LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “CI VEDIAMO UN GIORNO DI QUESTI” di FEDERICA BOSCO

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

L’AUTRICE

Federica Bosco è nata a Milano nel 1971 ma all’età di quattro anni si è trasferita a Firenze. Dopo la maturità linguistica ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza. Come scrittrice esordisce con il primo romanzo nel 2005: Mi piaci da morire viene pubblicato da Newton Compton Editor ed è un successo (18 ristampe in due anni).
La Bosco ottiene sempre molti consensi a ogni pubblicazione. Nel 2012 il suo romanzo Pazze di me diventa un film diretto da Fausto Brizzi e lei ne cura la sceneggiatura.
Ci vediamo un giorno di questi è uscito nel 2017, seguito dai più recenti Mi dicevano che ero troppo sensibile, un manuale di self-help in cui porta la sua esperienza personale per dare degli strumenti a chi ne soffre, e l’ultimo romanzo dal titolo Il nostro momento imperfetto, entrambi pubblicati nel 2018.


IL ROMANZO
La storia di Caterina e Ludovica è quella di una grande amicizia che, iniziata nel cortile della scuola quand’erano bambine e avevano condiviso una merenda, caratterizza la loro vita, seppur con alti e bassi, fino all’età adulta.

Stili di vita opposti che si attraggono e si bilanciano.
Ludovica è una ragazza seria, pacata, alla ricerca costante di certezze: un lavoro sicuro in banca che l’annoia, un fidanzato che per 20 anni le sta a fianco ma per il quale non prova alcuna passione, una casa sempre in ordine, una routine che sembra impermeabile a qualsiasi azzardo.
Caterina è un vulcano, sempre in movimento, con mille idee e sogni nella testa, nessun lavoro che possa essere definito banale, nessuna ricerca dell’uomo della sua vita. Ha un figlio concepito durante un viaggio in Australia di cui nemmeno Ludovica conosce il padre. Né lei ha mai cercato di sapere nulla a riguardo, rispettando il silenzio dell’amica che, per carattere, zitta non sta mai.

A un certo punto i rapporti fra le due giovani donne si incrinano a causa di Paolo, fidanzato storico di Ludovica, che non apprezza il fatto che lei abbia imprestato dei soldi a Caterina per aprire un centro olistico. Ludovica, che non aveva avuto dubbi sull’aiuto prestato a Caterina, alla fine si pente, dà ragione al suo compagno e decide di assecondare il desiderio di lui interrompendo i rapporti con l’amica.

Varie vicende successive portano le due donne a riavvicinarsi. Alla fine Ludovica, grazie all’amica, si convince che i suoi progetti di vita sono sbagliati, mandando a monte il matrimonio con Paolo.

Mi sentivo un ostaggio liberato, con un misto di euforia e terrore della riconquista della libertà e il timore delle conseguenze che non sapevo prevedere. [pag.119 edizione Garzanti]

Per Gabriel, il figlio di Caterina, la “zia Ludo” è un punto di riferimento costante. Anche quando si troverà nei guai, il quindicenne si rivolgerà a lei, cercando supporto e consigli che, nel momento in cui sua madre si trova in difficoltà, non avrebbe potuto chiedere a nessun altro.

Caterina, Ludovica e Gabriel sono l’unica idea di famiglia che possono avere: la prima con alle spalle il rapporto difficile con la madre e la ricerca di compensare il poco amore ricevuto crescendo da sola un figlio, tenta di dimostrare a se stessa di essere una brava madre; la seconda, reagendo alla freddezza dei suoi, cerca il calore nella famiglia di Caterina; il terzo, cresciuto senza padre, riversa il suo affetto su una “zia” attenta e premurosa che compensa la distrazione della madre.

Eravamo usciti dai binari della consuetudine, scardinando le cattive abitudini, e avevamo rivoluzionato le nostre vite affidandoci l’uno all’altra, seguendo l’istinto, e ascoltando il cuore.
L’amore di chi ti sta accanto non ti guida mai nella direzione sbagliata
. [pag. 244 dell’edizione citata]

Ma i fatti della vita possono cambiare le cose. Per Caterina si apre una nuova fase, felice grazie all’incontro con Gianfranco che finalmente è l’uomo della sua vita, e dolorosa allo stesso tempo. La donna decide che è arrivato il momento di svelare il segreto sulla paternità del figlio e manda in Australia l’amica mettendola sulle tracce di Matt, l’uomo incontrato a Brisbane 16 anni prima. Il padre che Gab non ha mai conosciuto.

Grazie a questo viaggio anche la vita di Ludovica avrà una svolta inattesa. Il merito, ancora una volta, è dell’amica Cate:

La mia vita che prima era un trolley è diventata una Samsonite enorme, e ora non posso più tenerla con me in cabina, ma devo imbarcarla nella stiva.
Ed è stato tutto merito tuo
. [pag. 308 dell’edizione citata]

***

Ci vediamo un giorno di questi è un romanzo gradevole, riesce a suscitare sorrisi e lacrime, a seconda delle circostanze descritte. La narrazione in prima persona, lo stile colloquiale e l’abbondanza di dialoghi rendono la lettura scorrevole e piacevole.
Ho apprezzato molto la capacità di Federica Bosco di proporre ritratti di vita quotidiana in cui ciascuno si può facilmente riconoscere. A partire dalla descrizione di un’amicizia profonda tra due donne così diverse che molto spesso non è scevra di incomprensioni, antagonismo e gelosie ma, se l’amicizia è vera, si riescono a superare gli ostacoli e a rafforzare i rapporti.
Le relazioni familiari, così diversificate nella cornice delle storie raccontate, riescono a scatenare quel potere empatico necessario al processo di immedesimazione tra l’autrice e il lettore. Per fare un esempio, chi non avrebbe scaricato molto prima di quanto non faccia Ludovica l’insopportabile Paolo?
Il romanzo di Federica Bosco insegna che la vita offre molte opportunità da prendere al volo, gioie e dolori da condividere e aspettative in cui non bisogna mai smettere di confidare. E anche se non tutto va come si vorrebbe, anche a fronte di grandi perdite c’è sempre qualcosa di altrettanto grande da conquistare.

[immagine dell’autrice dal suo sito web]

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LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “MEET ME ALLA BOA” di PAOLO STELLA

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

L’AUTORE
Paolo Stella è nato a Milano il 12 marzo 1978 ma è forlivese d’adozione. Dopo la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di Architettura a Firenze senza portare a termine gli studi.
Fin da giovanissimo si sente attratto dal mondo dello spettacolo, grazie anche a un corso di teatro frequentato ai tempi del liceo. Decide quindi di proseguire su questa strada, seguendo un corso di teatro tra il 1993 e il 1997, partecipando a un seminario sul metodo Strasberg e ad alcuni laboratori tenuti da Francesca De Sapio.
Nel 2002 raggiunge la notorietà con la partecipazione al talent Amici di Maria De Filippi che gli permette di coltivare il suo talento d’attore, ottenendo delle parti in varie fiction tv (Incantesimo 7, Un ciclone in famiglia in cui recita per ben tre stagioni accanto ad attori del calibro di Massimo Boldi e Barbara De Rossi, Donna detective a fianco di Lucrezia Lante Della Rovere) e film come Last Minute Marocco, La terza madre, diretto da Dario Argento, e Penso che un sogno così. Dal 2004 al 2007 gira anche dei cortometraggi e degli spot pubblicitari.
L’amicizia con Emma Marrone, anche lei diventata famosa grazie alla partecipazione al talent Amici, ha portato Paolo Stella alla direzione creativa del videoclip del singolo L’isola della cantante salentina, in cui l’attore compare anche in un cammeo, e alla regia del video di altri due singoli, Effetto domino, in collaborazione con Alex Grazioli, e Mi parli piano in cui si vede un altro cammeo di Paolo.

Attratto anche dal mondo del web, nel 2011 inizia l’attività di blogger, seguita da quella di influencer, incominciata grazie alla collaborazione con la rivista on line Elle.it e incoraggiata dall’amore che Paolo nutre per gli scatti e soprattutto per la bellezza. Iniziando a seguire la moda e a scrivere per i giornali diventa una web star (quando si dice nomen omen…) molto seguita soprattutto su Instagram. Il trampolino di lancio nel mondo fashion è costituito dall’attività di testimonial per importanti brand che ha spinto Stella, poco più di un anno fa, a creare con due amici una società di web strategy: la Grumble Creative.

Nel frattempo Paolo coltiva anche la passione per la scrittura, fino alla pubblicazione che lui stesso definisce “casuale” del suo primo romanzo Meet me alla boa (Mondadori, 2018). In una recente intervista per Il Resto del Carlino, a firma di Stefania Cugnetto, racconta:

«Scrivo da sempre, in modo molto personale ed intimo. Anni fa curavo anche un mio blog ma la scrittura istantanea e veloce del web non soddisfa totalmente il mio bisogno di introspezione. Questo romanzo l’ho scritto sette anni fa, avevo bisogno di farlo per affrontare un momento doloroso della mia vita ma non avrei mai pensato di pubblicarlo».

Così un attore, regista e influencer con la pubblicazione di un romanzo rimasto a lungo nel cassetto è balzato in poche settimane al top delle classifiche dei libri più venduti di questa estate.

IL ROMANZO
In Meet me alla boa si racconta la storia d’amore tra Franci (Francesco Stella, personaggio che al di là del cognome ha molto in comune con l’autore Paolo) e Marti, nome che racchiude in sé quelli delle due nonne, Maria e Matilde, facile compromesso per non scontentare nessuno. Lui è un attore, lei fa parte del mondo della moda e ciascuno vive nelle due capitali consacrate: lui a Roma e lei a Parigi. Un incontro fortuito in occasione di un evento mondano parigino fa scattare quella scintilla che nessuno dei due aveva messo in preventivo: un colpo di fulmine che alla fine diventa una storia importante, più di quanto i due amanti riescano davvero a confessarsi.

L’incipit del romanzo è drammatico: un evento luttuoso costringe Franci a fare i conti con il dolore e l’assenza, metabolizzati in quei trenta passi (che caratterizzano anche i capitoli del romanzo) che l’uomo deve compiere, i più difficili della sua vita, fino alla consapevolezza che la sua esistenza non sarà mai più quella di prima.

Ci siamo toccati in questa vita, basta una volta, si rimane lì, collegati dalla verità di un attimo, per sempre. (pag. 201 dell’edizione citata)

Il mondo fatuo dello spettacolo e della moda, in cui ciò che conta principalmente è apparire, si fa pian piano squarciare dalla profondità dell’essere. Passo dopo passo, Franci ripercorre non solo le varie tappe dall’incontro con Marti fino all’ineffabile crudeltà del destino, ma attraverso la consapevolezza dei suoi errori, che paiono perseguitarlo fin dalla fanciullezza e che il ragazzo cerca di mascherare con un’illusoria sicurezza di sé, riesce anche a superare l’apparente fragilità grazie alla forza del suo amore per Marti.

E riderò di me e del mio prendermi sul serio, della mia assurda presunzione di essere meglio di qualcun altro, delle scelte da fare e delle persone a cui sorridere. […] E anche il giorno in cui venni a trovarti, Marti, e tu mi aspettavi in fondo alle scale della metro. E io, preso dall’entusiasmo, mi affrettai a raggiungerti. E inciampai. Caddi per tre rampe, mi si aprì la valigia e feci volare la mia roba dappertutto. E mi squarciai il mento. […] Ma alla fine di quella scala c’eri tu e andava bene così.
Anche con il mento rattoppato.
Anche con le mie mutande sparse per la metro.
Anche se avevo fatto la mia solita figura dell’imbranato.
Alla fine di ogni scala ci sei tu.
Alla fine si muore, e forse è questa l’unica cosa che può salvarmi adesso. (pp. 126-127 dell’edizione citata)

L’ultima volta che Franci e Marti si incontrano, alla stazione, lui viene derubato. Tutto perso, le mie foto, i miei video, quello che scrivo nelle pause, anni di piccole storie. (pag. 86)
Ma i beni materiali, quelle cose alle quali crediamo di non poter rinunciare, non sono solo cose che un ladro porta via, sono attimi di vita. Ciò che ci appartiene è un pezzo della nostra storia, ci si sente defraudati anche se in fondo si tratta solo di oggetti. Eppure c’è qualcosa di più profondo che scaturisce da un semplice furto: la consapevolezza della solitudine.

Non ho più le nostre foto. Mia madre direbbe: «Le persone importanti non rimangono nelle immagini, ma nel cuore, dove nessuno può rubarle».
A me pare che invece ti abbiano proprio rubata, strappata dal mio abbraccio, lacerando i pezzi della nostra storia. […]
Non credo che arriverò alla fine di questo corridoio vivo. È davvero troppo.
I miei buoni propositi, l’ottimismo a tutti i costi, quel bastardo di lato positivo da cercare in ogni cosa, la giusta prospettiva da trovare sempre in qualsiasi situazione… tutte minchiate. Finché pensavo fosse un cellulare, okay, si può anche fare. Ma ora no.
Sono solo. (pag. 88 dell’edizione citata)

Ma davvero tutto è perduto? No, c’è ancora una boa, quella boa cui aggrapparsi per rimanere a galla.

C’è un biglietto, strappato su un lato, scritto a penna blu. Riconosco la tua calligrafia perché è un casino.
Meet me alla boa.
Ogni volta che ne avrai bisogno
. (dalla quarta di copertina)

***

Dire quello che penso di Meet me alla boa è tutt’altro che facile.
Seguo Paolo Stella dal 2011, da quando dopo la perdita di un caro amico decise di aprire un blog su WordPress, Oh my blog! Fin da subito ho apprezzato il suo stile che in parte ho riconosciuto nel romanzo. Solo in parte perché ci sono le sequenze narrative che devono raccontare i fatti e Paolo adotta uno stile fresco e giovanile, non perfetto se vogliamo dal punto di vista linguistico, ma di ciò ha consapevolezza perché per lui la scrittura ha una funzione salvifica e in questo caso la creatività non è legata tanto alla penna quanto al mondo interiore che prepotentemente esce dalle pagine del libro. Infatti, in un’intervista per sportinromagna.it, alla domanda “Come ti sei approcciato alla stesura del libro?”, Stella risponde:

«Sedendomi alla scrivania e scrivendo. Senza mai aver fatto un corso di scrittura o avendo la minima idea della struttura di un libro. Semplicemente buttavo giù parole e pensieri e magicamente avevano un senso.»

Ma non c’è scrittura senza storia, senza ispirazione che proviene in parte dai fatti della vita, belli o brutti che siano. In Meet me alla boa, come spiega in numerose interviste l’autore stesso, ci sono molti elementi autobiografici. Non è un caso che il protagonista si chiami Francesco, un caro amico di Stella la cui morte rappresenta anche l’input per l’apertura del blog. Nello stesso blog troviamo un post che riprende il titolo del romanzo (o, per meglio dire, il romanzo riprende il titolo di quel post) e rileggendolo, dopo aver portato a termine la lettura dell’opera prima di Stella, ho ritrovato in nuce la trama stessa del libro.
Per questo motivo per me non c’è stato quell’elemento sorpresa – oh, ma questo influencer, questa web star sa pure scrivere e lo sa fare bene! – che forse ha colpito tanti nella lettura. Per me è stata la riscoperta di un Paolo-scrittore che avevo già individuato, anzi, che avevo incoraggiato a coltivare questa passione e, pur senza assumermi ovviamente alcun merito per il successo che il romanzo sta avendo e giustamente merita, sono felice che Paolo abbia potuto dimostrare anche il talento di scrittore.

Poi, accanto alla scrittura-che-racconta-storie c’è la scrittura dell’anima. Infatti nel romanzo lo stile cambia spesso, si fa più frammentato quando la parola scritta diventa veicolo dei moti dell’anima. Ed è questa senza dubbio la scrittura di Paolo che preferisco.

P.S. Nel post Meet me alla boa sul blog di Paolo Stella, il 6 gennaio 2012 ho lasciato un commento. Tra le altre cose, ho scritto: Non smettere di scrivere, non farlo perché la scrittura aiuta molto a superare i momenti difficili e ad indagare nella nostra anima.
Grazie per avermi ascoltato. 😉

[FONTI PER LA BIOGRAFIA: Wikipedia.it, Ansa.it, Il Resto del Carlino, da cui è tratta anche la foto che ritrae l’autore, Forlitoday.it, rockol.it, radiotitalia.it]

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “L’AMORE ADDOSSO” di SARA RATTARO

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

sararattaroL’AUTRICE
Sara Rattaro nasce a Genova dove, dopo il diploma magistrale, nel 1994 si iscrive alla facoltà di Scienze Biologiche, laureandosi nel 1999 con lode. Nel 2009 consegue la laurea anche in Scienza delle Comunicazioni sempre presso l’Università degli studi di Genova.
Dal 1999 al 2006 frequenta più di una decina di corsi di specializzazione sia inerenti gli Studi clinici sia nel campo della Comunicazione conseguendo il master in Comunicazione della Scienza «Rasoio di Occam» a Torino.
Nel 2009 con il suo primo romanzo Sulla sedia sbagliata, pubblicato dall’editore Mauro Morellini, ottiene un buon successo di pubblico e critica.
Nel 2012 vede la luce il suo secondo romanzo, Un uso qualunque di te, che viene pubblicato da Giunti, vendendo 20.000 copie in una settimana, tradotto in 9 lingue.
Nel maggio 2013 pubblica il best seller Non volare via edito da Garzanti.
Nel settembre 2014, sempre per Garzanti, esce Niente è come te che ottiene il Premio Bancarella l’anno successivo. Nel marzo 2016 Rattaro pubblica, sempre per Garzanti, Splendi più che puoi cui viene assegnato il Premio Fenice Europa sezione “Malizia”.
Nel marzo 2017 è stato pubblicato il suo primo romanzo con la casa editrice Sperling&Kupfer, L’Amore Addosso, seguito da Uomini che restano che ha vinto il Premio Cimitile 2018.
Sara Rattaro è anche autrice di narrativa per ragazzi: il romanzo d’esordio è Il cacciatore di sogni pubblicato da Mondadori nel 2017.


IL ROMANZO
Nei corridoi di un ospedale si incrociano i destini e le storie di due uomini, Emanuele e Federico, che senza saperlo si “contendono” l’amore di una donna: Giulia. Quest’ultima è in compagnia di Federico, l’amante, quando l’uomo ha un malore e lei si vede costretta a chiamare i soccorsi facendo finta di non conoscerlo, di aver assistito per caso al malore di lui mentre si trovava a passeggiare su una spiaggia. In realtà i due amanti da qualche tempo avevano preso in affitto un appartamento al mare per potersi incontrare lontano da sguardi indiscreti. Ma tutto questo deve essere taciuto affinché un fatto accidentale e per nulla prevedibile non metta in luce la relazione clandestina, soprattutto agli occhi ignari della moglie di Federico, Flavia.

Ma c’è un altro fatto imprevedibile che costringe Giulia ad altre menzogne e nello stesso tempo a fare i conti con una realtà che a sua volta ignorava: il marito Emanuele si trova nello stesso ospedale, vittima di un incidente d’auto, avvenuto poco prima mentre l’uomo si trovava assieme a una giovane donna. Non è difficile per Giulia capire che l’intrusa non è altro che una biondina in compagnia della quale più volte aveva visto il marito. Sicuramente la sua amante ma chi era lei per giudicare, dal momento che da tempo viveva una storia d’amore extraconiugale con l’unico uomo che avesse mai amato davvero nella sua vita?

I due uomini si trovano in due diversi piani del nosocomio. Giulia, vestendo i panni di moglie devota e preoccupata per quanto accaduto, si trova al capezzale del marito anche se vorrebbe essere in un’altra stanza:

In stanza mi sono seduta sulla poltrona vicino al letto di Emanuele. Lui si muoveva appena e mormorava qualcosa come se stesse sognando, poi mi ha chiamata: «Giulia».
Mi sono alzata.
«Sono qui», ho risposto […] Ho accarezzato la sua mano e ho guardato il soffitto.
Mi dispiace, Emanuele, ma io vorrei essere al piano di sopra.
Poi mi sono seduta e ho aspettato che tutte le luci si spegnessero. Ora potevo pensare a lui, al nostro amore e a quello che sarebbe accaduto se lui non si fosse sentito male. Mi sono concessa un pianto. Silenzioso e discreto. Un pianto da donna sposata. (pp. 24-25 dell’edizione Pickwick)

Sfogliando le pagine del romanzo, attraverso dei flashback, veniamo a conoscenza di molti particolari della vita dei protagonisti, specialmente relativi a Giulia e alla sua famiglia. La presenza ingombrante della madre, una donna incapace di esprimere sentimenti, sempre attenta alla forma più che alla sostanza, capace di avere tutto sotto controllo senza concedere a nessuno dei familiari il potere di decidere. Il fatto più doloroso per Giulia, che ancora pesa sul suo cuore e le impedisce di essere realmente felice pur conducendo una vita quasi perfetta, è stata una scelta che sua madre le impose quando aveva soltanto 16 anni. L’incontro con Emanuele, qualche anno dopo, costituì per Giulia una boccata d’aria. Circostanza particolarmente fortunata fu il fatto che quell’uomo piacesse anche alla madre. Nulla faceva presagire che prima o poi la donna sarebbe scivolata tra le braccia di un altro e che quell’amore le avrebbe riservato non solo tanta felicità ma anche sensi di colpa e dolore perché la felicità non è uno stato permanente. Arriva all’improvviso e si dissolve senza spiegazioni.

La storia di Giulia non è la solita storia di amanti e segreti, amori confessati o solo sussurrati, amori presunti e soltanto immaginati. L’amore addosso racconta soprattutto la difficoltà di sentirsi amati e di amare in modo incondizionato, totale. Giulia crede di amare Emanuele ma l’incontro con Federico la destabilizza, le fa conoscere un altro tipo di amore al di fuori delle convenzioni, un amore che si sente addosso ma che prima o poi si rivela trappola:

Perché l’amore, quando ti arriva addosso, è il migliore dei tranelli. Improvvisamente le parole non bastano più, ti rendi conto che difficilmente riuscirai a rendere vera l’immagine che hai dentro. L’amore è come la colpa, ti fa sentire sempre al centro dell’attenzione. E’ un problema senza soluzione, una canzone senza finale, un sonno che non ti lascia riposare. L’unica cosa certa è che, se è amore vero, quando cadi nella trappola te lo senti addosso. (pp. 194-195 dell’edizione citata)

Eppure la vita riserverà a Giulia, sempre in bilico tra felicità e dolore, una sorpresa finale: l’amore ritrovato con il marito Emanuele e, grazie a lui, un amore sognato e mai davvero conosciuto che travalica i confini fisici di un abbraccio non goduto per farsi storia ancora tutta da raccontare.

***

L’amore addosso è un buon romanzo, scritto bene e con una trama avvincente. Lo stile di Sara Rattaro è sempre convincente e non posso far altro che ripetere quanto già scritto nei post in cui parlavo di Niente è come te (che rimane il mio preferito) e Splendi più che puoi: i romanzi della scrittrice genovese sono focalizzati su storie familiari caratterizzate da dinamiche interpersonali complesse, difficoltà di comunicazione, conflitti, anche interiori, che animano i personaggi. La narrazione in prima persona (voce narrante è sempre Giulia a parte nelle ultimissime pagine in cui Rattaro dà voce a Emanuele, espediente riuscitissimo considerando l’evoluzione della storia), la presenza di flashback e brevi riflessioni graficamente evidenziate con il corsivo rappresentano il modus scribendi dell’autrice che a me personalmente piace molto. Anche la presenza del corsivo che in altri romanzi non avevo apprezzato, ne L’amore addosso non disturba anzi completa la narrazione ponendo l’accento su fatti e situazioni su cui anche i lettori sono portati a riflettere perché «Descrivere i nostri sentimenti, ecco una cosa difficile.» (pag. 149 dell’edizione citata)

LETTURE SOTTO L’OMBRELLONE: “LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO” di LORENZO MARONE

PREMESSA
I romanzi di cui tratto qui vengono denominati “letture sotto l’ombrellone” esclusivamente perché questo è un blog estivo e “vacanziero”. Guardando la homepage, si nota facilmente che i commenti sono classificati come “chiacchiere sotto l’ombrellone” e i lettori che costituiscono la cosiddetta comunity vengono chiamati “vicini di ombrellone”. Quando ho deciso di dedicare qualche post del mio temporary blog alle letture, mi è venuto spontaneo classificare la categoria come “Letture sotto l’ombrellone” senza l’intenzione di sminuire o giudicare mediocre un romanzo nel momento in cui decido di portarmelo in spiaggia. Per sapere quali sono le caratteristiche che per me deve avere un libro da leggere in spiaggia, leggete QUI.
Grazie.

L’AUTORE
Nato a Napoli nel 1974, dopo aver esercitato la professione di avvocato per quasi dieci anni, si dedica alla scrittura, vera passione coltivata anche nella sua “prima vita”, fatta di racconti che non faceva leggere. Dopo aver vinto la resistenza – o forse il pudore – iniziale, pubblica Daria (2012) e Novanta. Napoli in 90 storie vere ispirate alla smorfia (2013) anche se il vero successo arriva con il romanzo La tentazione di essere felici (2015) che gli fa vincere diversi premi (Premio Stresa di narrativa 2015, Premio “Scrivere per amore” 2015, Premio Caffè corretto Città di Cave 2016) e i cui diritti sono stati venduti in Germania, Francia, UK, Spagna, Portogallo, Norvegia, Ungheria, Serbia, Bulgaria, Israele, Corea, Romania, Bosnia Herzegovina e Olanda. Il regista Gianni Amelio ne ha tratto un film, La tenerezza, uscito ad aprile 2017.

Nel 2016 esce per Longanesi La tristezza ha il sonno leggero (Premio Città di Como 2016) e lo stesso editore pubblica l’ultimo romanzo di Lorenzo Marone: Magari domani resto (Premio Selezione Bancarella). L’autore collabora settimanalmente con La Repubblica Napoli, sulla quale ha una rubrica intitolata “Granelli”.


IL ROMANZO
Il protagonista del romanzo La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi editore 2016) è Erri Gargiulo, un quarantenne abbastanza complessato soprattutto per il fatto di vivere in una famiglia allargata. Erri ha due fratellastri, Giovannino e Valerio, che la madre, dopo la separazione dal padre, ha avuto da Mario Ferrara, l’unico “padre” presente nella sua vita dal momento che quello biologico non è mai stato una figura di riferimento. Raffaele Gargiulo, a sua volta, da una relazione con la spagnola Rosalinda ha avuto una figlia, Flor, con cui Erri ha un rapporto speciale fatto di contrasti che a volte servono per scuoterlo e farlo uscire dalla sua dimensione sofferta di perbenismo cui non riesce a rinunciare e che lo allontana sempre più dalla felicità. A completare la famiglia allargata c’è Arianna con cui il protagonista condivide il disagio di essere un figlio a metà: la ragazza, infatti, è nata dal primo matrimonio di Raffaele, marito della signora Ferrara. Il rapporto con Arianna è molto speciale perché fin dalla adolescenza si sente attratto da lei anche se non riesce a confessarle il suo amore. Erri e Arianna sono cresciuti assieme e hanno condiviso le carenze affettive di un padre e una madre che li hanno lasciati quasi in disparte, troppo occupati dalle nuove nascite.

In questa umanità variegata fatta di due padri e una madre con la quale Erri, manco a dirlo, ha un rapporto conflittuale, si inserisce una donna che doveva costituire un punto fermo nella sua vita: la moglie Matilde. I due condividono il sogno di mettere su famiglia, una famiglia normale con due soli genitori e senza fratelli e sorelle in cui il sangue di Erri scorre a metà oppure non scorre per nulla. Ma il desiderio di un figlio che sembra non voler proprio arrivare manda in crisi la coppia, o almeno Matilde che intreccia una relazione con un collega di lavoro, Manuel Ghezzi. A complicare il tutto, la perdita dell’impiego, visto che Erri era alle dipendenze del suocero, e il ritorno a una solitudine forse mai davvero abbandonata del tutto. Però c’è un lato positivo nella separazione che il protagonista deve subire: grazie anche alla complicità del patrigno, Erri inizia a credere di poter realizzare il sogno di aprire una fumetteria, nonostante i dubbi della madre che non condivide la scelta:

“Non voglio entrare nel merito della decisione, sei grande e se è questo che vuoi per la tua vita, è giusto che lo insegua. Per anni ho sperato in un futuro migliore per te, ma adesso ho capito che sei diverso, hai un modo tutto tuo di vedere le cose. Non so se ho delle colpe anch’io, di certo tuo padre ne ha di più di me, in ogni caso non volgio mettere bocca sulle tue scelte future, l’importante è che tu riparta, con o senza Matilde” (pagg. 182-183)

Dopo l’abbandono da parte di Matilde, Erri cerca di mettersi in discussione anche se non è facile superare le fragilità e i timori che lo portano a somatizzare le sue ansie. Si affida, quindi, allo psicanalista Iazzolla che fa un quadro clinico apparentemente eccellente:

«Io penso che lei abbia dei seri problemi con la sfera emotiva… ha paura di lasciarsi andare, di vivere appieno le emozioni, positive o negative che siano. Probabilmente ha visto sua madre comportarsi così e ha pensato che fosse normale temere le emozioni. E ha imparato così bene la lezione che non ha più bisogno di un ripasso, come si dice in gergo scolastico. La colpa non è sua, quel bambino non poteva averne. Ma la persona che mi trovo davanti, e che non fa nulla per rompere il circolo vizioso, ne ha di responsabilità. E anche parecchie». Tentai di abbozzare una risposta, ma lui mi anticipò: «La verità è che se si passa la vita a tentare di non sentire dolore e paura va a finire che non si sente più niente».

Ma le previsioni dell’esperto (va a finire che non si sente più niente) si rivelano errate. Un fatto imprevisto, o forse solo imprevedibile, lo porterà ad affrontare la vita con maggior senso di responsabilità. Certamente non sarà facile adattarsi a una situazione per certi versi nuova e abituarsi a considerare la sua esistenza come qualcosa di completo e non a metà. Soprattutto Erri capirà che l’amore, quello vero, non deve resistere al tempo, ma alle ferite. E anche la tristezza smetterà di svegliarlo.

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Ho letto e amato il primo successo di Lorenzo Marone, La tentazione di essere felici, e il suo protagonista Cesare Annunziata. Devo dire onestamente che Erri Gargiulo come protagonista è un po’ “sottotono”, non riesce a conquistare il lettore fino in fondo. Forse è il suo pessimismo e la continua caccia all’errore nella vita sua e degli altri protagonisti che lo rende a volte poco simpatico. Ma al di là di questo, la lettura è godibile, divertente, accattivante grazie anche all’uso della prima persona. Lo stile di Marone conquista il lettore e lo costringe a rimanere incollato alle pagine dall’inizio alla fine.
A livello narrativo, si può dire che la storia ha un intreccio interessante e affatto noioso, in cui si alternano situazioni presenti e rievocazioni dell’infanzia e della giovinezza di Erri, attraverso i caratteristici flashback che ci permettono di conoscere meglio il passato di tutta la famiglia Ferrara-Gargiulo. Ogni capitolo ha un titolo che ha lo scopo di introdurre la situazione descritta e verso i 2/3 del libro vengono inseriti dei brevi passi tratti dall’ “agenda di Matilde lasciata a metà” che servono a descrivere il carattere della donna senza filtri, dal momento che tutto ciò che di lei dice il protagonista è filtrato attraverso il suo personale punto di vista. Questo è un espediente narrativo che ritengo interessante e originale.

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