imprestato dei soldi a Caterina per aprire un centro olistico. Ludovica, che non aveva avuto dubbi sull’aiuto prestato a Caterina, alla fine si pente, dà ragione al suo compagno e decide di assecondare il desiderio di lui interrompendo i rapporti con l’amica.

Varie vicende successive portano le due donne a riavvicinarsi. Alla fine Ludovica, grazie all’amica, si convince che i suoi progetti di vita sono sbagliati, mandando a monte il matrimonio con Paolo.

Mi sentivo un ostaggio liberato, con un misto di euforia e terrore della riconquista della libertà e il timore delle conseguenze che non sapevo prevedere. [pag.119 edizione Garzanti]

Per Gabriel, il figlio di Caterina, la “zia Ludo” è un punto di riferimento costante. Anche quando si troverà nei guai, il quindicenne si rivolgerà a lei, cercando supporto e consigli che, nel momento in cui sua madre si trova in difficoltà, non avrebbe potuto chiedere a nessun altro.

Caterina, Ludovica e Gabriel sono l’unica idea di famiglia che possono avere: la prima con alle spalle il rapporto difficile con la madre e la ricerca di compensare il poco amore ricevuto crescendo da sola un figlio, tenta di dimostrare a se stessa di essere una brava madre; la seconda, reagendo alla freddezza dei suoi, cerca il calore nella famiglia di Caterina; il terzo, cresciuto senza padre, riversa il suo affetto su una “zia” attenta e premurosa che compensa la distrazione della madre.

Eravamo usciti dai binari della consuetudine, scardinando le cattive abitudini, e avevamo rivoluzionato le nostre vite affidandoci l’uno all’altra, seguendo l’istinto, e ascoltando il cuore.
L’amore di chi ti sta accanto non ti guida mai nella direzione sbagliata
. [pag. 244 dell’edizione citata]

Ma i fatti della vita possono cambiare le cose. Per Caterina si apre una nuova fase, felice grazie all’incontro con Gianfranco che finalmente è l’uomo della sua vita, e dolorosa allo stesso tempo. La donna decide che è arrivato il momento di svelare il segreto sulla paternità del figlio e manda in Australia l’amica mettendola sulle tracce di Matt, l’uomo incontrato a Brisbane 16 anni prima. Il padre che Gab non ha mai conosciuto.

Grazie a questo viaggio anche la vita di Ludovica avrà una svolta inattesa. Il merito, ancora una volta, è dell’amica Cate:

La mia vita che prima era un trolley è diventata una Samsonite enorme, e ora non posso più tenerla con me in cabina, ma devo imbarcarla nella stiva.
Ed è stato tutto merito tuo
. [pag. 308 dell’edizione citata]

***

Ci vediamo un giorno di questi è un romanzo gradevole, riesce a suscitare sorrisi e lacrime, a seconda delle circostanze descritte. La narrazione in prima persona, lo stile colloquiale e l’abbondanza di dialoghi rendono la lettura scorrevole e piacevole.
Ho apprezzato molto la capacità di Federica Bosco di proporre ritratti di vita quotidiana in cui ciascuno si può facilmente riconoscere. A partire dalla descrizione di un’amicizia profonda tra due donne così diverse che molto spesso non è scevra di incomprensioni, antagonismo e gelosie ma, se l’amicizia è vera, si riescono a superare gli ostacoli e a rafforzare i rapporti.
Le relazioni familiari, così diversificate nella cornice delle storie raccontate, riescono a scatenare quel potere empatico necessario al processo di immedesimazione tra l’autrice e il lettore. Per fare un esempio, chi non avrebbe scaricato molto prima di quanto non faccia Ludovica l’insopportabile Paolo?
Il romanzo di Federica Bosco insegna che la vita offre molte opportunità da prendere al volo, gioie e dolori da condividere e aspettative in cui non bisogna mai smettere di confidare. E anche se non tutto va come si vorrebbe, anche a fronte di grandi perdite c’è sempre qualcosa di altrettanto grande da conquistare.

[immagine dell’autrice dal suo sito web]

RITORNA L’ESTATE


A dire il vero, l’estate è tornata da un bel po’, con qualche anticipo in primavera. Una stagione che quest’anno a volte poteva sembrare davvero estate, altre decisamente autunno (che maggio orribile!).

Con un po’ di ritardo rispetto al solstizio che ha inaugurato la nuova stagione, rieccomi qui.

Come canta Edoardo Bennato:

Ritorna l’estate meno male non c’era più legna da bruciare

non c’era più voglia di restare rinchiusi in casa a studiare

la scuola è finita e così è festa anche di Lunedì.

A dirla tutta, il caminetto non l’ho mai avuto (anche se mi piacerebbe) e il lunedì è la mia giornata libera. Durante il periodo scolastico, dunque, per me è sempre festa, o quasi. Non si contano, infatti, i lunedì pomeriggio passati a scuola (pare impossibile ma è la giornata preferita per fissare riunioni varie) ma questo è il lavoro che mi sono scelta, che riesce ancora ad appassionarmi, che mi dà molte soddisfazioni (un 100 e lode e un 100 all’Esame di Stato per due miei studenti di quinta, solo per fare un esempio) anche se è un lavoro che, con il passare del tempo, è sempre più faticoso. Se aggiungiamo anche i problemi di famiglia (la scomparsa di mio papà all’inizio di maggio, dopo una lunga malattia), il periodo ormai trascorso è risultato davvero impegnativo e pesante.

Ma ora è bene pensare alle vacanze, anche se le mie iniziano solo a metà luglio. C’è tanta voglia di mare e di sole, almeno per me.

Cari lettori e amici, vi auguro una buona stagione (non a caso per i napoletani – mio papà lo era – l’estate è semplicemente “a’ staggione”) e, se volete passare un po’ di tempo “sotto il mio ombrellone”, una buona lettura!

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “PER DIECI MINUTI” di CHIARA GAMBERALE

L’AUTRICE
chiara_gamberaleChiara Gamberale, classe 1977, è una scrittrice, giornalista, conduttrice radiofonica e televisiva italiana.
Romana, ha frequentato il DAMS dell’Università di Bologna e fin da giovanissima ha coltivato la sua passione per la scrittura.
Ha ottenuto la ribalta in campo letterario quando, poco più che diciottenne, è uscito il suo romanzo Una vita sottile, ispirato a una vicenda autobiografica che riguarda il padre Vito, noto manager, e che segna la sua adolescenza. Dal romanzo sarà tratto l’omonimo tv movie in cui viene documentato uno degli errori più clamorosi del clima di Tangentopoli dei primi anni.
La carriera di scrittrice prosegue con la pubblicazione di Color lucciola (2001) e Arrivano i pagliacci (2003). Nel frattempo la Gamberale incomincia una fortunata carriera come conduttrice televisiva (l’esordio è a fianco di Luciano Rispoli nella famosa trasmissione Parola mia) e, in seguito, radiofonica (dal gennaio 2010 al giugno 2012 ha condotto Io, Chiara e l’Oscuro su Rai Radio 2).
Nel 2008 ha ricevuto il Premio Campiello (Selezione Giuria dei Letterati) per il libro La zona cieca.
Nel 2010 pubblica Le luci nelle case degli altri e nel 2012 esce un altro romanzo, L’amore, quando c’era, seguito l’anno successivo da ben due titoli: Quattro etti d’amore, grazie (Mondadori) e Per dieci minuti (Feltrinelli). I suoi romanzi sono stati tradotti in 16 Paesi e hanno raggiunto le vette delle classifiche di vendita in Spagna e America Latina.
È autrice con Massimo Gramellini di Avrò cura di te (Longanesi, 2014). Attualmente collabora con il quotidiano La Stampa e con la rivista Vanity Fair. Per qualche tempo ha anche tenuto un blog sul sito iodonna.it del Corriere della Sera. [fonte Wikipedia]

10 minuti

IL LIBRO
Per dieci minuti (Feltrinelli, prima edizione ne “I narratori” 2013; nell’Universale Economica viene ristampato nel 2015) è un romanzo parzialmente autobiografico.
L’autrice, in un’intervista raccolta da Annalena Benini per IoDonna, parlando della protagonista, sua omonima, spiega: «Mi è vicina, ma non sono completamente io. Mi assomiglia, ma non è tutto vero, è un’autobiografia parziale: come ha scritto Walter Siti,’il realismo è l’impossibile’.»
Effettivamente, l’esperimento cui si sottopone la protagonista del romanzo è stato affrontato anche dalla Gamberale per superare un momento difficile della sua vita. Ma di che cosa si tratta?

Chiara è una giovane donna con alle spalle il fallimento del suo matrimonio, anche se non parla mai del suo ex ma di “Mio Marito”, rigorosamente con le emme maiuscole. Conosciuto ai tempi del liceo, è sempre stato considerato dalla protagonista l’uomo della sua vita. Eppure un giorno il Marito, in viaggio a Dublino, le comunica telefonicamente che non sarebbe ritornato da lei. Ha perso la testa per una ragazza mite, Siobhan, che è tutto l’opposto della moglie, frenetica, insicura e pazza.

In realtà, l’abbandono subito da Chiara segue un cambiamento nella sua vita che non era stata in grado di accettare: il trasferimento dal tranquillo e familiare paese di Vicarello, a un’ora di macchina da Roma, alla grande città in cui lei si sente non solo un’estranea ma anche indifesa. Il paese natale è per la donna un luogo protetto, mentre la grande città le dà un senso di smarrimento.

Ma un altro cambiamento sopraggiunge a turbarle la vita: la rubrica che teneva per un settimanalePranzi della domenicaviene cancellata e sostituita da una ben più banale Posta del cuore tenuta da Tania Melodia, vincitrice morale dell’ultima edizione del Grande Fratello. Le rimane solo la sua attività di scrittrice che, in quel momento difficile, è in crisi profonda.

Insomma, tutto attorno a Chiara sembra crollare. Le sue certezze – il matrimonio, la casa di Vicarello in cui era stata felice, la sua professione – non ci sono più. Che altro le resta da fare?

La dott.ssa T, sua psicoterapeuta, ha una soluzione: ispirandosi a una teoria di Rudolf Steiner, le propone di fare qualcosa che non ha mai fatto, per un mese, una volta al giorno, per dieci minuti.

Chiara scopre, così, di essere in grado anche di preparare un pancake, di ricamare a punto croce (almeno tenta!), di cambiare un pannolino, di seminare lattuga e peperoncino sul terrazzo di casa o persino di leggere Harry Potter.

La sua solitudine si anima di amici e la sua casa diventa un po’ come l’arca di Noè, pronta ad ospitare ogni specie di “animale” per non lasciarli alla deriva.

Ancora non riesco a pensarmi al singolare, tanto più se si tratta di me in relazione a questa casa. Così nei primi mesi per necessità, forse adesso per pigrizia, questa casa si sta trasformando in un’ arca di Noè, un posto dove difendersi da quel diluvio universale che è la solitudine e sbarcare tutti insieme, fra animali di specie diverse – soli per scelta, soli per vocazione, soli perché capita, soli perché abbandonati. (pag. 24 dell’edizione economica)

Fra le persone che stanno vicino a Chiara, oltre agli amici di sempre, qualcuno incontrato per caso e qualcuno che diventerà molto importante nella sua vita. Qualcuno che, nel momento in cui i cocci del suo matrimonio potrebbero rimettersi assieme, le farà conoscere il vero significato di “famiglia”, con la consapevolezza che non sarà mai abbandonata.

***

Il romanzo della Gamberale mi è piaciuto soprattutto per lo stile, fresco e scorrevole, che nonostante tratti situazioni complesse dal punto di vista interiore, sa sdrammatizzare. Chiara, forse perché la vicenda narrata è in parte autobiografica, è in grado di scavare a fondo nell’animo umano alla ricerca di un equilibrio che sembra perduto per sempre. Il messaggio di questo romanzo è di speranza, perché anche dalle situazioni più complesse e dolorose si può uscire, scoprendo potenzialità che non si sospettava di possedere e persone che fanno da perno alla propria vita, anche in sostituzione di altre che prima venivano considerate uniche e insostituibili.

I MIEI (ALTRI) CONSIGLI DI LETTURA

[immagine Gamberale da questo sito]

QUESTO BLOG VA A PANNELLI SOLARI

arcobalenoE’ un’estate strana questa che si sta avviando verso la fine. Un’estate mai cominciata o che si è fatta vedere solo di tanto in tanto. Troppo poco, comunque.

Quanta pioggia è caduta durante i mesi di giugno, luglio e agosto? Almeno il doppio della quantità normale. Forse anche di più. Il maltempo, tra l’altro, non ha risparmiato nemmeno il Sud Italia (considerando quello che sta accadendo ora in Puglia), anche se il sole si è fatto vedere un po’ di più nelle regioni meridionali e nelle isole.

Stamattina a scuola una collega ha detto: “Domani c’è il sole” e tutti a chiedere in coro: “Domani c’è il sole?” neanche avesse parlato della caduta di un meteorite di 2 km di diametro. Sole-estate non è più un binomio indissolubile. Ora qui ce n’è un timido raggio. Si è fatto strada fra le nuvole e sembra un evento eccezionale.

Uno si prepara a passare il pomeriggio in casa e poi pensa che se c’è il sole, tanto vale uscire. Però non appena mette il naso fuori, ecco le prime gocce di pioggia. Ieri avevo gli occhiali da sole e l’ombrello aperto contemporaneamente.

E’ stata un’estate strana per me, indipendentemente dal meteo. Certamente il sole fa bene all’umore e forse la sua quasi totale assenza mi ha fatto sentire così … senza voglia di fare. Ho letto, ho scritto (soprattutto non per diletto!), al mare sono andata solo 6 giorni a luglio, non ho quasi mai preso sole sul terrazzo – cosa che solitamente faccio per almeno 5 mesi l’anno – semplicemente perché non c’era o, se c’era, il momento non era mai quello giusto.

Questo blog è un blog estivo, nato proprio per scrivere qualche sciocchezza durante l’estate, quando ho più tempo e mi posso occupare anche di cose frivole.
Sarà stata la pioggia, sarà stato l’umore non proprio al top, sarà stata la coincidenza tra le due cose, alla fine anche qui ho scritto davvero poco.

Forse questo blog va a pannelli solari. No sun no words.

[immagine da questo sito]

UN DOLCE SENZA COTTURA PER QUESTA CALDA ESTATE

semifreddo_agli_amaretti
In un blog estivo poteva mancare una ricetta? Certo che no!

Diciamolo chiaramente: con il caldo non si ha voglia di stare ai fornelli tanto meno accendere il forno. Ma per i golosi di casa, a parte il gelato (industriale 😦 ) che nel freezer non manca, un dolcetto fatto in casa ci vuole. Che fare? Provare un dolce senza cottura strabuono.

Ecco cosa vi serve:

150 gr di biscotti savoiardi

100 gr di amaretti (più eventualmente quelli che servono per guarnire)

100 gr di mascarpone

6 cucchiai di marmellata (io uso quella di ciliegie che, essendo un po’ aspra, mi porta ad aggiungere 2 cucchiai di zucchero … fosse per me, ne farei a meno 😉 )

2 cucchiai di Marsala

panna montata (facoltativa)

Ecco come si fa (la preparazione richiede un mixer, io ho un vecchissimo Bravo Simac che prepara il dolce in 3 minuti!):

Mettete nel recipiente del mixer i savoiardi tagliati in tre parti e macinate finemente. Aggiungete gli amaretti e fateli ridurre in polvere. A questo punto mettete tutti gli altri ingredienti e fate funzionare il mixer finché si sarà creato un composto omogeneo e morbido.
Inumidite un bel pezzo di carta forno, strizzatelo bene e rivestite uno stampo da plumcake. Versate il composto ottenuto, livellatelo bene, coprite lo stampo con della pellicola trasparente e mettete nel freezer per almeno tre ore.

Una volta estratto il dolce (che potete tranquillamente tenere anche più tempo, in questo caso basteranno pochi minuti a temperatura ambiente perché il dolce sia pronto per essere gustato), tagliatelo a fette e, se volete, guarnite con panna montata o con qualche amaretto sbriciolato.

E’ buonissimo!

E la dieta? Be’, in questo caso potete provare una versione più leggera sostituendo i savoiardi con i biscotti digestive, il mascarpone con la stessa quantità di Philadelphia light e la marmellata con due o tre vaschette di mousse di frutta. E’ buonissimo lo stesso.

Ovviamente non ho nessuna foto (se lo divorano all’istante! la foto è presa da questo sito), ma vi avverto che se avete uno stampo da plumcake regolare il dolce risulta basso. Però, a mio parere, è un dolce che non si può servire a fettone perché abbastanza sostanzioso e corposo.

LE DIVE E LA CELLULITE

Elena Santarelli

Elena Santarelli

La cellulite? Faccio il possibile per combatterla, ci sono prodotti o trattamenti che ci fanno avere ottimi risultati. La cellulite sparisce e noi vinciamo la battaglia, ma non la guerra. Perché appena allentiamo un po’ la presa lei zitta zitta ritorna. Insomma ragazze, siamo belle così come siamo. Teniamoci in forma, curiamoci il più possibile e saremo in pace con noi stesse. L’importante è non arrendersi mai, continuare a essere soddisfatte e fiere di noi stesse. Io credo che la perfezione non esista, è sempre e solo soggettiva. Anche le donne più belle a volte sono ritoccate, anche solo per rendere la grana della pelle più compatta.

Elena Santarelli, classe 1981, sul suo blog, ladysanta81, posta le sue foto in bikini, senza ritocchi con photoshop, per consolare le amiche che la seguono. Ora, io tutta ‘sta cellulite non la vedo, onestamente, però approvo il contenuto del suo discorso. Sicuramente la cura del proprio corpo è importante, iniziando da giovanissime. Dura da accettare ma la nostra pelle inizia ad invecchiare fin dai vent’anni.

La cellulite dovrebbe essere considerata una vera e propria malattia, non un inestetismo. Anche perché la sua formazione provoca ristagni di liquido che a loro volta sono la causa di problemi di circolazione. Con il passare degli anni, se non si incomincia presto a prendere provvedimenti, la situazione può solo peggiorare. Come si può vedere dalle foto della Santarelli, la cellulite non c’entra nulla, o quasi, con il sovrappeso. La soubrette, infatti, è magrissima.

La cosa più importante, oltre all’uso di prodotti specifici (mi secca fare pubblicità ma devo dire che Somatoline è l’unico rimedio efficace, meglio ancora se abbinato ad un ciclo di massaggi, come il linfodrenaggio), è il movimento fisico. La palestra è certamente il luogo migliore per tenersi in forma (attenzione, però: la ginnastica per combattere la cellulite è abbastanza specifica; QUI potete trovare degli spunti), ma anche una bella pedalata in bicicletta o una passeggiata veloce, per almeno mezzora al giorno, possono rivelarsi soluzioni efficaci.

Sharon Stone

Sharon Stone

La cellulite non bada all’età e pare non risparmiare nessuna. Eh sì, bisogna usare il femminile perché molto di rado gli uomini sono afflitti da questo inestetismo.
QUI potete trovare le fotografie delle dive al mare e scoprire che anche quelle bellissime sfoggiano la cellulite sulle spiagge. Gli scatti rubati, infatti, sono impietosi, niente photoshop e tutto appare come natura ha fatto.
Scoprirete così che la pur giovanissima Scarlett Johansson la sfoggia noncurante in riva al mare, l’ex velina Maddalena Corvaglia, che sul bancone di Striscia sfoggiava un fisico mozzafiato, con l’avanzare dell’età di cellulite ne ha messa in proporzione molta di più degli anni passati, e che la bellissima cinquantenne Sharon Stone, che sembra aver scoperto l’elisir dell’eterna giovinezza (in parole più semplici si chiama chirurgia plastica), ne ha in abbondanza su glutei e cosce.

Insomma, cellulite mal comune? Sì, ma mezzo gaudio no, purtroppo.
Comunque, se qualcuna si vuol consolare, anche QUI può trovare una bella carrellata di dive afflitte dal mal comune.

PERCHÉ UN BLOG ESTIVO?

granita mentaIo ormai posso essere considerata una veterana dei blog. Ne ho due, quello principale e uno specifico sulla scuola. Il primo è nato per essere un blog dedicato ai miei studenti, poi ho iniziato a prenderci gusto e a pubblicare riflessioni, più o meno profonde, su fatti di attualità o argomenti che mi stanno a cuore. Poche volte ho davvero parlato di me. Un po’ perché, essendo il blog primario letto dai miei studenti, ho sempre trovato difficile “aprirmi”. Un po’ perché, con il passare del tempo, mi sono sentita “condizionata” dai miei follower e ho iniziato a selezionare gli argomenti a seconda dell’interesse che ritenevo (e ritengo) potessero riscuotere i miei post. Alla fine ho iniziato a scrivere non ciò che volevo (non tutto, almeno) ma ciò che pensavo fosse “conveniente”. Insomma, alla fine ci si sente prigionieri della creatura cui si ha dato vita!

Stesso discorso vale per laprofonline. Parlo di scuola, è vero, esprimo le mie opinioni su determinati argomenti ma quasi mai parlo di me, della mia esperienza in classe. L’avevo fatto una volta sul blog primario ed è successo una specie di putiferio a scuola. Ho dovuto censurare quel post, che di per sé era innocente perché, pur trattando fatti realmente avvenuti in classe, avevo garantito la riservatezza dei protagonisti. Ciò che avevo scritto era stato definito “sconveniente” dal preside che conosco da più di vent’anni. Eppure in quel frangente ho avuto l’impressione che per lui fossi una perfetta sconosciuta.

Io sono sempre stata contro le convenzioni. “Sta bene” o “non sta bene” sono dei limiti che ho sempre accettato per educazione (intendo quella ricevuta in famiglia) e per non deludere gli altri. Per fare un esempio, da ragazza andavo a teatro vestita da sera perché a casa mia dicevano che “così stava bene”, anche se erano già tempi in cui la gente si metteva i jeans. Ero già sposata e madre di due bimbi, andavo a teatro con mia mamma e la sera prima lei mi telefonava per dirmi come mi dovevo vestire “per non farla sfigurare”. Deprimente.

Insomma, io ho proprio voglia di liberarmi dalle “catene” dei due blog già ben avviati per tentare una nuova avventura estiva. Eh sì, perché, almeno nelle intenzioni, questo è un temporary blog (ormai ci sono i temporary shop, perché non dovrebbero esserci anche i blog a tempo?), un blog estivo. D’estate si ha piacere anche di occuparsi di cose frivole ché ci sono poi tutte le altre stagioni per fare le persone serie.
Lo so, è un po’ tardi. In effetti sarebbe stato meglio aprire questo blog all’inizio dell’estate. Ma l’idea mi è venuta oggi, poche ore fa.

Ho letto il post di Valentina in cui pubblicava la recensione di un libro Harmony. Lei è una lettrice assidua, divoratrice di libri e a me fa piacere che passi dai classici ai libri Harmony. Così ho commentato:

«Non ho mai letto Harmony però sono dell’idea che non si debba disprezzare nulla. Tutt’al più se una cosa non ti piace, ne farai a meno la prossima volta (non so se è chiaro il concetto: se Harmony fa schifo, non ne leggerai più; se ti piace, ne leggerai altri, fermo restando che non è detto ti piacciano tutti).
In genere non sopporto gli snob che dicono “io quelle robacce non le leggo”, anche perché sono fermamente convinta che lo fanno di nascosto.
Ho un’amica che mi ha chiesto se avevo letto Sparks e le ho detto di sì, “Le parole che non ti ho detto” e “Come un uragano”. Poi mi fa: “me ne ha parlato bene un mio amico e voglio provare a leggere qualcosa di lui. Sai, in genere, non leggo romanzi che non siano i classici. leggo saggi …”. Ora mi chiedo: “Come fai a leggere saggi d’estate? Voglio dire, lei è un’insegnante come me e io d’estate voglio liberare la mente., figurati se leggo saggi!
Stesso discorso vale per le fiction: quando dico che le guardo, alcuni mi lanciano sguardi inorriditi. Una prof che guarda fiction? Sia mai!»

Ecco, io qui non voglio essere una prof (quella che sono non solo nel blog laprofonline ma anche in quello principale perché la mia identità quella è!). Voglio essere semplicemente Marisa e occuparmi anche di sciocchezze, così giusto per passare il tempo cercando di non morire di caldo!

Volete seguirmi? Magari una granita (virtuale) o un buon gelato (altrettanto virtuale) ve lo posso offrire.

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