IL GALATEO SOTTO L’OMBRELLONE: SEMPLICI REGOLE SPESSO IGNORATE

spiaggia affollata
Il quotidiano La stampa di Torino ha recentemente pubblicato un articolo fotografico sulla buona educazione in spiaggia. Sono certamente regole elementari che purtroppo pochi osservano. E la situazione è destinata a peggiorare dato che molti dei genitori che oggi hanno dei figli piccoli non sono in grado di educarli al rispetto delle regole  – anche in spiaggia, e non mi dicano che i bambini son bambini… – quindi mi chiedo che educatori saranno i bimbi d’oggi, una volta diventati adulti.

Venendo al bon ton estivo, sintetizzo le regole esposte nell’articolo linkato, commentando a modo mio:

1. Il cellulare in spiaggia dovrebbe essere silenzioso – possibilmente lasciare solo la funzione vibracall che avverte dell’arrivo di una telefonata – e, nel rispetto di chi si vuol leggere un libro o fare un sonnellino oppure anche soltanto abbronzarsi in santa pace, possibilmente fare telefonate brevi senza far sapere a tutti gli affaracci propri.

2. L’abbigliamento da spiaggia non ha limiti, nel senso che ognuno ha il diritto di stare comodo. Il bikini per le donne e i boxer per gli uomini vanno benissimo ma attenzione: quando si va al bar (della spiaggia, ovviamente), è buona regola coprirsi – basta un pareo o una canottiera – e se possibile, nel caso in cui si consumi al tavolo, portarsi un asciugamano da mettere sulla sedia, nel rispetto della propria e dell’altrui igiene.

3. I bambini in spiaggia si divertono un sacco ed è giusto che sia così. Ma i genitori dovrebbero sorvegliarli in modo da evitare che disturbino i vicini d’ombrellone o le persone che passeggiano sul bagnasciuga con lanci di sabbia o palettate sugli stinchi.

4. Le donne che amano prendere il sole in topless dovrebbero avere l’accortezza di coprirsi se si alzano dal lettino. Insomma, va bene la tintarella integrale ma andare su e giù per la spiaggia con il seno al vento sa molto di esibizionismo.

5. I fumatori – io lo sono, ahimè, ma sono molto educata – dovrebbero accertarsi che nelle vicinanze non ci siano bambini o donne in evidente stato di gravidanza. In molte spiagge c’è il divieto di fumo in queste circostanze, in alcune la sigaretta è proibita del tutto. Una norma da rispettare assolutamente: mai gettare i mozziconi sulla sabbia o nel mare. Cercare un cestino e accertarsi di aver spento il mozzicone prima di gettarlo tra gli altri rifiuti.

6. Spesso quando si va al mare in giornata ci si porta appresso il pranzo. Evitare pietanze elaborate – lasagne al ragù o cotolette alla milanese, per esempio – che creano effluvi poco graditi ai vicini d’ombrellone. Meglio un pranzo fresco, qualche bibita dissetante … avendo cura, ovviamente, di gettare tutti i rifiuti negli appositi contenitori. In molte spiagge c’è la raccolta differenziata: non fate finta di niente gettando tutto in un contenitore a caso.

7. Affittare un ombrellone non equivale a farvi diventare padroni della spiaggia. La prima regola è rispettare gli spazi, anche se a volte effettivamente lo spazio tra un ombrellone e l’altro è davvero ridotto. Ad ogni modo, a nessuno fa piacere trovarsi sotto il proprio ciabatte infradito o secchielli e palette dei bimbi di proprietà altrui. Abbiate rispetto anche dell’ombra: a ciascuno la propria, senza invadere quella dell’ombrellone accanto solo perché vi sembra la posizione più comoda.

8. In spiaggia non c’è nessun red carpet da attraversare – al massimo una passerella di legno – e allora perché arrivare truccate e piene di bracciali, anelli, collane e orecchini? Certe donne non le capisco: non sopportano i segni dell’abbronzatura, perciò usano slip striminziti e niente reggiseno, però sono piene di monili. A me del segno del reggiseno e degli slip non interessa nulla, ma non sopporto quello dei gioielli. La prima cosa che faccio quando arrivo, prima di distendermi sul lettino, è togliere l’orologio. Ho solo il segno della fede nuziale che non tolgo mai. Quanto al trucco, la pelle ha bisogno di respirare e allora ben venga l’estate in cui, con l’abbronzatura, il make up non serve nemmeno. Se proprio non sapete rinunciare a ombretto e mascara, usate i cosmetici waterproof che evitano di trasformarvi in mascheroni quando uscite dall’acqua.

9. La doccia al mare è d’obbligo, specie dopo il bagno. La salsedine inaridisce la pelle e attira i raggi del sole, quindi rischiate di scottarvi, anche con la crema protettiva. E’ buona regola, comunque, darsi una sciacquata veloce senza usare prodotti da doccia o shampoo, se non altro perché chi attende il suo turno potrebbe spazientirsi e rischiare uno scivolone una volta arrivato sotto il getto dell’acqua.

10. Nell’articolo de La stampa non c’è ma aggiungo io una buona regola: le chiacchiere in spiaggia vanno bene, per carità, ma non siete soli, seppur in compagnia, e sotto l’ombrellone non potete stare in nove se lo spazio è sufficiente a malapena per due adulti e un paio di bimbi. E se il vostro vicino sta leggendo un libro o si è appisolato, abbassate la voce.

Che ne dite? Vi sembro troppo rigida?

[immagine da questo sito]

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NOZZE CANALIS-PERRI: IL VELO BIANCO DI ELISABETTA E IL NUDE LOOK DI BELEN

canalis perriSulle nozze più glamour dell’estate si è detto di tutto e di più. Certamente non sarò io a dire qualcosa di speciale. Semplicemente mi limiterò a fare una riflessione sul matrimonio (in generale) e sul buongusto.

Ricordo ancora quando si sposò Caterina Caselli. E voi direte: embé, che c’entra con la Canalis? Nulla, in effetti, ma volevo arrivare ad una riflessione sulle tradizioni e su come possano cambiare nel tempo.
caterina caselli sposaOra, non so quanti si ricordino le nozze del Casco d’oro (questo il soprannome della cantante ai tempi del suo successo canoro) con il discografico Piero Sugar. Vi rinfresco la memoria (per chi c’era) e mi soffermo su un unico dettaglio (per chi proprio non ne ha idea) che riguarda l’abito da sposa: era giallo.

Correva l’anno 1970, era giugno e io ero bambina. Al mare una mia amichetta, un po’ più grande, sfogliando una rivista, tipo Novella 2000, in cui era pubblicato il servizio fotografico del matrimonio della celebre cantante, a un certo punto disse, con aria maliziosa: “Si è sposata in giallo, non in bianco. Di certo sarà già andata a letto con un uomo”.
Quella notizia mi sconvolse. Ero piccola ma, come tutte le bimbe a quei tempi, sognavo il matrimonio con l’abito bianco e il velo con lo strascico. Mortificata dissi alla mia amica: “Io non potrò vestirmi di bianco, allora. Ho dormito una volta in hotel nello stesso letto con mio fratello”. 😦

Vi risparmio la risata generale e il mio smarrimento perché non riuscivo proprio a capire che cosa intendessero le altre con “non solo per dormire” …
La mia infanzia proseguì serena e non pensai più all’abito bianco. Non mi posi nemmeno il problema che quelle delle viperette amiche mie fossero solo insinuazioni. Non conoscevano i particolari intimi della vita della Caselli, come facevano ad essere sicure che la scelta del giallo non fosse dettata dal semplice fatto che quel colore era il prediletto dalla sposa?

Una cosa è comunque certa: una volta le tradizioni venivano rispettate. Il matrimonio in chiesa, l’abito bianco, il bouquet di zagare non erano solo dettagli insignificanti. Le cose cambiano, questo è un fatto. Dovremmo forse considerare ipocrite tutte le giovani spose (e anche quelle meno giovani …) che si recano all’altare vestite di bianco?

Ora evidentemente si è perso il valore simbolico del colore che un tempo rimandava alla purezza. Nemmeno io, se è per questo, 29 anni fa mi sono vestita di giallo o di azzurro o di rosa … quindi, non va giudicata Elisabetta Canalis per la scelta fatta, al pari di molte altre colleghe vip o anche di gente comune. Ormai ci si sposa in abito lungo e bianco pure con il pancione di otto mesi, sicché…

eugenia e beatriceC’è un altro fatto che riguarda le tradizioni: l’abbigliamento degli invitati, o per meglio dire delle invitate. Non si doveva indossare il bianco (ora non so, io comunque lo evito sempre), né il nero oppure il viola. Immancabile, poi, il cappellino sulle teste delle invitate. Ora come ora i copricapi vengono sfoggiati quasi solo ai matrimoni della nobiltà e non sempre con la classe che dovrebbe essere dettata dal bon ton (vedi i copricapi delle principesse Beatrice ed Eugenia, figlie del principe Andrea, al matrimonio di William e Kate).
Non indossare le calze, poi, era cosa che faceva inorridire le benpensanti. Dovessero esserci 40° all’ombra, presentarsi con le gambe nude ai matrimoni, specie se celebrati in chiesa, era davvero sconveniente.

belen canalisRimanendo in tema di bon ton ed eleganza, al matrimonio di Elisabetta Canalis, che ha sposato il chirurgo americano Brian Perri, c’era un’invitata che di certo non è passata inosservata: Belen Rodriguez. Accompagnata, come sempre, dal marito Stefano De Martino, si è presentata con una mise che ha fatto discutere molto: un abito lungo blu elettrico, impreziosito da inserti di pizzo, peccato che fosse nude look.

Io non mi permetto di giudicare nessuno, ci mancherebbe. La classe non è acqua, questo lo sappiamo. Il buon gusto non è prerogativa che si acquisisce alla nascita. Le tradizioni si possono rispettare oppure no. C’è chi scambia il sagrato della chiesa per il red carpet di qualche evento mondano. Pazienza, il mondo è bello perché è vario.

Quello che mi chiedo è perché mai Belen, grande amica della sposa, abbia voluto osare tanto e “rubare la scena” alla povera Canalis sul cui abito quasi nessuno si è pronunciato.
Insomma, qui non si tratta di buongusto ma solo di sensibilità.

[immagine Caselli sposa da questo sito: foto Belen da repubblica.it; foto Canalis-Perri da questo sito]