MEGHAN MARKLE, LA DUCHESSA SNOB: NIENTE COPERTINA DI VOGUE


Non sarà mai principessa e lo sa bene. Nelle vene della duchessa di Sussex, al secolo Meghan Markle, moglie del principe Harry, non scorre sangue blu e suo figlio Archie Harrison Mountbatten-Windsor è solo il settimo nella linea di successione al trono d’Inghilterra. Praticamente destinato a essere principe a vita, senza poter indossare la corona reale.

La duchessa Meghan, come tutti sanno, è un’ex attrice statunitense ma le sue origini in realtà sono afro-americane. Il suo sangue, in pratica, non solo non è blu ma è anche una specie di cocktail. Cosa che non è stata particolarmente apprezzata dalla famiglia reale ma tant’è, al cuor non si comanda e a quello di uno dei nipoti prediletti di Queen Elizabeth, Harry figlio del principe Carlo e della rimpianta Lady Diana, non si può di certo porre veti.

Donna di mondo, già divorziata, Meghan è una duchessa particolare, molto meno legata all’etichetta di Buckingham Palace, almeno rispetto alla cognata Kate Middleton, duchessa di Cambridge e moglie di William, fratello di Harry. Sarà per questo che ha accettato, sembra di buon grado, il ruolo di editor per un mese della prestigiosa rivista di moda Vogue. Una special guest in redazione, giusto il tempo di legare il suo nome al numero della rivista più importante dell’anno: quello di settembre.


Un ruolo che, a quanto pare, non ha precedenti: è la prima volta nei 103 anni di storia di Vogue in Inghilterra che la rivista cede il timone, seppur a tempo determinato, a un’ospite. Di ciò Meghan è certamente fiera anche se ha subito declinato l’offerta di comparire sulla copertina di settembre dell’importante rivista. “Sarebbe troppo vanitoso”, con queste parole si sarebbe giustificata. Molto meglio lasciare lo spazio non a una ma a ben quindici donne che, come si legge in una nota dell’account Sussex Royal, «alzano l’asticella per l’uguaglianza, la gentilezza, la giustizia, l’apertura mentale. Il sedicesimo spazio è uno specchio, inserito perché quando avrete il numero in mano, possiamo vedere voi stesse come parte del collettivo.».

Molto modesta, non c’è che dire. Tuttavia questo atteggiamento a me appare decisamente snob e la modestia non del tutto sincera.


Non dimentichiamo che la celebre cognata della Markle, Kate Middleton, è già comparsa come cover girl per Vogue in occasione del centenario di fondazione della rivista, quindi non su un numero qualsiasi.

Nemmeno la mancata suocera di Meghan, la principessa del Galles Diana Spencer, di nobiltà ben più antica degli stessi eredi della regina Elisabetta, disdegnò di comparire sulla copertina di Vogue. Non una volta ma ben quattro. La prima la ritrae nel giorno del suo matrimonio e uscì nell’agosto del 1981. L’ultima cover risale invece alla sua morte e fu pubblicata nel numero di ottobre del 1997. A parte la pubblicazione postuma, possiamo dire che con il suo consenso fu immortalata per ben tre copertine.


Ora io mi chiedo per quale motivo reale (nel senso di vero… mi si perdoni il gioco di parole!) Meghan abbia rinunciato ad essere cover girl per un giorno. “Troppo vanitoso”? Ma andiamo…

A me questo atteggiamento appare invece un po’ choosy nonché snob. A meno che la ragione non sia un’altra.

Da settimane, infatti, si rincorrono voci secondo le quali la duchessa di Sussex, leggermente appesantita dalla recente gravidanza, sia oggetto del cosiddetto body shaming. Si tratta di un vero e proprio esempio di cyberbullismo: con la diffusione sui social di fotografie che ritraggono gente più o meno comune, si assiste ad un vero e proprio linciaggio mediatico nei confronti di chi non ostenta un fisico perfetto. Non stupiamoci che alcune persone appartenenti al mondo dello spettacolo e non solo, godendo di una certa fama, attirino le critiche degli hater. Cito un esempio abbastanza eclatante di cui ho parlato in un altro post: quello di Vanessa Incontrada che negli anni ha messo su qualche chiletto senza tuttavia perdere il suo fascino e la simpatia. Ma queste virtù per gli hater sono perlopiù trascurabili.

Tornando alla moglie di Harry, non si può certo dire che sia bellissima né che abbia lo stile e la classe della celebre cognata Kate. Di certo non può essere paragonata alla principessa Diana, ma chi potrebbe mai esserlo?
Forse avrà pensato che, con quei chili in più, avrebbe sfigurato se messa a confronto con le splendide donne di Casa Windsor che l’hanno preceduta.

Intanto, per non rischiare un sovrappeso irrecuperabile, la duchessa ha dichiarato che lei ed Harry non avranno più di due figli.

Chissà, magari Meghan è sincera quando sostiene che apparire sulla copertina di Vogue sia troppo “vanitoso”. Ciò non toglie che, affermando ciò, è come se considerasse troppo vanitose Kate e Diana.

[immagine sotto al titolo da questo sito; le cover di Vogue sono tutte tratte dal sito di IoDonna che è anche la fonte principale della notizia]

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SCATTI RUBATI IN SPIAGGIA PER DERIDERE SUI SOCIAL: L’INSANA MODA DI QUEST’ESTATE


L’inizio di quest’estate è stato caratterizzato da un’insana, quanto inspiegabile ai più, moda diffusa sui social: fotografare donne (perché non i maschi?) con qualche imperfezione fisica, naturalmente a loro insaputa, per deriderle on line.

Si tratta perlopiù di signore o signorine un po’ sovrappeso, con la cellulite, che mostrano il proprio fisico imperfetto (ma la perfezione esiste?) in bikini con la massima noncuranza. Almeno così sembra.

In realtà, chi può dire che ci sia, da parte di queste donne, la massima disinvoltura nell’esibirsi sull’arenile o sotto l’ombrellone? Spesso, infatti, l’apparenza cela un’intima sofferenza che si cerca di nascondere, la rassegnazione a mostrarsi senza coprirsi per il semplice fatto che è un diritto di tutti poter andare in spiaggia e abbronzarsi, senza morir di caldo con camuffamenti vari.

Parallelamente a questo vero e proprio cyberbullismo, su Twitter un tale – a me sconosciuto – ha diffuso una specie di “decalogo” in cui consiglia l’abbigliamento adatto alle over 29. Secondo questo tizio, infatti, dopo i 29 anni (ventinove, ma vi rendete conto?), il fisico femminile è soggetto al decadimento quindi è assolutamente vietato esibire in pubblico un fisico non perfetto. Per l’esattezza, l’individuo avrebbe definito “scadute” le ragazze con più di 29 anni. 😦

Questi due fatti, secondo me, devono far riflettere.

Il “decadimento fisico” è del tutto naturale. L’invecchiamento inizia, effettivamente, dopo i 20 anni. Ci sono donne di 50 o 60 anni che ne dimostrano molti meno, si curano, vanno in palestra, talvolta ricorrono a qualche ritocchino (non sto parlando, ovviamente, di chi si sottopone a veri e propri interventi di chirurgia estetica), in poche parole non vogliono invecchiare male. Perché si invecchia, inutile negarlo. Si può, quindi, evitare o almeno ritardare il “decadimento” ma questa è una scelta personale su cui non si può né si deve discutere.

Io ho iniziato a curare (sarebbe meglio dire “osteggiare”) la cellulite a 15 anni. Ci sono donne che non sanno cosa sia nemmeno a 80 anni e più. Mia madre, per esempio.

La mia vita è contrassegnata da lotte con la bilancia a cadenze più o meno regolari (ogni cinque-sei anni circa). Chiaramente sono andata in spiaggia sempre in bikini, con 10 kg in più o 10 in meno. Ho esternato noncuranza? Onestamente no. Mi sono sentita più a mio agio con il peso forma raggiunto che con i chili in eccesso. Ma questo è un fatto personale che non deve portare a giudizi gratuiti o, cosa ben peggiore, a derisioni ingiustificate da parte di gente che nemmeno mi conosce. Il solo fatto che qualcuno possa “rubare” degli scatti per prendermi in giro a mia insaputa mi fa orrore. E pena. Sì, credo che certa gente sia proprio penosa.

C’è senz’altro qualcuna che avrebbe bisogno di un nutrizionista (per salvaguardare la salute non certo per motivi estetici!), ma chi si dovrebbe arrogare il diritto di farglielo notare? Se il sovrappeso o l’obesità non è un problema per l’interessata, perché mai dare consigli non richiesti?
Questo discorso vale, naturalmente, anche per i maschi.

Sorrido pensando all’ultima visita, due anni fa, dall’angiologo. Una persona squisitamente gentile che ha messo a tacere tutti i miei dubbi su alcune vene varicose (o almeno a me sembravano tali) e che, di fronte alla mia esternazione ingenua “Certo, anche il peso ha la sua responsabilità, dovrei dimagrire almeno una decina di chili…”, ha replicato: “Ma signora, non si faccia problemi! Sa come mi apostrofano i miei colleghi medici? “Ciccione!“. E si fece una bella risata.
Solo allora mi resi conto della mia scarsa delicatezza nel parlare di “peso” davanti a un omone di almeno 120 kg.

La grassezza a volte è una questione mentale. La dieta dimagrante, infatti, deve partire da una forte motivazione. A nulla vale il non vedersi come si vorrebbe, ad avere razionalmente ben presente quanto si vorrebbe indossare meglio un vestito o quanto a proprio agio si starebbe senza avere il fiatone per un semplice passo accelerato. Ciò non toglie che per nessun motivo al mondo si debba essere giudicati per il peso o altre imperfezioni fisiche.

Un po’ di tempo fa ho letto un bell’articolo di Costanza Rizzacasa d’Orsogna pubblicato su “La7”, settimanale del Corriere della Sera. Ne consiglio la lettura per comprendere come dietro a ogni “grassezza”, o anche eccessiva magrezza, si nascondono motivazioni che nessuno, se non i diretti interessati, può davvero conoscere. Giudicare è sempre sbagliato, giudicare senza sapere è semplicemente un’idiozia. Il rispetto per le persone e per la loro unicità (perché questa è la caratteristica di ogni individuo) è un diritto inalienabile.

Riporto alcuni passaggi tratti dalla parte finale dell’articolo di Costanza (se volete leggerlo tutto questo è il LINK):

«Questo è il MIO corpo. Non me ne vergogno in alcun modo. Non devo giustificarlo. Anzi, sapete che c’è? Mi piace tutto del mio corpo». Ho detto, «Wow, chi è questa donna? Si ama davvero o è solo un atteggio?». Ed è stato quello il momento. Il momento in cui ho capito che non siamo noi, grassi, brutti, diversi, a dover cambiare o nasconderci per non essere bullizzati e irrisi, siete voi che non dovete bullizzare e irridere. Ho ingoiato insulti per tre anni, non ce la faccio più. Ho deciso d’imparare a piacermi. […] Sono una donna grassa e merito rispetto. Merito di essere accettata. Adesso.»

Io forse non avrei usato il termine “accettata”. Perché l’accettazione di sé deve prima di tutto partire da noi e non per questo essere approvata e condivisa.
Mi piace molto, invece, il fatto che la giornalista e scrittrice abbia ammesso: «Ho deciso d’imparare a piacermi». Aggiungo che piacersi significa volersi bene e questo è ciò che conta di più per vivere felicemente l’essere sé stessi.

P.S. AVVERTIMENTO AGLI IDIOTI DEL WEB:

Anche quest’estate andrò in spiaggia in bikini (nonostante i 29 anni li abbia superati da un bel po’…), mi coprirò con il pareo solo per sedermi al bar (per una questione di igiene e una elementare forma di educazione) e non mi vergognerò del mio fisico anche se ho ancora qualche chiletto da smaltire, la cellulite e qualche ruga in più causata dal dimagrimento veloce degli ultimi mesi (non sono tonica e non amo la palestra, che ci posso fare?).
Volete rubare qualche scatto e deridermi sui social? Vi avverto che rischiate, anche se vi nascondete dietro ai nickname (oltre all’intelligenza vi manca il coraggio). LEGGETE QUA.

Io sono stata giovane e bella, voi probabilmente intelligenti mai.

[nell’immagine la modella curvy Ashley Graham da questo sito]

QUEI CHILI DI TROPPO, DOBBIAMO PROPRIO NASCONDERLI? IL CASO DI MARIAH CAREY E DI ALTRE VIP


Il web ha certamente dei meriti, come la facilità delle comunicazioni a chilometri e chilometri distanza nonché la possibilità di essere informati su tutto in tempo reale. Anche i social network e i blog – ormai in decadenza, ahimè – hanno dei lati positivi, specialmente se utilizzati per passare il tempo e comunicare con gli altri vincendo, a volte, la solitudine.

Come in tutte le cose c’è, tuttavia, una misura che sarebbe meglio non oltrepassare. Ad esempio, molti pensano che postare foto sui social sia un fatto pressoché privato. Non lo è, nemmeno se si hanno pochi follower. A maggior ragione se le pagine in cui si scaricano immagini – Instagram in testa – sono quelle dei “soliti noti” a caccia di click. Succede, però, che se da una parte il numero degli accessi lievita fuori misura – e ciò può essere in un certo senso anche motivo di vanto – dall’altra questi vip corrono il rischio di essere insultati per i motivi più disparati. Per le donne, i chili di troppo sono uno dei motivi che possono portare a questo rischio. Poi dipende dallo spirito delle persone e dalla loro capacità di sorvolare con leggerezza, a dispetto del peso, sull’ignoranza delle persone. Perché è più che evidente che l’insulto facile è sintomo di mancanza di cultura oltreché di stile.

Uno dei casi che ha fatto maggiormente discutere nelle ultime settimane è quello di Mariah Carey. Lo scatto “incriminato”, tuttavia, non l’ha postato personalmente sui suoi profili ma è stato diffuso da fan delusi per la sua recente esibizione a Los Angeles. La cantante, decisamente appesantita, è apparsa sul palcoscenico piuttosto goffa nei balletti che accompagnavano le sue canzoni e questo è stato certamente il motivo numero uno della valanga di critiche che le sono piovute addosso.

Ora, con tutta la stima che posso nutrire per la Carey e pur esprimendo senza riserve la mia solidarietà, in qualche modo la ritengo responsabile di tutto il clamore che è nato attorno ai suoi chili di troppo. La mise, infatti, è del tutto inappropriata: un body sgambatissimo e semitrasparente non può che mettere in evidenza una silhouette decisamente over size. Avesse indossato una blusa morbida su una gonna leggera, magari in chiffon, con spacchi laterali la sua “reputazione” sarebbe stata salva. Insomma, se la figura è appesantita meglio non mettere in evidenza i chili in eccesso.

Altri casi, più o meno recenti, hanno esposto alla gogna, diciamo così, donne famose che forse badano meno alla pancia piatta e al vitino da vespa, restando fresche e solari, con un sorriso smagliante e anche un po’ di autoironia che serve a sdrammatizzare e a mettere a tacere le lingue biforcute.


Qualche tempo fa, l’attrice spagnola Vanessa Incontrada è stato oggetto di critiche infuocate, sempre a causa di una linea non perfetta, in occasione dei Wind Music Awards, trasmessi su Rai 1 in diretta dall’Arena di Verona. La bella Vanessa, di fronte agli insulti dei cosiddetti hater, non ha reagito. Ha però ringraziato quanti le hanno manifestato solidarietà, dimostrando di avere, oltre a uno charme decisamente gradevole, lo spirito giusto per affrontare chi non merita poi nemmeno troppa attenzione: l’indifferenza.

In quella occasione, in un tweet indirizzato @VaneIncontrada avevo scritto:

E che dire dei chili presi in gravidanza che si fatica così tanto a mandar giù? Oggetto di insulti per questo motivo è stata la politica Giorgia Meloni, da pochi mesi mamma della piccola Ginevra, immortalata, a sua insaputa, dall’attrice Asia Argento in un locale romano. Qualche rotolino sui fianchi ha scatenato un odio immotivato. Il tweet della Argento è irripetibile (QUI potete leggere un articolo sul “caso” che risale al febbraio scorso) e non c’è nulla che possa giustificare una tale acrimonia, neppure l’avversità politica.
Anche in questo caso la replica non si è fatta attendere anche se quella della Meloni non può essere decisamente definita indifferenza.

Ultimo caso che sta facendo discutere in queste ore è quello di Michelle Hunziker che ha postato sul profilo Instagram una foto di qualche anno fa, che la ritrae mentre allatta la piccola Sole, commentando: «Guardate la bella ciccetta che spunta dal mio pantalone non sapete quanto ne andavo fiera. Era il rimasuglio dei miei 14 chiletti ‘messi su’ orgogliosamente in gravidanza». Guardando la foto, tuttavia, della ciccetta non si vede nemmeno l’ombra e ha fatto bene Selvaggia Lucarelli a replicare sulla sua pagina Facebook: «Non definire “bella ciccetta” quell’impercettibile filo di carne. Quello strato di carne lì è quello che divide ogni donna dalle sue ossa».

Fatta questa riflessione, vado direttamente alla domanda posta nel titolo: quei chili di troppo, dobbiamo proprio nasconderli?

Io direi di no, a patto che ci sia un po’ di buon gusto nell’esibizione. L’abbigliamento di scena della Carey, come ho già detto, è assolutamente inappropriato. Per il resto, la moda curvy sta dimostrando che si può essere belle, affascinanti e appetibili (i maschi, in fondo, preferiscono un po’ di carne nei punti giusti…) anche con un po’ di ciccetta. Quella vera, però.

In ultimo, non dimenticare mai che tutto ciò che viene postato sui social e più in generale sul web, non è ad uso e consumo dei 25 lettori di manzoniana memoria ma è dato direttamente in pasto alla collettività globale che a volte non perdona.

[fonti per il testo e le immagini: 105net, panorama.it, dagospia.com, adnkronos.com]

LO SPOSO NON SI PRESENTA ALL’ALTARE: I PARENTI DI LEI CI MANGIANO SU


La notizia, non recentissima, ha destato in me, all’inizio, qualche perplessità. Ma la mancata sposa, una donna sarda quarantenne, ci ha messo la faccia – in un’intervista pubblicata sul Corriere – e non ho quindi motivo di dubitare della veridicità dei fatti.

In breve: Nadia conosce il futuro – ormai mancato – sposo Giovanni via web e nell’arco di soli sette mesi i due decidono di sposarsi. Tutto è pronto per le nozze ma lo sposo non si presenta. Militare di carriera, si barrica in caserma e non ha nessuna intenzione di uscire da lì. Nadia, affranta, capisce che il matrimonio è saltato, congeda i parenti e si ritira in casa dei suoi. A questo punto, però, i genitori ci pensano su, ritengono che i soldi del pranzo, già pagato, non si possano buttare e decidono di richiamare gli invitati per recarsi al ristorante. La mancata sposa acconsente a parteciparvi, dimostrando uno spirito invidiabile nell’incassare il brutto colpo. Infatti ha commentato così la decisione di “mangiarci su”:

«Ho avuto coraggio? Sì me lo hanno detto e scritto tanti, ma io ho fatto solo quello che mi sembrava più giusto. Doveva essere una festa… Il giorno più bello. Non ho voluto che fosse il più brutto». Poi Nadia spiega che l’idea è stata di suo padre: «L’idea di andare comunque al ristorante dove erano pronti rinfresco e pranzo è stata di mio padre. Ci avevo pensato anch’io, ma è stato lui a dire “Andiamo, tanto è già tutto pagato”. Un modo per sdrammatizzare… e infatti ho subito reagito anche io. Ho pensato: in fondo non è morto nessuno, la vita continua».

Ora, questa vicenda offre diversi spunti di riflessione.

Mangiarci su? Perché no?
D’accordo che la spesa era stata affrontata, le pietanze pronte, il ricevimento allestito, ma io sinceramente non avrei mai proposto agli invitati di recarsi a pranzo e, nel ruolo della sposa abbandonata, mai e poi mai mi sarei presentata al ricevimento. Come può pensare la sposa Nadia che così facendo quel giorno non sarebbe stato il più brutto della sua vita? Brutto, bruttissimo ugualmente… altroché. Sdrammatizzare? Mah, questione di punti di vista. Assistendo a quella festa sottotono, la gente imbarazzata – lo sarà stata, no? – i sorrisi di circostanza, il brindisi a una nuova vita che di certo non era quella che Nadia sperava per sé… insomma, personalmente a me il tutto sembra abbastanza tragico.
Non è morto nessuno? Be’, credo che in cuor suo la bella Nadia avrebbe voluto in quel momento un cadavere su cui non versare lacrime: quello di Giovanni.

Le relazioni che nascono sul web sono tutte destinate a naufragare?
Direi di no, anche se nelle relazioni che iniziano virtualmente si deve tenere nel debito conto che poi, quando il tutto diventa reale, si può rimanere delusi. Cose che capitano anche quando due s’incontrano di persona, sul luogo di lavoro, a una festa, grazie alla “mediazione” di parenti o amici. D’accordo su questo e sul fatto che ogni legame sul nascere può destare delle aspettative che poi, con la frequentazione, rischiano di diventare altro e quest’altro a volte è difficile da digerire.
Appurato che un rapporto di coppia, in qualsiasi modo e luogo nasca, non è detto sia duraturo, la domanda che personalmente mi pongo è un’altra:

perché cercare il lui o la lei sul web?
Di questo ho una certa esperienza, non diretta ma che riguarda persone a me vicine. Quello che ne ho potuto dedurre è stato che spesso – non sempre – le persone che cercano “il/la compagno/a di vita” via internet hanno molti complessi (talvolta ingiustificati) e non sono in grado di approcciarsi agli altri in modo diretto, di persona. Almeno non all’inizio, perché è scontato che, se dal virtuale si passa al reale, prima o poi si debba affrontare l’approccio diretto, fatto di sguardi, gesti, odori, sapori, suoni… insomma tutto ciò che ha a che fare con i sensi. E ciò appare molto diverso rispetto all’uso della sola vista che permette di leggere parole scritte su un monitor e costringe a indovinare ciò che si nasconde dietro faccine ed emoticon.
Considero questo modo di incontrarsi molto triste, quasi asettico, costruito attorno ad un’idea che ci creiamo dell’altro e che ostinatamente facciamo coincidere con l’ideale che abbiamo di chi vorremmo accanto per la vita. Ma è un’opinione personale discutibilissima, se volete. Ora, però, mi pongo un altro quesito:

la differenza di età che ruolo gioca nei rapporti di coppia?
Nadia e Giovanni hanno età assai diverse, e non sto parlando solo di numeri e date di nascita. Lei 39 anni, lui 24. Lei già mamma di un bambino di 5 anni, lui ancora nella fase dell’adolescenza che nei giovani d’oggi si prolunga fino ai 30 anni e passa… come nell’antica Roma, quando un giovane poteva emanciparsi.
Certo, questa differenza di età sembra non aver ostacolato i propositi di questa coppia, nei sette mesi che hanno preceduto le nozze mancate. Ma ho l’impressione che la decisione di sposarsi sia stata unilaterale, che Nadia più che un compagno per sé cercasse un padre per il suo bambino, tuttavia ha fatto male i suoi calcoli: avrebbe dovuto cercare un cinquantenne non un ragazzo di 24 anni, anche se molto attraente con il suo fisico palestrato. Decisioni così serie devono essere non solo condivise – magari nell’incoscienza del poco più che ventenne la convinzione di convolare a nozze c’era pure – ma soprattutto meditate in prospettiva futura specialmente nel caso in cui il matrimonio porti alla formazione non di una coppia ma di una famiglia vera e propria.

E’ giusto anteporre il lato economico a quello emotivo?
L’ultima domanda che mi pongo riguarda il padre di Nadia: che padre è quello che calpesta i sentimenti della figlia pensando ai soldi spesi, seppur con sacrificio? Io un padre così non l’avrei mai voluto. Non c’è spesa fatta che valga il benessere di una figlia, che possa compensare l’infelicità provata, nemmeno se con il giusto spirito di vendetta. Perché questo deve aver pensato quel papà, forse in buona fede e con l’intento – non unico, comunque – di dar soddisfazione alla figlia. “Quel mascalzone non merita le tue lacrime” deve aver pensato e detto a Nadia. “Mangiamoci su, tanto è tutto pagato”.
Nossignore, non si possono ingoiare le lacrime assieme a una fetta di torta nuziale. Forse l’idea migliore sarebbe stata raccogliere tutto quel ben di Dio e portarlo alla più vicina mensa dei poveri.

E voi che ne pensate?

AGGIORNAMENTO, 15 luglio 2017

Questa mancata sposa ha fatto la cosa più giusta: saltato il matrimonio, ha invitato al ricevimento gli homeless.

ASHLEY GRAHAM, LA CURVY TRADITRICE

Il mondo del web – soprattutto le donne con qualche chiletto in più e gli uomini che amano le rotondità – è in fermento: la modella curvy (ma sarebbe meglio dire ex curvy) Ashley Graham nelle ultime foto postate su Instagram è apparsa notevolmente dimagrita. I fan hanno subito gridato allo scandalo… anzi no, al tradimento.

La modella ha rassicurato i followers: spesso è solo questione di punti di vista, un buon selfie può “far perdere qualche chilo”.

Certo è che la povera Ashley, bellissima comunque, è sempre bersaglio di critiche: prima perché ritenuta “troppo grassa”, ora perché “troppo dimagrita”.

Lei, tuttavia, pare non curarsi dei commenti: «Le persone che navigano sulla mia pagina a volte scrivono che devo vergognarmi perché sono troppo grassa, altre perché sono troppo magra. L’importante per me è che a fine giornata io stia bene con me stessa».

Come non darle ragione?

Io non so se trovare la posa giusta faccia fare qualche magia ai selfie, tuttavia tra il PRIMA

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e il DOPO

graham

a me la differenza appare notevole, tanto da pensare a un po’ di dieta. Il che non sarebbe così disdicevole.

[LINK della fonte, da cui sono tratte anche le immagini]

SE IL TOPLESS IN SPIAGGIA E’ QUELLO DI BIANCA BALTI… CHE ALLATTA

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Ho più volte affrontato il tema dell’allattamento al seno sul mio blog principale (in particolare QUI e QUI). Nell’ultimo post cui rimando sono stati postati molti commenti, tutti favorevoli all’allattamento materno, ma tra questi alcuni non condividevano il fatto di “esibire in pubblico” il seno mentre si allatta. Naturalmente il problema, in questi casi, non è mai la mamma, che considera quel gesto il più naturale del mondo e, quindi, nulla da nascondere; il disagio è, invece, quello di chi, pur senza volerlo, assiste a questo “spettacolo”.

Una polemica del genere è stata recentemente suscitata dalle foto postate sul web da una nota modella italiana, Bianca Balti, mamma di due bambine, l’ultima delle quali, nonostante abbia superato l’anno di età, viene ancora allattata al seno.

La modella ha postato su Instagram delle foto in cui la sua bambina, Mia, è attaccata al seno in spiaggia, in un luogo pubblico. Questo scatto ha attirato le critiche di molte persone, eppure il brelfie (il selfie durante l’allattamento sui social) sembra essere una vera e propria moda nello star system. La Balti non è la prima e neanche l’ultima a mostrarsi con la piccola attaccata al decolleté. Inoltre non vedo dove sia il problema visto che nelle spiagge italiane il topless è diffuso, anche se in minor misura rispetto a un tempo. Quindi, ciò che disturba pare essere non il seno al vento di per sé, quanto il fatto che si “pubblicizzi” una azione che dovrebbe rimanere privata.

In genere, non apprezzo molto che le “dive” postino selfie di continuo sui social, solo per dimostrare quanto sono belle, magre e ben vestite. Trovo che sia puro esibizionismo e non capisco il motivo per cui queste foto ottengano migliaia di “like”. Ma il caso di Bianca Balti è diverso. Vi spiego perché.

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La modella, tempo fa, era stata criticata per aver mantenuto qualche chilo in più dopo la gravidanza (vedi foto in alto). Vi posso assicurare che, nonostante quello non fosse il suo peso forma, avrei voluto che la mia bilancia lo segnasse.
Ora, a distanza di mesi, Bianca è rientrata nella taglia 40 (beata lei!), con qualche sacrificio, sì, ma senza rinunciare all’allattamento. Chi ha un minimo di esperienza in materia, saprà che è molto difficile far scendere l’ago della bilancia finché si allatta un neonato. Mia, però, ha un anno e allattarla non richiede certamente lo sforzo e l’impegno dei primi mesi. Trovo, quindi, che le foto postate da Bianca Balti siano un messaggio positivo in tal senso.

Un altro motivo per cui non ritengo disdicevole il brelfie è che una “voce” autorevole, trattandosi di un personaggio noto, sia sempre utile per incoraggiare le donne ad allattare i bambini. Non dimentichiamo che il latte materno è in assoluto il miglior alimento per un neonato e che l’allattamento al seno dovrebbe essere protratto per almeno sei mesi.

C’è ancora un motivo per cui approvo la decisione della Balti di postare le foto: il fisico bello, tonico, non eccessivamente magro, serve a screditare le voci secondo le quali la gravidanza sia da considerare un demone per le donne che “usano” il proprio corpo per mestiere (spero di non essere fraintesa!).
Sono sempre più le modelle o donne dello spettacolo che non rinunciano alla maternità. E pazienza se fanno un po’ di fatica per smaltire i chili di troppo (la Balti in gravidanza è aumentata di 20 kg, il che mi pare anche eccessivo) o se le curve sono più generose dopo una o più gravidanze. La maternità, in ogni caso, rende ancora più bella qualsiasi donna.

[fonte della notizia Corriere.it da cui è tratta anche l’immagine selfie; altra immagine da questo sito]

LE ADOLESCENTI E L’ESTATE: MODE PERICOLOSE

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Nell’adolescenza ci si costruisce un’immagine ideale di sé basata sui criteri del gruppo, delle sue mode, della sua morale, dei suoi valori. Ci si sente belli o brutti nella misura in cui ci si avvicina o meno a questa immagine ideale di sé. Seguire una moda, quella del gruppo, è un modo di affermarsi e anche di portare la divisa del gruppo, ciò che gli altri hanno deciso di indossare. È un segno di allineamento, di integrazione; nella moda e nel gruppo (il «branco») ci si sente spesso al riparo. Dal momento che non ci si piace più, si cerca di vedersi belli nello sguardo degli altri.
Ma le mode cambiano incessantemente e i canoni della bellezza mutano a seconda delle epoche e delle culture. Per seguire una moda si finisce spesso con il nascondere le cose belle e mostrare ciò che di meno bello si possiede.
[F. Dolto, I problemi degli adolescenti, Milano, Tea Pratica, 1998]

Quanto possono essere considerate attuali queste considerazioni della pediatra e psicoanalista francese Françoise Dolto? Ancora più attuali, direi, se consideriamo che oggi, con la diffusione dei social network e la continua connessione dei giovani con il mondo web, la moda del gruppo non è più solo relegata all’interno delle amicizie di scuola o di cortile, ma è molto più ampia e i miti non sono più la ragazza bella, bionda, con gli occhi azzurri e abiti griffati del proprio giro o il belloccio di turno, attorniato da ragazze in adorazione, ma quelle persone irraggiungibili, che non sono a portata di tatto, che fanno capolino dagli smartphone e dai tablet, a ricordarti che tu, ragazza/o “normale”, sei una nullità. Almeno questo è ciò che pensano i giovani d’oggi alle prese con i modelli ammiccanti dalle foto postate su Fb o Instagram.

Tutto questo, a detta degli specialisti, è oltremodo dannoso per le giovani menti ancora in cerca di una identificazione in un mondo sempre più globale.

Come osserva Maura Manca sul blog Adolescienza, i social stessi diventano testimoni delle problematiche alimentari, specialmente nella stagione estiva in cui quasi ogni centimetro del proprio corpo è esposto alla sguardo di milioni di utenti. Sto parlando ovviamente dei corpi in “vetrina”, perfetti grazie alla natura benevola o, con maggiore probabilità, ai trucchi di photoshop, che tante adolescenti – perché le femmine su questo argomento sono più suscettibili – ammirano quasi in adorazione tentando di avvicinarsi almeno un po’ a quei modelli di bellezza ideale.

Continua Manca, riferendosi all’adolescenza:

«È un’età difficile, ricca di contrasti emotivi che prendono forma sulla forma corpo. L’autostima spesso è legata alla propria immagine corporea che a sua volta è legata ai canoni estetici imposti dalla società. La loro vita è accompagnata da conflitti e ring interni in cui accettazione e non accettazione dibattono quasi quotidianamente.

Il peso dell’approvazione degli altri grava particolarmente in questi anni ed è una motivazione che può fungere, insieme alla rete social e sociale, da rinforzo positivo e negativo.»

belen-rodriguez-lato-bI dati, se non proprio allarmanti, sono preoccupanti: 4 adolescenti su 10 non si accettano e vogliono cambiare il proprio corpo. Ma non solo le ragazze sono esposte al rischio di disturbi alimentari per poter uguagliare la perfezione delle pance piatte, seno prosperoso, lato B tonico delle molte vip (nella foto a lato Belen, se non l’aveste riconosciuta…) che generosamente espongono in vetrina le loro belle forme.

Si assiste, infatti, ad un numero crescente di maschi che rischia di ammalarsi di ortoressia (ossessione per un’alimentazione sana), vigoressia (ossessione per la propria massa muscolare, sempre insufficiente ai loro occhi) fino ad arrivare all’estremo rischio dell’anoressia (restrizione alimentare o rifiuto del cibo per paura di ingrassare), patologie che fino ad ora avevamo considerato una prerogativa quasi esclusivamente femminile.

Tuttavia, secondo il mio parere, bisogna distinguere tra il controllo del peso, quand’è necessario per smaltire qualche chiletto in più, e l’ossessione per un corpo perfetto che porta gli adolescenti ad infliggersi diete fai da te, pericolosissime, senza una reale necessità di controllare il peso. In quest’ultimo caso si parla di una vera e propria patologia: la dismorfofobia, vale a dire il percepirsi in modo diverso dalla realtà, un disturbo da cui sono afflitte donne magrissime, talvolta addirittura sottopeso, che continuano a vedersi e percepirsi come grasse.

Rivolgendo l’attenzione ai gossip (d’altronde questo è un blog estivo e affronta anche argomenti leggeri…), l’ultima a cadere nella trappola del corpo perfetto, è la modella e attrice, 19 anni appena, fidanzata del primogenito dei coniugi Beckham.

chloeChloë Grace Moretz è stata, infatti, accusata sui social di essere grassa, in particolare di avere le cosce troppo tornite. Grazie anche alla collaborazione del fidanzato Brooklyn Beckham, patito della boxe, si è allenata in palestra per migliorare la sua silouette e ora orgogliosa, dalle pagine di Instagram, sfoggia un corpo più snello (in modo quasi impercettibile, a mio parere): appena qualche centimetro perso sul giro coscia e la ragazza assicura che non ha intenzione di andare oltre. In fondo lei si piace così. La cosa più importante, per non cadere nel tranello delle mode on line, è proprio questa.

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine Belen Rodriguez da questo sito; immagine Chloë Grace Moretz da Corriere.it]