MODA E SALUTE: ATTENZIONE AI CAPI E ACCESSORI CHE POSSONO FARCI STARE MALE

jeans stretti
Non può essere certo definita una “volpe” (per usare una metafora) la signora australiana che, qualche tempo fa, nell’aiutare un parente a traslocare, ha sviluppato una condizione denominata “sindrome compartimentale” a causa dei jeans troppo stretti.

Si tratta di una condizione (non si parla di vera e propria patologia) che impedisce i movimenti a causa della pressione provocata dal tessuto che impedisce la circolazione del sangue e provoca la tumefazione dei muscoli, con dolori e gonfiore. La signora non era in grado di camminare ed è stato necessario tagliare i jeans per liberarla dall’oppressione sugli arti inferiori che le ostacolava i movimenti.

Io credo che, dovendo affrontare dei lavori faticosi che, per di più, obbligano anche ad una postura forzata – in questo caso la donna ha passato delle ore in ginocchio o accovacciata -, la cosa più intelligente da fare sia indossare indumenti comodi e leggeri. Certamente i jeans aderenti non rientrano in questa categoria.

Tuttavia, senza arrivare a casi estremi come questo, è cosa nota che i pantaloni troppo stretti possono causare fastidiosi formicolii e intorpidimento dei muscoli. Lo stesso discorso vale anche per le gonne troppo aderenti (come i tubini) oppure la biancheria intima contenitiva che, a seconda delle zone in cui si indossa, è nociva alla circolazione. Se poi, per far sparire la pancetta oppure snellire fianchi e cosce, pensiamo all’acquisto degli speciali “mutandoni” (in vendita praticamente in tutti i negozi di lingerie), facciamo attenzione perché la compressione dei nervi può scatenare dolore e intorpidimento degli arti. Io, senza “mutandoni”, semplicemente dormendo male la notte, nel periodo in cui avevo il braccio sinistro bloccato dal tutore, ho provato il fastidio e il dolore della meralgia parestesica che non auguro a nessuno.

Rimanendo nell’ambito della biancheria intima, il perizoma può essere nocivo perché, causando delle microlesioni della pelle, fa proliferare funghi e batteri che scatenano delle fastidiose e dolorose infezioni urinarie.

Non solo i jeans skinny sono da evitare ma anche i tacchi troppo alti che, se portati per delle ore, danneggiano la schiena, compromettendo la postura, e possono mettere a rischio anche i legamenti delle ginocchia. Tra gli effetti collaterali dei tacchi alti si annoverano anche problemi di circolazione, borsiti e calli.

Rimanendo nell’ambito delle calzature, nemmeno i sandali infradito sono assolti: modificando la camminata, spostano la pressione della falcata sull’esterno del piede anziché sul tallone e possono così provocare danni a lungo termine non solo alle dita ma anche ai muscoli della gamba, senza contare il rischio “inciampo” che può portare a distorsioni o fratture (come è capitato a me!).

Neppure le scarpe da ginnastica (le adorate sneakers che vanno tanto di moda), così comode in tutte le stagioni, rappresentano la miglior scelta nell’ambito delle calzature. Soprattutto d’estate, con il caldo, i piedi sudati sviluppano fastidiose infezioni causate da spore fungine che sono 75 volte più numerose di quelle che si trovano in un water. Senza contare il rischio unghia incarnita, assai frequente in chi predilige questo tipo di scarpe.

Passiamo agli accessori. Borse troppo pesanti provocano dolori al collo e alla schiena. Da bandire, quindi, le maxiborse, soprattutto i modelli da portare sull’avambraccio, perché in questo caso il sollevamento unilaterale della borsa aumenta il rischio di affaticare i muscoli.

bigiotteria pesanteCollane e orecchini pesanti sono pure da utilizzare per periodi di tempo limitati. Se indossati per una serata rischiano di rovinarla per i dolori che possono aggredire i trapezi e la cervicale. Da evitare, in ogni caso, la bigiotteria che contiene nichel (anche se la normativa vigente ne vieta la produzione…). A volte per risparmiare, si acquistano prodotti di incerta provenienza che, oltre al nichel, potrebbero contenere sostanze dannose anche per chi non è allergico. Un test condotto negli Stati Uniti ha evidenziato che oltre la metà dei pezzi analizzati conteneva alti livelli di tossine e sostanze cancerogene, fra cui piombo, cadmio e bromo.

Hispanic businessman adjusting tieE i signori uomini possono stare tranquilli? Per loro vale, ovviamente, quanto detto sulle scarpe da ginnastica e jeans troppo attillati. Ma se non indossano minigonne, “mutandoni” o perizomi, maxiborse e bigiotteria pesanti, devono fare attenzione alla cravatta. Questa apparentemente innocente striscia di stoffa, se portata troppo stretta, può ridurre il flusso di sangue al cervello e aumentare la pressione all’interno dell’occhio, causando così emicranie croniche, fastidi alle orecchie e vista offuscata. Inoltre, i limitati movimenti del collo possono scatenare tensioni muscolari all’altezza delle spalle e lungo la schiena.

Insomma, che dite? Molto meglio andare al mare con un bel costume da bagno, senza scarpe, borse o bigiotteria? Sì e no. La lycra, che è comunemente usata per la confezione dell’abbigliamento da spiaggia, può causare infezioni vaginali, con quel fastidioso prurito intimo di cui tanto spesso si parla nella pubblicità. E attenzione: il Tantum rosa non si beve!

[fonte: Corriere.it; immagine sotto il titolo da questo sito; immagine bigiotteria da questo sito; cravatta uomo da questo sito]

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SANDALI INFRADITO? NO, GRAZIE

infradito
Faccio una premessa: non ho mai amato i miei piedi. E chi ha alle spalle anni di danza classica sulle punte sa di cosa parlo. Hanno lasciato il segno. Però, è anche vero che non sono poi così brutti. Ricordo che un giorno in calzoleria stavo cercando un paio di sandali e dicevo alla commessa che non li volevo eccessivamente aperti, lamentandomi dei miei piedi. Lei mi guardò e disse: “venga a lavorare qui una giornata e poi vedrà che i suoi piedi sono bellissimi”. Effettivamente …

Detto questo, i sandali infradito non sono stati mai la mia passione. Quand’ero ragazza ne avevo un paio splendidi, color oro, con i laccetti attorno alla caviglia. Li avevo utilizzati anche per mascherarmi da antica romana (ah, quando si dice destino!) a Carnevale. In quell’occasione, facendo un freddo cane per via del periodo invernale, mia mamma, con la sua santa pazienza e le mani d’oro, mi aveva modificato la punta dei piedi di un paio di collant affinché potessi indossare almeno quelli con gli infradito. Geniale!

infradito oroMa a parte quei sandali, non ne acquistai mai altri. Finché un’estate di quindici anni fa, circa, pensai che potessero essere comode delle ciabattine infradito per casa. Detto, fatto.
Andai in negozio, ne scelsi un paio graziose e tutta contenta, appena rincasai, le indossai. Devo premettere che nella casa in cui abitavo allora c’era una porta che metteva in comunicazione la cucina, piccolina, e il soggiorno. Nel primo pomeriggio, avendo messo sul fuoco la caffettiera, appena sentito l’inconfondibile borbottio, mi precipitai dal soggiorno in cucina e … mi imbattei nella sedia che uno dei miei figli aveva lasciato non perfettamente accostata al tavolo.

Praticamente, nel passaggio veloce, il dito mignolo (in realtà quello dei piedi si chiama quinto dito … mi sono fatta una cultura in quell’occasione!) rimase incastrato nella gamba della sedia mentre io continuavo a correre per spegnere il gas sotto la caffettiera.
Sentii un dolore acuto poi nulla. Praticamente dovetti guardarmi bene il piede per accertarmi che il dito fosse ancora lì. Poi lo tenni una mezzora abbondante nel bidè in cui lasciai scorrere l’acqua fredda. Poi misi sul piede dolorante la borsa del ghiaccio, sotto lo sguardo preoccupato dei miei figli che, una volta tanto, avevano avuto modo di sentire uscire dalla mia bocca tutto il repertorio di improperi di cui ero a conoscenza. E naturalmente pensavano già che non li avrei mai più rimproverati per le parolacce.

Arrivato il marito a casa (ché non potevo certo andare all’ospedale da sola con due bambini), ci recammo al Pronto Soccorso. Quel luogo era a noi noto perché il secondogenito non era contento se non ci faceva un salto ogni tanto: braccio chiuso dentro la cassapanca, oggetto non precisato ingoiato (che poi non era nulla, aveva solo bevuto un po’ di liquido che era rimasto sul fondo del barattolo delle salviettine umidificate pulisciculetto), ruotina dell’automobilina dentro al naso, apparecchio ortodontico infilzato all’interno del labbro inferiore saltando sul letto … e poi non ricordo, comunque mi pare già abbastanza. Ma era la prima volta che ci finivo io.

Ricordo ancora la faccia mortificata del medico mentre usciva dalla sala raggi e l’espressione afflitta con cui mi comunicò: “Ma è rotto!”. E certo che era rotto, mi sarei preoccupata se il mignolo (anzi, quinto dito) fosse rimasto intero.
Per venti giorni dovetti tenere una fasciatura che legava il quinto dito con il quarto e, ovviamente, non potei indossare altro tipo di calzatura se non … gli infradito!
A parte il dolore, perché la frattura era proprio alla base del dito, io ero proprio terrorizzata quando uscivo di casa. Se andavo sull’autobus o al supermercato, poi, stavo superattenta perché al solo pensiero che qualcuno potesse salirmi sul piede o urtarmi con il carrello della spesa, praticamente piangevo.

Ecco, credo che ora sia chiaro il motivo per cui gli infradito, anche se sono bellissimi, non li compero più. Ne ho solo un paio di gomma che porto in albergo per fare la doccia perché sono alquanto schizzinosa e non mi va di mettere i piedi dove li mettono tutti. Che poi quando vado in spiaggia non calpesto la sabbia dove passano tutti?
Quando si dice avere delle fissazioni …