TUTTO SI CREA TUTTO SI ROTTAMA

ecopiazzolaMia mamma mi ha raccontato che, quando mio fratello era piccolo e rompeva perché voleva che gli comprassero sempre qualcosa, esasperata dalle continue richieste gli chiese se conoscesse solo il verbo “comprare“. Lui, impassibile, rispose: “No, conosco anche ‘rompere’ e ‘buttar via’ “. Si può dire che a mio fratello mancasse del tutto lo spirito ecologista.

Ci si avviava verso la fine degli anni ’50 e verso il boom economico: “buttar via” era effettivamente un verbo molto in voga. Ciò che era vecchio e considerato antiquato doveva essere sacrificato in nome del benessere, di una vita migliore, fatta di agi e capricci. Non per tutti, ovviamente, ma le disparità tra chi aveva tutto e chi niente forse non era accentuata come ai giorni nostri.

Oggi, infatti, cerchiamo di risparmiare. Ad esempio, se un elettrodomestico o uno strumento tecnologico (pc, stampante, router …) non funzionano, perché mai devo cambiarli? Si possono riparare, no?

No che non si possono riparare. La risposta di chi fa assistenza è sempre quella: le conviene comprarne uno nuovo.
Certe volte, però, io faccio resistenza. Il televisore, per esempio, alcuni anni fa si era rotto e mio marito si era fatto convincere a buttarlo via. Io, però, mi opposi. Chiesi quanto sarebbe venuta a costare la riparazione e mi dissero 100 euro. Bene, una tv nuova, anche se ultimo modello con schermo piatto e tutte le diavolerie del mondo, allora costava quasi 600 euro. La riparazione, garantita per un anno, si rivelò la scelta vincente per due motivi: nel frattempo i costi dei nuovi apparecchi televisivi sarebbero scesi e la vecchia tv continuò a funzionare per tre anni e fu cambiata solo perché mio marito ne voleva una moderna.

Insomma, si rompe l’aspirapolvere e non conviene ripararla. Cessa di funzionare il frigorifero e non si trovano più i pezzi di ricambio. Lo sbattitore ha una frusta “pendula” perché si è rotto un cosino insignificante che la blocca ma non si trova più il pezzo (mio marito, però, si è ingegnato e l’ha sostituito con, udite udite, un pezzetto di scheda telefonica … vabbè, non ha funzionato per molto tempo).
Non parliamo della stampante: la potevano riparare ma avrei dovuto spendere 10 euro di più rispetto alla nuova. Il lettore cd? Sono anni che non lo uso perché lo sportellino non si chiude e il gommino che serve allo scopo non è più in produzione.

L’ultima rottura – in tutti i sensi – risale a stamattina: il ferro da stiro. Il responso del tecnico è stato quello di sempre: non le conviene ripararlo. Corsa al supermegastore (li odio!) sfidando il nubifragio incombente, per acquistare il ferro nuovo, fortunatamente pagato quasi interamente con i punti benzina di mio figlio che mi ha fatto pesare non poco l’indebito utilizzo del suo bonus. Alle mie rimostranze: “La benzina l’avrai pagata tu ma sono io che stiro le tue cose“, con aria trionfale e sorriso sardonico ha replicato: “Così non potrai dire che non hai stirato perché non hai avuto tempo“. 😦

Sapete quali sono invece gli artigiani che lavorano più di prima? I sarti e i calzolai. Avevo una riparazione urgente da fare (solitamente chiedo a mia mamma ma, non abitando qui, devo aspettare di vederla e se la cosa è urgente …) e mi sono recata in una sartoria aperta da poco dove mi hanno detto che, essendo pieni di lavoro, non potevano farmi il lavoro in meno di una settimana. Evidentemente la gente non si rifà più il guardaroba e si accontenta di fare un restyling ai capi che possiede.

Il calzolaio è l’unico a non dirmi mai che la riparazione non merita. Avevo un paio di stivali e uno di sandali che mi calzano benissimo. Da notare che ho nelle scatole calzature quasi nuove che non posso indossare perché ogni volta vedo le stelle. A quel punto, fregandomene del “sono vecchi potrei anche buttarli”, li ho fatti riparare per la modica cifra di 33 euro. Ma la soddisfazione di non aver buttato via qualcosa cui tenevo non ha prezzo!