VACANZE IN CROAZIA: ABBAZIA (OPATIJA)


L’estate ormai è agli sgoccioli ma, come capita da qualche anno, il sole, il caldo e le belle giornate caratterizzano questo settembre che ci illude che l’autunno sia ancora molto lontano. Il post è dedicato a chi può concedersi una vacanza in questo periodo godendo di molti vantaggi, soprattutto economici, che compensano l’accorciarsi delle giornate. Ma perlomeno non si muore dal caldo.

La mia regione, il Friuli – Venezia Giulia, è abbastanza vicina alla Croazia, specialmente alla penisola dell’Istria, e per questo da un paio d’anni con mio marito ci concediamo una breve vacanza sullo splendido litorale croato. Una vera e propria perla della riviera adriatica detta Quarnero, al confine tra l’Istria e la Dalmazia (entrambe regioni che politicamente appartengono alla Croazia, un tempo facente parte della Jugoslavia), è Abbazia.

La città, chiamata Opatija in croato, sorge ai piedi del Monte Ucka o Monte Maggiore e dista 70km da Trieste. Situata sulla costa orientale dell’Istria, è un vivace centro turistico balneare caratterizzato da ben 12 km di costa (la Riviera di Opatija) che parte da Volosca, sobborgo portuale medioevale della città, fino all’antica cittadina romana di Laurana (Lovran).
Abbazia è ricca di strutture alberghiere e appartamenti per l’ospitalità dei turisti che ogni anno la scelgono numerosi per le sue acque azzurre e trasparenti ma anche per le numerose attrattive che offre in ogni stagione: infatti la città è animata tutto l’anno, grazie anche al suo clima mite, da spettacoli teatrali e folkloristici, concerti, opere, mostre, ed è dotata di ottime e numerose strutture sportive e ricreative, ristoranti di pesce, bar e caffè.
Opatija è a 13 km da Fiume (Rijeka) dove si trova un aeroporto ed è facilmente raggiungibile dalla maggior parte delle città del centro Europa: dista infatti solo 500km da Milano, Vienna e Monaco.

Il nome della città deriva dall’antica abbazia benedettina di San Giacomo della Preluca nominata per la prima volta nel 1453. Ciò che resta oggi è una chiesetta attorno alla quale si forma il primo piccolissimo centro abitato, che conta solo 250 anime e che per qualche secolo viene identificato con il nome dell’abbazia.

Abbazia ha una lunghissima tradizione turistica che risale all’Ottocento.

Nel 1844 il patrizio fiumano Iginio Scarpa fa costruire, in onore della defunta moglie, Villa Angiolina nella quale ospita numerosi amici e anche personalità illustri come la consorte dell’imperatore Ferdinando I, Maria Anna. La città inizia ad animarsi e vengono edificate altre ville di gran pregio, per la maggior parte oggi trasformate in hotel. L’attrattiva turistica della città croata suscita l’interesse della viennese Società delle Ferrovie del Sud che, nel 1882, acquisì Villa Angiolina dal conte Chorinsky. Nel 1884, dopo solo 10 mesi dall’inizio delle costruzioni, le Ferrovie del Sud inaugurano l’hotel Quarnero, il primo albergo sulla costa orientale del mare Adriatico. Inizia così un grande sviluppo della città che ha portato Abbazia a diventare un centro mondano e di primaria importanza turistica nei secoli XIX e XX.
La città nel 1920 passò all’Italia, inizialmente assegnata alla provincia di Pola, e dopo l’annessione di Fiume all’Italia nel 1924 a quella di Fiume. Nel 1947, in base al trattato di Parigi, la sovranità passò alla Jugoslavia per entrare a far parte della Repubblica di Croazia nel 1991, in seguito alla disgregazione della Repubblica di Jugoslavia.

Tra le attrattive di Abbazia ci sono i giardini pubblici ben tenuti e curati, tra cui il parco di villa Angiolina, il Lungomare, costituito da 12km di passeggiata costiera ben illuminati di notte, in cui si stendono le numerose spiagge, perlopiù caratterizzate da scogli e cemento, alcune delle quali riservate ai numerosi hotel che si trovano sulla costiera.
Oltre alle spiagge, la città offre 11 piscine coperte, centri wellness, casinò, discoteche e un teatro estivo all’aperto con 2000 posti.

Di Abbazia mi hanno colpito fin da subito le splendide ville dal sapore austroungarico, ben tenute e per la maggior parte oggi destinate all’ospitalità. Il lungomare che comprende la spiaggia principale della città, chiamata Slatina, è lo scenario ideale per alcuni hotel di pregio (il Milenij, il Savoy e il Mozart, per citarne alcuni) ed è caratterizzato dalla Passeggiata denominata Viale delle stelle (Walk of fame).
Il progetto del Viale delle stelle risale alla fine del 2005 ed è stato attuato dall’agenzia per le relazioni pubbliche “Apriori komunikacije” con lo scopo di premiare simbolicamente coloro i quali nel campo dello sport, della scienza, cultura e arte hanno contribuito alla promozione della Croazia nel mondo.


This photo of The Angiolina Park – Villa Angiolina is courtesy of TripAdvisor

Il parco di Villa Angiolina (edificio oggi dedicato alle esposizioni ed eventi culturali) costituisce un ottimo “rifugio” nelle ore più calde della giornata, se non si vuole passarle il spiaggia. All’entrata laterale del parco, vicino al porticciolo di Abbazia e all’ingresso del teatro estivo, spiccano dei murales che raffigurano importanti personaggi come lo scienziato Albert Einstein, la ballerina Isadora Duncan, lo scrittore James Joyce e… il nostro mitico Zucchero Sugar Fornaciari.

Vicino alla chiesetta di San Giacomo sul lungomare è possibile ammirare la romantica scultura di una ragazza in pietra che offre la mano a un gabbiano. Eretta nel 1956 e divenuta uno dei simboli di Abbazia, è opera del maestro Car. Lungo la passeggiata si trovano molte altre sculture dedicate a noti personaggi croati.

Chi decide di andare in vacanza ad Abbazia, può visitare lo splendido borgo medievale di Lovran (Laurana) che, molto ben tenuto, mantiene l’antico fascino. Dopo la gita, è possibile godersi il mare e il sole nella vicina spiaggia di Icici, dove ci sono alcuni tratti di sabbia, che è ben attrezzata (si possono noleggiare ombrelloni e lettini, come anche in altre spiagge della riviera) ed è dotata di ristoranti, caffè, bar ed empori.

Infine, considerata la vicinanza, consiglio una gita a Fiume. Per chi, come me, è cresciuto a Trieste non può evitare di trovare molte somiglianze tra le due città e di pensare, sospirando, “Un giorno tutto questo era nostro”.

[fonti: Wikipedia, croaziainfo.it, visitopatija.com, kvarner-touristik.com; immagine della ragazza con il gabbiano da questo sito. Le altre fotografie sono di mia proprietà. Per utilizzarle siete pregati di apporre il link del sito. Grazie]

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E LA CHIAMANO ESTATE…


Eccoci qui di nuovo. Sono passate tre stagioni e con l’arrivo dell’estate questo blog si rianima. Spero naturalmente nel contributo di voi lettori perché si possa passare assieme una stagione in modo allegro e spensierato.

Come ogni anno dedico il post di riapertura alla stagione che inizia oggi e di solito lo faccio utilizzando una canzone. Questa volta ho scelto un vecchio successo di Bruno Martino che certamente non sarà sconosciuto ai lettori meno giovani. La scelta è stata condizionata dal ricordo, tornatomi in mente qualche giorno fa, dei tipici flirt estivi. E quale mai può essere lo scenario ideale per gli amori che nascono d’estate e durano poco più di un battito di ciglia? Il mare, naturalmente.

Pochi giorni fa, dicevo, ne ho ricordato uno.

Lui era biondo con gli occhi azzurri. Il tipo ideale per me (anche se poi ho sposato un moro con gli occhi castani 😦 ).

Il primo incontro avvenne poco dopo il mio arrivo a Lignano Sabbiadoro (in provincia di Udine), il primo agosto 1978. Era il cugino di un’amica di vecchia data e alloggiava, anche lui come me assieme alla sua famiglia, in una palazzina davanti al mio condominio.

La mia amica me lo presentò e fu il classico colpo di fulmine (e a me, credetemi, è l’unico che sia mai capitato). Ricordo che mentre tornavo a casa quel giorno pensavo che lui, in un modo o nell’altro, sarebbe stato “mio”.

Così fu. Passammo assieme poco meno di due settimane al mare. Mentre io mi sarei fermata un mese intero, la sua famiglia aveva preso in affitto un appartamento per solo due settimane.

Quando partì, mi sembrò che le mie vacanze fossero finite. Come canta Bruno Martino, E la chiamano estate… senza te. Non c’era nulla per cui valesse la pena rimanere, nonostante gli amici (una comitiva di più di 20 persone!), nonostante la mia passione per il mare, la possibilità di trascorrere ore ed ore sul bagnasciuga di giorno e il divertimento serale che era sempre assicurato.

So solo che ebbi fin dall’inizio la certezza che quella storia sarebbe continuata anche dopo. Così fu, sebbene vivessimo a 70 chilometri di distanza. Per due ragazzini significava prendere il treno la domenica, passare assieme poche ore e doversi lasciare fra le lacrime su un binario triste e solitario (per citare un altro pezzo “antico” cantato da Claudio Villa).

Non fu per sempre. Durò fino alla fine di gennaio. Passammo assieme il Capodanno 1979 e con l’inizio del nuovo anno speravo che quell’amore diventasse ancora più solido, che non finisse mai. Mi sbagliavo: mi lasciò preferendo una bionda più bionda di me, con gli occhi azzurri più azzurri dei miei. Mi crollò il mondo addosso. Piombai in una crisi profonda che credo di non aver mai più provato nella mia vita, almeno non per questioni d’amore.

Ci sarebbe anche un seguito a questa vicenda. Forse un giorno lo racconterò ma ora voglio lasciarvi con questa canzone meravigliosa, reinterpretata dalla grande Mina, ripensando alle parole della prima strofa:

E la chiamano estate
questa estate senza te
ma non sanno che vivo
ricordando sempre te
il profumo del mare
non lo sento non c’e’ più
perché non torni qui
vicino a me

Naturalmente rimango in attesa che mi raccontiate i vostri amori vacanzieri. 😉

[immagine da questo sito]

RIECCO L’ESTATE… DEI METEO-DIPENDENTI

Con qualche giorno di ritardo riapro questo mio blog estivo in cui mi ripropongo di chiacchierare con i miei “vicini d’ombrellone” di cose leggere, dopo un anno alquanto faticoso.

Un’estate, questa del 2017, che si presenta rovente. Solo oggi c’è stata una tregua con qualche acquazzone che ha fatto calare la colonnina di mercurio – si fa per dire, dato che il mercurio non è più utilizzato ma i modi di dire non tramontano mai! – di oltre dieci gradi. Un’estate che sembrava molto precoce, visto che già a marzo le temperature in tutta la penisola sono state ben al di sopra delle medie stagionali. Poi, verso metà aprile, il tempo è ritornato ad essere decisamente primaverile. Ma ora siamo in estate e dobbiamo attenderci un lungo periodo di caldo, con poche tregue come ci dicono gli esperti del meteo.

Ma perché così tanta attenzione nei confronti delle previsioni del tempo? Oggi siamo davvero tutti meteo-dipendenti? Parrebbe di sì e “colpevole” di questa sana dipendenza (ce ne sono di peggiori, in fondo!) sarebbe lo smartphone con le sue app che permettono di tenere sotto controllo ogni aspetto, o quasi, della nostra vita quotidiana.

E così magari ce la prendiamo con i meteorologi se sbagliano, perché siamo usciti di casa con il golfino troppo leggero o senza ombrello oppure abbiamo indossato un soprabito troppo pesante.

Ve lo ricordate il colonnello Bernacca? Il caro Edmondo, classe 1914, era una figura rassicurante anche quando prevedeva i temporali. Si era arruolato nell’allora Regia Aeronautica nel 1938 dove si occupò di meteorologia e del suo insegnamento fin da prima della seconda guerra mondiale e non smise mai di prevedere sole, pioggia, vento, tempeste o trombe d’aria per quasi tutta la vita. Nel 1968 gli fu affidata dalla RAI la realizzazione e la conduzione di un programma autonomo dedicato alle previsioni meteorologiche Il tempo in Italia, e ha continuato fino al 1979, anno del suo pensionamento quando lasciò l’Aeronautica Militare con il grado di generale. Ma rimase sempre il colonnello Bernacca, anche quando ritornò in Rai nel 1982 con il suo Che tempo fa?. Le sue previsioni erano precedute dalla sigla che aveva sullo sfondo l’immancabilmente bussola. Inconfondibile, poi, la musichetta che preannunciava la sua presenza in video.

E dopo questa apertura nostalgica, pensiamo a come passeremo quest’estate rovente in cui sarà difficile abbronzarsi, almeno per me che da qualche tempo soffro particolarmente il caldo, sempre che non si sia disposti ad esporsi al sole nelle prime ore del mattino o poco prima del tramonto.

Che ci rimanga soltanto la tintarella di luna?

QUICHE ALLE ZUCCHINE E GAMBERETTI

torta salata
Lo so, con il caldo non fa piacere accendere il forno. Infatti, in questi anni sul blog estivo ho postato ricette di dolci da preparare senza cottura. Ora è arrivato il momento di parlare anche di qualcosa di salato, soluzione ottima anche per un pranzo estivo.

Qualche settimana fa avevo a pranzo mio figlio piccolo (ha 26 anni ma rimane sempre il piccolo di casa!) con la sua compagna che non mangia carne. Mi sono scervellata su cosa preparare e alla fine ho deciso per questa variante della quiche con zucchine e prosciutto. E’ stato un successo!
A parte il fatto che per cuocerla si deve soffrire un po’ di caldo, questa torta salata è ottima anche fredda e si può tranquillamente preparare per un pranzo veloce al mare oppure un picnic in campagna.
Provare per credere!

INGREDIENTI

– Una pasta brisée (io uso quella della Buitoni che si conserva nel frigorifero, ma se volete prepararla questa è una valida ricetta)
– 500 gr di zucchine
– 100 gr di gamberetti (io uso quelli surgelati)
– 3 uova
– 200 gr di robiola
– 30 gr di parmigiano grattugiato (la quantità è puramente indicativa… io faccio a occhio!)
– olio EVO, sale, aglio e prezzemolo q.b.

PREPARAZIONE

Lavate e tagliate le zucchine a tocchetti (meglio non rondelle a meno che non siano piccoline) e cuocetele in una padella con poco olio, aglio e prezzemolo, aggiungendo il sale a metà cottura, per circa 15-20 minuti (i tempi ovviamente dipendono da quanto grandi sono i tocchetti). A cottura ultimata lasciate raffreddare.
Scongelate i gamberetti per qualche minuto in microonde (io uso la modalità defrost per circa 10 minuti) e scolateli bene.
In una ciotola sbattete le uova intere, aggiungete la robiola, amalgamando bene il tutto fino ad ottenere una crema. Mescolate al composto il parmigiano, lasciandone una manciata da parte, le zucchine e i gamberetti.
Rivestite una tortiera rotonda (io uso quella da 26 cm) con la pasta brisée, riversatevi il composto preparato livellandolo bene, ripiegate i bordi sull’impasto e cospargete con il parmigiano lasciato da parte. Volendo si può spennellare il bordo di pasta con del latte ma non è indispensabile perché si colora bene ugualmente.
Fate cuocere nel forno caldo a 180° (se ventilato 170°) per circa 40-45 minuti. La cottura dipende dal forno, quindi ognuno poi si regola da sé. L’importante è che la pasta brisée e il composto siano belli dorati.

VARIANTI
Come ho già detto all’inizio, questa quiche può essere preparata anche con del prosciutto cotto tagliato a dadini (in questo caso ne potrebbero bastare 50 gr … dipende dai gusti). In questa variante io stendo sulla pasta brisée delle fette di formaggio (anche sottilette).
La robiola non è certo un formaggio magro ma è molto gustoso e dà un tocco di sapore in più a questa torta salata. Potete comunque sostituirla con del formaggio spalmabile light (tipo Philadelphia) oppure con della ricotta.

N.B. Per una volta sono riuscita a fotografare la torta prima che la divorassero!

LE ADOLESCENTI E L’ESTATE: MODE PERICOLOSE

adolescenti2

Nell’adolescenza ci si costruisce un’immagine ideale di sé basata sui criteri del gruppo, delle sue mode, della sua morale, dei suoi valori. Ci si sente belli o brutti nella misura in cui ci si avvicina o meno a questa immagine ideale di sé. Seguire una moda, quella del gruppo, è un modo di affermarsi e anche di portare la divisa del gruppo, ciò che gli altri hanno deciso di indossare. È un segno di allineamento, di integrazione; nella moda e nel gruppo (il «branco») ci si sente spesso al riparo. Dal momento che non ci si piace più, si cerca di vedersi belli nello sguardo degli altri.
Ma le mode cambiano incessantemente e i canoni della bellezza mutano a seconda delle epoche e delle culture. Per seguire una moda si finisce spesso con il nascondere le cose belle e mostrare ciò che di meno bello si possiede.
[F. Dolto, I problemi degli adolescenti, Milano, Tea Pratica, 1998]

Quanto possono essere considerate attuali queste considerazioni della pediatra e psicoanalista francese Françoise Dolto? Ancora più attuali, direi, se consideriamo che oggi, con la diffusione dei social network e la continua connessione dei giovani con il mondo web, la moda del gruppo non è più solo relegata all’interno delle amicizie di scuola o di cortile, ma è molto più ampia e i miti non sono più la ragazza bella, bionda, con gli occhi azzurri e abiti griffati del proprio giro o il belloccio di turno, attorniato da ragazze in adorazione, ma quelle persone irraggiungibili, che non sono a portata di tatto, che fanno capolino dagli smartphone e dai tablet, a ricordarti che tu, ragazza/o “normale”, sei una nullità. Almeno questo è ciò che pensano i giovani d’oggi alle prese con i modelli ammiccanti dalle foto postate su Fb o Instagram.

Tutto questo, a detta degli specialisti, è oltremodo dannoso per le giovani menti ancora in cerca di una identificazione in un mondo sempre più globale.

Come osserva Maura Manca sul blog Adolescienza, i social stessi diventano testimoni delle problematiche alimentari, specialmente nella stagione estiva in cui quasi ogni centimetro del proprio corpo è esposto alla sguardo di milioni di utenti. Sto parlando ovviamente dei corpi in “vetrina”, perfetti grazie alla natura benevola o, con maggiore probabilità, ai trucchi di photoshop, che tante adolescenti – perché le femmine su questo argomento sono più suscettibili – ammirano quasi in adorazione tentando di avvicinarsi almeno un po’ a quei modelli di bellezza ideale.

Continua Manca, riferendosi all’adolescenza:

«È un’età difficile, ricca di contrasti emotivi che prendono forma sulla forma corpo. L’autostima spesso è legata alla propria immagine corporea che a sua volta è legata ai canoni estetici imposti dalla società. La loro vita è accompagnata da conflitti e ring interni in cui accettazione e non accettazione dibattono quasi quotidianamente.

Il peso dell’approvazione degli altri grava particolarmente in questi anni ed è una motivazione che può fungere, insieme alla rete social e sociale, da rinforzo positivo e negativo.»

belen-rodriguez-lato-bI dati, se non proprio allarmanti, sono preoccupanti: 4 adolescenti su 10 non si accettano e vogliono cambiare il proprio corpo. Ma non solo le ragazze sono esposte al rischio di disturbi alimentari per poter uguagliare la perfezione delle pance piatte, seno prosperoso, lato B tonico delle molte vip (nella foto a lato Belen, se non l’aveste riconosciuta…) che generosamente espongono in vetrina le loro belle forme.

Si assiste, infatti, ad un numero crescente di maschi che rischia di ammalarsi di ortoressia (ossessione per un’alimentazione sana), vigoressia (ossessione per la propria massa muscolare, sempre insufficiente ai loro occhi) fino ad arrivare all’estremo rischio dell’anoressia (restrizione alimentare o rifiuto del cibo per paura di ingrassare), patologie che fino ad ora avevamo considerato una prerogativa quasi esclusivamente femminile.

Tuttavia, secondo il mio parere, bisogna distinguere tra il controllo del peso, quand’è necessario per smaltire qualche chiletto in più, e l’ossessione per un corpo perfetto che porta gli adolescenti ad infliggersi diete fai da te, pericolosissime, senza una reale necessità di controllare il peso. In quest’ultimo caso si parla di una vera e propria patologia: la dismorfofobia, vale a dire il percepirsi in modo diverso dalla realtà, un disturbo da cui sono afflitte donne magrissime, talvolta addirittura sottopeso, che continuano a vedersi e percepirsi come grasse.

Rivolgendo l’attenzione ai gossip (d’altronde questo è un blog estivo e affronta anche argomenti leggeri…), l’ultima a cadere nella trappola del corpo perfetto, è la modella e attrice, 19 anni appena, fidanzata del primogenito dei coniugi Beckham.

chloeChloë Grace Moretz è stata, infatti, accusata sui social di essere grassa, in particolare di avere le cosce troppo tornite. Grazie anche alla collaborazione del fidanzato Brooklyn Beckham, patito della boxe, si è allenata in palestra per migliorare la sua silouette e ora orgogliosa, dalle pagine di Instagram, sfoggia un corpo più snello (in modo quasi impercettibile, a mio parere): appena qualche centimetro perso sul giro coscia e la ragazza assicura che non ha intenzione di andare oltre. In fondo lei si piace così. La cosa più importante, per non cadere nel tranello delle mode on line, è proprio questa.

[immagine sotto il titolo da questo sito; immagine Belen Rodriguez da questo sito; immagine Chloë Grace Moretz da Corriere.it]

COME L’ANNO SCORSO…

Sarò monotona ma anche quest’anno, in occasione della riapertura di questo blog estivo, scelgo il mare. D’altra parte non c’è estate senza mare e senza sole, senza abbronzatura e senza ombrellone sotto il quale ripararsi nelle giornate torride.

Putroppo, però, da qualche anno abbiamo delle estati strane, spesso piovose o estremamente afose. Non pare strano, quindi, che molti cerchino un po’ di refrigerio sulle montagne oppure decidano di utilizzare le ferie per qualche viaggio, magari nerso il nord Europa.

Insomma, scegliere una meta piuttosto che un’altra è questione di gusti o forse anche di comodità: perché allontanarsi tanto dal proprio territorio se i giorni di vacanza – almeno quelli che possiamo permetterci fuori casa – sono pochi?

Personalmente io scelgo sempre la stessa meta, una delle spiagge più belle della mia regione. Non capisco chi si mette in viaggio, affrontando chissà quante ore di volo o di traghetto, per cercare qualche spiaggia lontana. L’Italia ha dei posti stupendi. Abbiamo molte rinomate località di mare e montagna, ma anche posticini tranquilli, fuori dalle rotte turistiche, piene di gente che considera la vacanza un periodo più o meno lungo da passare tra uno sballo e l’altro, a fare le ore piccole, tanto che a volte in spiaggia, sempre che abbiamo scelto una località costiera, non ci mettono nemmeno piede.

L’unica cosa che farei davvero, se ne avessi la possibilità (e non sto parlando solo di soldi ma anche dei periodi che posso scegliere per una vacanza, o in piena estate o, tutt’al più , a dicembre durante le vacanze di Natale), sarebbe quella di “svernare” in un posto caldo. Stare in costume da bagno tutto il giorno, mangiare frutta fresca sulla spiaggia, godermi lo spettacolo di un’alba sul mare dei Caraibi … ecco, questo lo farei di certo. Senza contare che, in certi posti, una vacanza d’inverno ha dei costi davvero contenuti. Per due settimane spenderei meno che nella spiaggia più vicina a casa in pieno agosto.

Abbandoniamo i sogni irrralizzabili e torniamo sulla terra. Per ora le mie vacanze non sono ancora iniziate ma, quando potrò andare al mare, perché mai dovrei cambiare posto?
Anche quest’anno, dunque, stessa spiaggia, stesso mare.

IL GALATEO SOTTO L’OMBRELLONE: SEMPLICI REGOLE SPESSO IGNORATE

spiaggia affollata
Il quotidiano La stampa di Torino ha recentemente pubblicato un articolo fotografico sulla buona educazione in spiaggia. Sono certamente regole elementari che purtroppo pochi osservano. E la situazione è destinata a peggiorare dato che molti dei genitori che oggi hanno dei figli piccoli non sono in grado di educarli al rispetto delle regole  – anche in spiaggia, e non mi dicano che i bambini son bambini… – quindi mi chiedo che educatori saranno i bimbi d’oggi, una volta diventati adulti.

Venendo al bon ton estivo, sintetizzo le regole esposte nell’articolo linkato, commentando a modo mio:

1. Il cellulare in spiaggia dovrebbe essere silenzioso – possibilmente lasciare solo la funzione vibracall che avverte dell’arrivo di una telefonata – e, nel rispetto di chi si vuol leggere un libro o fare un sonnellino oppure anche soltanto abbronzarsi in santa pace, possibilmente fare telefonate brevi senza far sapere a tutti gli affaracci propri.

2. L’abbigliamento da spiaggia non ha limiti, nel senso che ognuno ha il diritto di stare comodo. Il bikini per le donne e i boxer per gli uomini vanno benissimo ma attenzione: quando si va al bar (della spiaggia, ovviamente), è buona regola coprirsi – basta un pareo o una canottiera – e se possibile, nel caso in cui si consumi al tavolo, portarsi un asciugamano da mettere sulla sedia, nel rispetto della propria e dell’altrui igiene.

3. I bambini in spiaggia si divertono un sacco ed è giusto che sia così. Ma i genitori dovrebbero sorvegliarli in modo da evitare che disturbino i vicini d’ombrellone o le persone che passeggiano sul bagnasciuga con lanci di sabbia o palettate sugli stinchi.

4. Le donne che amano prendere il sole in topless dovrebbero avere l’accortezza di coprirsi se si alzano dal lettino. Insomma, va bene la tintarella integrale ma andare su e giù per la spiaggia con il seno al vento sa molto di esibizionismo.

5. I fumatori – io lo sono, ahimè, ma sono molto educata – dovrebbero accertarsi che nelle vicinanze non ci siano bambini o donne in evidente stato di gravidanza. In molte spiagge c’è il divieto di fumo in queste circostanze, in alcune la sigaretta è proibita del tutto. Una norma da rispettare assolutamente: mai gettare i mozziconi sulla sabbia o nel mare. Cercare un cestino e accertarsi di aver spento il mozzicone prima di gettarlo tra gli altri rifiuti.

6. Spesso quando si va al mare in giornata ci si porta appresso il pranzo. Evitare pietanze elaborate – lasagne al ragù o cotolette alla milanese, per esempio – che creano effluvi poco graditi ai vicini d’ombrellone. Meglio un pranzo fresco, qualche bibita dissetante … avendo cura, ovviamente, di gettare tutti i rifiuti negli appositi contenitori. In molte spiagge c’è la raccolta differenziata: non fate finta di niente gettando tutto in un contenitore a caso.

7. Affittare un ombrellone non equivale a farvi diventare padroni della spiaggia. La prima regola è rispettare gli spazi, anche se a volte effettivamente lo spazio tra un ombrellone e l’altro è davvero ridotto. Ad ogni modo, a nessuno fa piacere trovarsi sotto il proprio ciabatte infradito o secchielli e palette dei bimbi di proprietà altrui. Abbiate rispetto anche dell’ombra: a ciascuno la propria, senza invadere quella dell’ombrellone accanto solo perché vi sembra la posizione più comoda.

8. In spiaggia non c’è nessun red carpet da attraversare – al massimo una passerella di legno – e allora perché arrivare truccate e piene di bracciali, anelli, collane e orecchini? Certe donne non le capisco: non sopportano i segni dell’abbronzatura, perciò usano slip striminziti e niente reggiseno, però sono piene di monili. A me del segno del reggiseno e degli slip non interessa nulla, ma non sopporto quello dei gioielli. La prima cosa che faccio quando arrivo, prima di distendermi sul lettino, è togliere l’orologio. Ho solo il segno della fede nuziale che non tolgo mai. Quanto al trucco, la pelle ha bisogno di respirare e allora ben venga l’estate in cui, con l’abbronzatura, il make up non serve nemmeno. Se proprio non sapete rinunciare a ombretto e mascara, usate i cosmetici waterproof che evitano di trasformarvi in mascheroni quando uscite dall’acqua.

9. La doccia al mare è d’obbligo, specie dopo il bagno. La salsedine inaridisce la pelle e attira i raggi del sole, quindi rischiate di scottarvi, anche con la crema protettiva. E’ buona regola, comunque, darsi una sciacquata veloce senza usare prodotti da doccia o shampoo, se non altro perché chi attende il suo turno potrebbe spazientirsi e rischiare uno scivolone una volta arrivato sotto il getto dell’acqua.

10. Nell’articolo de La stampa non c’è ma aggiungo io una buona regola: le chiacchiere in spiaggia vanno bene, per carità, ma non siete soli, seppur in compagnia, e sotto l’ombrellone non potete stare in nove se lo spazio è sufficiente a malapena per due adulti e un paio di bimbi. E se il vostro vicino sta leggendo un libro o si è appisolato, abbassate la voce.

Che ne dite? Vi sembro troppo rigida?

[immagine da questo sito]