LO SPOSO NON SI PRESENTA ALL’ALTARE: I PARENTI DI LEI CI MANGIANO SU


La notizia, non recentissima, ha destato in me, all’inizio, qualche perplessità. Ma la mancata sposa, una donna sarda quarantenne, ci ha messo la faccia – in un’intervista pubblicata sul Corriere – e non ho quindi motivo di dubitare della veridicità dei fatti.

In breve: Nadia conosce il futuro – ormai mancato – sposo Giovanni via web e nell’arco di soli sette mesi i due decidono di sposarsi. Tutto è pronto per le nozze ma lo sposo non si presenta. Militare di carriera, si barrica in caserma e non ha nessuna intenzione di uscire da lì. Nadia, affranta, capisce che il matrimonio è saltato, congeda i parenti e si ritira in casa dei suoi. A questo punto, però, i genitori ci pensano su, ritengono che i soldi del pranzo, già pagato, non si possano buttare e decidono di richiamare gli invitati per recarsi al ristorante. La mancata sposa acconsente a parteciparvi, dimostrando uno spirito invidiabile nell’incassare il brutto colpo. Infatti ha commentato così la decisione di “mangiarci su”:

«Ho avuto coraggio? Sì me lo hanno detto e scritto tanti, ma io ho fatto solo quello che mi sembrava più giusto. Doveva essere una festa… Il giorno più bello. Non ho voluto che fosse il più brutto». Poi Nadia spiega che l’idea è stata di suo padre: «L’idea di andare comunque al ristorante dove erano pronti rinfresco e pranzo è stata di mio padre. Ci avevo pensato anch’io, ma è stato lui a dire “Andiamo, tanto è già tutto pagato”. Un modo per sdrammatizzare… e infatti ho subito reagito anche io. Ho pensato: in fondo non è morto nessuno, la vita continua».

Ora, questa vicenda offre diversi spunti di riflessione.

Mangiarci su? Perché no?
D’accordo che la spesa era stata affrontata, le pietanze pronte, il ricevimento allestito, ma io sinceramente non avrei mai proposto agli invitati di recarsi a pranzo e, nel ruolo della sposa abbandonata, mai e poi mai mi sarei presentata al ricevimento. Come può pensare la sposa Nadia che così facendo quel giorno non sarebbe stato il più brutto della sua vita? Brutto, bruttissimo ugualmente… altroché. Sdrammatizzare? Mah, questione di punti di vista. Assistendo a quella festa sottotono, la gente imbarazzata – lo sarà stata, no? – i sorrisi di circostanza, il brindisi a una nuova vita che di certo non era quella che Nadia sperava per sé… insomma, personalmente a me il tutto sembra abbastanza tragico.
Non è morto nessuno? Be’, credo che in cuor suo la bella Nadia avrebbe voluto in quel momento un cadavere su cui non versare lacrime: quello di Giovanni.

Le relazioni che nascono sul web sono tutte destinate a naufragare?
Direi di no, anche se nelle relazioni che iniziano virtualmente si deve tenere nel debito conto che poi, quando il tutto diventa reale, si può rimanere delusi. Cose che capitano anche quando due s’incontrano di persona, sul luogo di lavoro, a una festa, grazie alla “mediazione” di parenti o amici. D’accordo su questo e sul fatto che ogni legame sul nascere può destare delle aspettative che poi, con la frequentazione, rischiano di diventare altro e quest’altro a volte è difficile da digerire.
Appurato che un rapporto di coppia, in qualsiasi modo e luogo nasca, non è detto sia duraturo, la domanda che personalmente mi pongo è un’altra:

perché cercare il lui o la lei sul web?
Di questo ho una certa esperienza, non diretta ma che riguarda persone a me vicine. Quello che ne ho potuto dedurre è stato che spesso – non sempre – le persone che cercano “il/la compagno/a di vita” via internet hanno molti complessi (talvolta ingiustificati) e non sono in grado di approcciarsi agli altri in modo diretto, di persona. Almeno non all’inizio, perché è scontato che, se dal virtuale si passa al reale, prima o poi si debba affrontare l’approccio diretto, fatto di sguardi, gesti, odori, sapori, suoni… insomma tutto ciò che ha a che fare con i sensi. E ciò appare molto diverso rispetto all’uso della sola vista che permette di leggere parole scritte su un monitor e costringe a indovinare ciò che si nasconde dietro faccine ed emoticon.
Considero questo modo di incontrarsi molto triste, quasi asettico, costruito attorno ad un’idea che ci creiamo dell’altro e che ostinatamente facciamo coincidere con l’ideale che abbiamo di chi vorremmo accanto per la vita. Ma è un’opinione personale discutibilissima, se volete. Ora, però, mi pongo un altro quesito:

la differenza di età che ruolo gioca nei rapporti di coppia?
Nadia e Giovanni hanno età assai diverse, e non sto parlando solo di numeri e date di nascita. Lei 39 anni, lui 24. Lei già mamma di un bambino di 5 anni, lui ancora nella fase dell’adolescenza che nei giovani d’oggi si prolunga fino ai 30 anni e passa… come nell’antica Roma, quando un giovane poteva emanciparsi.
Certo, questa differenza di età sembra non aver ostacolato i propositi di questa coppia, nei sette mesi che hanno preceduto le nozze mancate. Ma ho l’impressione che la decisione di sposarsi sia stata unilaterale, che Nadia più che un compagno per sé cercasse un padre per il suo bambino, tuttavia ha fatto male i suoi calcoli: avrebbe dovuto cercare un cinquantenne non un ragazzo di 24 anni, anche se molto attraente con il suo fisico palestrato. Decisioni così serie devono essere non solo condivise – magari nell’incoscienza del poco più che ventenne la convinzione di convolare a nozze c’era pure – ma soprattutto meditate in prospettiva futura specialmente nel caso in cui il matrimonio porti alla formazione non di una coppia ma di una famiglia vera e propria.

E’ giusto anteporre il lato economico a quello emotivo?
L’ultima domanda che mi pongo riguarda il padre di Nadia: che padre è quello che calpesta i sentimenti della figlia pensando ai soldi spesi, seppur con sacrificio? Io un padre così non l’avrei mai voluto. Non c’è spesa fatta che valga il benessere di una figlia, che possa compensare l’infelicità provata, nemmeno se con il giusto spirito di vendetta. Perché questo deve aver pensato quel papà, forse in buona fede e con l’intento – non unico, comunque – di dar soddisfazione alla figlia. “Quel mascalzone non merita le tue lacrime” deve aver pensato e detto a Nadia. “Mangiamoci su, tanto è tutto pagato”.
Nossignore, non si possono ingoiare le lacrime assieme a una fetta di torta nuziale. Forse l’idea migliore sarebbe stata raccogliere tutto quel ben di Dio e portarlo alla più vicina mensa dei poveri.

E voi che ne pensate?

AGGIORNAMENTO, 15 luglio 2017

Questa mancata sposa ha fatto la cosa più giusta: saltato il matrimonio, ha invitato al ricevimento gli homeless.

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IL MATRIMONIO IN ITALIA: BELLO, CARO MA DURA POCO

sposi
Più convivenze che matrimoni. Questa sembra essere la regola, di questi tempi. Ma convolare a nozze non è ancora passato di moda anche se spesso ci si sposa “tardi”, si sostengono spese assurde a costo di indebitarsi per i prossimi dieci anni… e magari il matrimonio dura di meno!

Iniziamo dall’età. In Italia ci si sposa, in media, a 35 anni (per lui) e 33 (per lei). Secondo una ricerca condotta da Zankyou, portale di nozze, sui 20 Paesi presi in considerazione, l’Italia si è classificata agli ultimi posti. Eppure un’altra ricerca, condotta da Nicholas Wolfinger, sociologo americano e insegnante presso l’Università dello Utah, rivela che le possibilità di divorzio tra le coppie di sposi dipendono dall’età e che il periodo migliore è compreso tra i 25 e i 32 anni. Quindi, stando a questi dati, gli sposi italiani hanno maggiori possibilità di divorziare.

Ma quanto dura un “matrimonio all’italiana”? In media 15 anni (dati ISTAT 2013), anche se è appurato che la passione ha una vita molto più limitata: 2 anni appena. Ma non bisogna disperare: se si rimane assieme, pare che dopo una fasce discendente si verifichi un altro picco di passione in età matura. Sarà vero?

Ma torniamo ai novelli sposi.
Uno dei motivi per cui non ci sposa oppure si rinvia di anni il matrimonio, preferendo a volte una convivenza more uxorio, è la spesa cui si deve far fronte per rispettare la tradizione: abiti, bomboniere, ricevimento, viaggio di nozze… Insomma, parliamo di cifre di cui i giovani e giovanissimi non dispongono, complice anche l’incertezza lavorativa, con contratti che non garantiscono una sicurezza a lungo termine.

Solo per il ricevimento, ad esempio, gli sposi italiani si accollano una spesa notevole: in media 130 euro a persona. Naturalmente, nelle classifiche si collocano ai primi posti per numero di invitati: tra i 100 e i 200. Fate un po’ il conto voi!

Le famiglie aiutano relativamente perché spesso i giovani che desiderano sposarsi si indebitano: ben il 68% di coppie chiede un finanziamento per sostenere le spese.

In conclusione: in Italia il matrimonio è “attempato” (insomma, relativamente…), costa molto e dura poco. Ma non è detto che un’unione non possa essere felice per tutta la vita. Dipende da tanti fattori: la stima, la fiducia, i compromessi… soprattutto l’amore.

Ci si ama ogni giorno di più o di meno. L’amore non ammette punti morti,
se non cresce cambia direzione
.

(Elie Wiesel)

[Fonti: linkiesta.it, lovopedia.net immagine da questo sito]

NOZZE CANALIS-PERRI: IL VELO BIANCO DI ELISABETTA E IL NUDE LOOK DI BELEN

canalis perriSulle nozze più glamour dell’estate si è detto di tutto e di più. Certamente non sarò io a dire qualcosa di speciale. Semplicemente mi limiterò a fare una riflessione sul matrimonio (in generale) e sul buongusto.

Ricordo ancora quando si sposò Caterina Caselli. E voi direte: embé, che c’entra con la Canalis? Nulla, in effetti, ma volevo arrivare ad una riflessione sulle tradizioni e su come possano cambiare nel tempo.
caterina caselli sposaOra, non so quanti si ricordino le nozze del Casco d’oro (questo il soprannome della cantante ai tempi del suo successo canoro) con il discografico Piero Sugar. Vi rinfresco la memoria (per chi c’era) e mi soffermo su un unico dettaglio (per chi proprio non ne ha idea) che riguarda l’abito da sposa: era giallo.

Correva l’anno 1970, era giugno e io ero bambina. Al mare una mia amichetta, un po’ più grande, sfogliando una rivista, tipo Novella 2000, in cui era pubblicato il servizio fotografico del matrimonio della celebre cantante, a un certo punto disse, con aria maliziosa: “Si è sposata in giallo, non in bianco. Di certo sarà già andata a letto con un uomo”.
Quella notizia mi sconvolse. Ero piccola ma, come tutte le bimbe a quei tempi, sognavo il matrimonio con l’abito bianco e il velo con lo strascico. Mortificata dissi alla mia amica: “Io non potrò vestirmi di bianco, allora. Ho dormito una volta in hotel nello stesso letto con mio fratello”. 😦

Vi risparmio la risata generale e il mio smarrimento perché non riuscivo proprio a capire che cosa intendessero le altre con “non solo per dormire” …
La mia infanzia proseguì serena e non pensai più all’abito bianco. Non mi posi nemmeno il problema che quelle delle viperette amiche mie fossero solo insinuazioni. Non conoscevano i particolari intimi della vita della Caselli, come facevano ad essere sicure che la scelta del giallo non fosse dettata dal semplice fatto che quel colore era il prediletto dalla sposa?

Una cosa è comunque certa: una volta le tradizioni venivano rispettate. Il matrimonio in chiesa, l’abito bianco, il bouquet di zagare non erano solo dettagli insignificanti. Le cose cambiano, questo è un fatto. Dovremmo forse considerare ipocrite tutte le giovani spose (e anche quelle meno giovani …) che si recano all’altare vestite di bianco?

Ora evidentemente si è perso il valore simbolico del colore che un tempo rimandava alla purezza. Nemmeno io, se è per questo, 29 anni fa mi sono vestita di giallo o di azzurro o di rosa … quindi, non va giudicata Elisabetta Canalis per la scelta fatta, al pari di molte altre colleghe vip o anche di gente comune. Ormai ci si sposa in abito lungo e bianco pure con il pancione di otto mesi, sicché…

eugenia e beatriceC’è un altro fatto che riguarda le tradizioni: l’abbigliamento degli invitati, o per meglio dire delle invitate. Non si doveva indossare il bianco (ora non so, io comunque lo evito sempre), né il nero oppure il viola. Immancabile, poi, il cappellino sulle teste delle invitate. Ora come ora i copricapi vengono sfoggiati quasi solo ai matrimoni della nobiltà e non sempre con la classe che dovrebbe essere dettata dal bon ton (vedi i copricapi delle principesse Beatrice ed Eugenia, figlie del principe Andrea, al matrimonio di William e Kate).
Non indossare le calze, poi, era cosa che faceva inorridire le benpensanti. Dovessero esserci 40° all’ombra, presentarsi con le gambe nude ai matrimoni, specie se celebrati in chiesa, era davvero sconveniente.

belen canalisRimanendo in tema di bon ton ed eleganza, al matrimonio di Elisabetta Canalis, che ha sposato il chirurgo americano Brian Perri, c’era un’invitata che di certo non è passata inosservata: Belen Rodriguez. Accompagnata, come sempre, dal marito Stefano De Martino, si è presentata con una mise che ha fatto discutere molto: un abito lungo blu elettrico, impreziosito da inserti di pizzo, peccato che fosse nude look.

Io non mi permetto di giudicare nessuno, ci mancherebbe. La classe non è acqua, questo lo sappiamo. Il buon gusto non è prerogativa che si acquisisce alla nascita. Le tradizioni si possono rispettare oppure no. C’è chi scambia il sagrato della chiesa per il red carpet di qualche evento mondano. Pazienza, il mondo è bello perché è vario.

Quello che mi chiedo è perché mai Belen, grande amica della sposa, abbia voluto osare tanto e “rubare la scena” alla povera Canalis sul cui abito quasi nessuno si è pronunciato.
Insomma, qui non si tratta di buongusto ma solo di sensibilità.

[immagine Caselli sposa da questo sito: foto Belen da repubblica.it; foto Canalis-Perri da questo sito]

DI SUOCERE E GENERI, DI CORNA E PANNI LAVATI IN PUBBLICO

bernardini de paceAnnamaria Bernardini de Pace è un famoso avvocato specializzato in Diritto di Famiglia, ma la notorietà, almeno a livello di gossip, l’ha avuta per essere stata la suocera dell’attore Raoul Bova per quasi sedici anni.

Come tutti sanno – oddio, non è obbligatorio ma ci sono notizie, anzi pettegolezzi, che uno non riesce proprio a non captare – da circa un anno è ufficialmente separato dalla moglie Chiara Giordano – nonché figlia dell’avvocatessa – da cui ha avuto due figli. Motivo della separazione di due coniugi che sembravano essere a prova di divorzio? Ma le corna, naturalmente.

raoul bova-chiara-giordano

Già due anni fa, infatti, nel lungo periodo di separazione forzata in cui il bel Raoul girava in Grecia il film “Immaturi – Il viaggio”, il matrimonio era andato in crisi. Alla bella Chiara, un po’ scialbetta in verità, l’attore aveva preferito la poco più che ventenne attrice spagnola Rocio Muñoz Morales, che già con quel nome sembra che uno non possa resisterle, visto che ricorda un famoso cioccolatino della Ferrero.

Insomma, sembrava una storia di corna come tante – quelle, per inciso, cui l’avv. Bernardini de Pace avrebbe dovuto essere bene abituata – e invece in breve l’attore romano aveva deciso di dire addio alla moglie per rifugiarsi tra le braccia calienti della spagnola che sa amar così.

Ora vi chiedere: ma a noi? Infatti, nemmeno a me interessa un granché ma mi ha colpito una lettera che l’ex suocera ha fatto pubblicare dal quotidiano Il Giornale – di cui è collaboratrice – per coprire il genero di insulti, mettendo in piazza gli affari suoi e che tali sarebbero dovuti rimanere, almeno qualche scampolo che si era salvato dal vorace mostro chiamato gossip.

La lettera, in verità, fa emergere delle contraddizioni: prima di tutto il riferimento ad una bimba che il solerte avvocato-nonna avrebbe curato ogni giorno finché tu non hai guadagnato abbastanza da permetterti finalmente una tata. Il Bova ha avuto, infatti, due maschi dalla figlia della Bernardini de Pace. E poi figuriamoci se la superimpegnata avvocatessa si è mai occupata dei nipoti oppure se il genero-degenero – come lo chiama nella lettera – non aveva i soldi per una tata. Il fatto è che la signora Giordano ex Bova ha una sorella: che la mamma si riferisca all’altro genero? Be’, sarebbe un po’ troppo, avere due generi-degeneri, intendo, anche per un avvocato divorzista.
Ma andiamo avanti.

Facendo riferimento alla vita della coppia, prima, durante e dopo la separazione, la suocera osserva che i fatti elencati, corna comprese, rappresentano l’«evoluzione» di miliardi di coppie nei millenni di storia. Allora, perché parlarne?
Il cuore di mamma, poi, non le può impedire di assolvere la figliaLei sì è stata responsabile di te e della Vostra famiglia – e nello stesso massacrare il povero Raoul che, avrà certo le sue colpe, ma viene descritto come uno che non sa trattenere gli istinti. Infatti, l’avvocato Bernardini de Pace, stigmatizzando il comportamento del genero-degenero, tuona: Prima di slacciarti i pantaloni fuori dalla tua casa, hai pensato che impatto avrebbe avuto questa patetica scena nella vita della tua famiglia?

60th Taormina Film Fest - June 14th

Secondo voi può bastare? Certo che no. E infatti l’amabile suocera continua: Nel riassunto mentale dei tuoi valori dichiarati, della responsabilità voluta, dei sentimenti vissuti dalla tua famiglia per te, avresti almeno potuto rinviare il tuo personalissimo piacere. […] avresti consumato le tue voglie da sincero separato, senza tradire neppure te stesso. […] Sono certissima invece che tu non vivrai mai più sereno senza la famiglia che hai svenduto ai tuoi capricci. […] Non hai né fegato né cuore, mio caro genero, o degenero per meglio dire. La tua forza, anche sessuale, dura per il tempo di uno spot. Sei un uomo a breve termine di conservazione. Scaduto.

Così si chiude la lunga lettera.
Le storie di corna sono tutte uguali, chiunque ne sia protagonista. Se si tratta di una donna è una poco di buono, se il colpevole è l’uomo è uno che non sa resistere all’impellente istinto di calarsi i pantaloni. Chi viene tradito è la vittima innocente. Dove sta la novità? C’era proprio tutto ‘sto bisogno di mettere in piazza gli affari di una coppia, anzi ex, che non è mai stata al centro di pettegolezzi durante la lunga unione?

Cerco di mettermi nei panni dei due: se fossi la figlia mi incazzerei, se fossi il fedifrago sarei ben lieto di essermi liberato da una tal suocera. Nei panni di entrambi cercherei di tapparle la bocca perché, se anche ha tentato maldestramente di mascherare il vero obiettivo, ha sortito l’effetto di lavare in piazza i panni sporchi e nemmeno i suoi.

LA COSA PIU’ STUPIDA CHE ESISTA: FARSI TATUARE IL NOME DELL’AMATO/A

Griffith tatuaggioL’amore è eterno finché dura, recitava il titolo di un noto film di Verdone. Il tatuaggio, invece, è eterno e basta. Se non lo vuoi più, devi sottoporti ad un’ulteriore tortura per la rimozione. Che senso ha farsi tatuare il nome dell’amato/a se l’amore eterno non esiste più?

Così la bella Melanie Griffith, che con Antonio Banderas costituiva una delle coppie più longeve e apparentemente solide dello star system hollywoodiano, si è arresa alla fine dell’amore e si è recata in un centro specializzato per la rimozione dei tattoo.

griffith tatuaggio 2
Un cuore con inciso all’interno il nome dell’ormai ex marito era decisamente scomodo da portare. L’attrice aveva già cercato di camuffalo sotto uno spesso strato di fondotinta e coprendolo con un maglioncino annodato sulla spalla sinistra, quando si è presentata al Taormina Film Festival qualche giorno fa.

rositabanderas
Il bel Banderas, nel frattempo improvvisatosi mugnaio, deve averla fatta grossa. Non avrà per caso imitato Mr Conad con il pensiero fisso del lavoro in testa? E poi parlano della famiglia Mulino Bianco come modello da imitare … forse il problema è che nessuna donna, nemmeno Melanie, può competere con la gallina Rosita. E dire che gallina vecchia fa buon brodo …

[notizia e immagini da Vanity Fair]

IL GRANDE GIORNO DI BELEN E STEFANO SPOSI A COMIGNAGO (IL VIDEO DEL SÌ))

belen stefano sposi
Sembrava un flirt destinato a durare una stagione o poco più e invece Belen Rodriguez e Stefano De Martino, oggi sposi, in poco più di un anno si sono fidanzati, hanno messo al mondo un figlio (Santiago, nato il 9 aprile scorso) e sono arrivati all’altare per dire sì … speriamo per sempre.

La cerimonia, officiata dal padre francescano Luigi Rossi, di Torre Annunziata, amico di famiglia dello sposo, lo stesso che unì in matrimonio i genitori di Stefano, si è tenuta nell’abbazia di Santo Spirito, all’interno di Villa Giannone, a Comignago in provincia di Novara.

Lei con i cappelli raccolti in uno chignon, in abito bianco con tanto di strascico sorretto dalla sorella Cecilia. Lui, vestito con un elegante abito scuro confezionato dalla sartoria udinese Chiussi (un po’ di campanilistica pubblicità ci vuole!), ha aspettato la sposa con in braccio il piccolo Santiago, cinque mesi, anche lui vestito di bianco.

Imponenti le misure di sicurezza: 80 bodyguard. Solo 300 gli invitati che si stanno gustando un ghiotto menù: risotto di crostacei ai profumi di mare, tortelli con fiori di zucca e scampi, darna di branzino con tagliolini di verdure millefoglie di patate e leggera salsa alle erbe, sushi di latte di mandorla e frutto della passione. Dopo la torta, grand buffet di pasticceria, quadri di frutta e fonduta al cioccolato. Si brinda a Curtefranca Bianco, Chardonnay, Franciacorta.
Si ballerà, assicurano gli sposi, fino all’alba. Tutti tranne il piccolo Santiago che, subito dopo la cerimonia, è andato a nanna.

Oggi Belen ha compiuto 29 anni, cinque di più dello sposo. Doppi auguri per lei e per entrambi l’augurio di mettere presto al mondo una femminuccia che lei sembra desiderare ardentemente.

VIDEO DEL CORRIERE (IL MOMENTO DELLO SCAMBIO DEGLI ANELLI)

PER VEDERE L’ALBUM DI NOZZE DI BELEN E STEFANO DE MARTINO CLICCA QUI

belen-bacio-matrimonio

belen stefano scambio anelli

[fonte: Vanity Fair; immagini sopra dal Corriere; immagine sotto il titolo da Oggi.it]

belen sposa

belen stefano bacio

scambio anelli belen stefano

[foto da questo sito]

FIDANZATI PRO TEMPORE

fidanzati
Una volta il fidanzamento era una cosa seria. E doveva esserlo per forza: la parola, infatti, rimanda al latino fides che significa “fedeltà” ma anche “parola data”.

Nell’antica Roma, ad esempio, il termine che rimandava alla promessa di matrimonio era sponsalia. Poi noi abbiamo adottato le parole sposo e sposa per indicare i coniugi ma in realtà i termini sponsa e sponsus identificavano proprio i fidanzati. Non lasciamoci ingannare dalle parole, comunque. Per noi hanno un non so che di romantico mentre nell’antichità il fidanzamento costituiva praticamente l’atto preliminare di compravendita: lo sponsus, infatti, il giorno del fidanzamento donava sì alla donna l’anello nuziale (anulus pronubus), simbolo di fedeltà, ma consegnava anche al futuro suocero una caparra (arrha), quale pegno del contratto matrimoniale.

Ma veniamo a tempi più recenti.
Tra pochi giorni ricorre il trentesimo anniversario del mio fidanzamento. Noi abbiamo fatto le cose per benino: pranzo con i parenti, strettissimi perché altrimenti ne sarebbe uscita una specie di prova generale del pranzo di nozze, e scambio degli anelli, brillante per me e anche per lui (più piccolino, eh!). Ricordo che, per non gravare sul bilancio familiare dei miei, ho venduto un po’ di ninnoli ricevuti in occasione del battesimo e della Prima Comunione, anche se mia mamma non ne voleva sapere. Ma, insomma, un po’ di orgoglio ci vuole in certe situazioni. Mi fidanzavo io con lui mica i miei!

Poi, la tradizione voleva che il matrimonio si celebrasse entro un anno dal fidanzamento ufficiale anche se noi ne abbiamo attesi due … causa mia, dovevo laurearmi e, onestamente, di tempo per pensare alle nozze non ne avevo.

Ricordi romantici che, comunque vadano le cose, rimarranno per sempre impressi nella mente e nel cuore.

Ma ora?
Non se se ci avete fatto caso ma, specie quando si parla di vip, basta che due vengano visti assieme ad una cena e dal giorno dopo sono fidanzati. Poi magari questa sorta di fidanzamento dura un mese o due. Nei casi più fortunati qualche anno e immancabilmente il fidanzamento si rompe senza che i diretti interessati convolino a giuste nozze.

Non sarebbe più semplice usare parole come “compagno/a”, ragazzo/a”, “simpatia” (per legami che sorgono all’alba e si concludono al tramonto)?

Sarò fissata, ma io alle parole do un certo significato. Anche a casa, quando parlo delle ragazze dei miei figli, dico “ragazza” mica fidanzata. Poi, anche se i legami durano per più di un anno, il termine “fidanzata” non riesco proprio ad usarlo. Forse perché uno dei due figli, soprattutto, è così volubile che di sentirmi ogni volta futura suocera proprio non ne sento la necessità.

[immagine da questo sito]