L’INFRADITO SI FA IN DUE E DIVENTA GLAMOUR

sandali fashion
E dopo dicono che i calciatori e le miss non hanno testa. Nella vita, tuttavia, non si può mai sapere. Magari le cose cambiano e un ex calciatore del Milan negli anni Novanta, Roberto Lorenzini, e una ex miss, arrivata tra le prime 12 ragazze in gara a Miss Italia nel 1998, Tiziana Carnevali, appese le scarpette al chiodo e abbandonata la fascia, hanno messo in atto il piano B: la comune passione per la moda li ha spinti a fondare un brand, Passion Blanche, che ha lanciato sul mercato un tipo di infradito davvero speciale.

In sostanza si tratta di un sandalo «due pezzi» composto da un classico infradito caprese in cuoio con suola in gomma, a cui viene aggiunta una seconda parte che ha vita propria ed è intercambiabile, definita «gioiello da piede», che può avere diversi “abiti”: in lurex, lino o corda, viene cucito a mano da due artigiani marchigiani e si porta sul collo del piede, legato alla caviglia. In spiaggia può anche essere indossato da solo, lasciando la pianta scalza.
La parte superiore del sandalo è disponibile in due disegni (a treccia e con motivo floreale) e in 12 colori, dal rosa antico, al beige, dall’oro al nero.

Pare che questo sandalo «due pezzi» sia gradito a molte vip ed è stato recentemente esportato anche all’estero: si può acquistare in alcuni negozi di Montecarlo e Saint-Tropez.
Il successo fuori confine è nato un po’ per caso: «In spiaggia a Saint-Tropez abbiamo tirato fuori i sandali per scattare alcune foto — spiega Roberto Lorenzini — e in due minuti si è formata una folla intorno a noi che voleva comprare le scarpe».

A parte il fatto che le infradito non fanno per me, visto che la prima volta che le ho indossate mi sono rotta il mignolino, considero la trovata davvero geniale e, sfogliando la gallery, le varie soluzioni mi sono piaciute molto. Sono carine ed eleganti.

Attenzione però: gli esperti dicono che, a lungo andare, i sandali infradito possono portare a spiacevoli fastidi o addirittura a danni irreversibili. Ne parla il Corriere.it a questo LINK.

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SANDALI INFRADITO? NO, GRAZIE

infradito
Faccio una premessa: non ho mai amato i miei piedi. E chi ha alle spalle anni di danza classica sulle punte sa di cosa parlo. Hanno lasciato il segno. Però, è anche vero che non sono poi così brutti. Ricordo che un giorno in calzoleria stavo cercando un paio di sandali e dicevo alla commessa che non li volevo eccessivamente aperti, lamentandomi dei miei piedi. Lei mi guardò e disse: “venga a lavorare qui una giornata e poi vedrà che i suoi piedi sono bellissimi”. Effettivamente …

Detto questo, i sandali infradito non sono stati mai la mia passione. Quand’ero ragazza ne avevo un paio splendidi, color oro, con i laccetti attorno alla caviglia. Li avevo utilizzati anche per mascherarmi da antica romana (ah, quando si dice destino!) a Carnevale. In quell’occasione, facendo un freddo cane per via del periodo invernale, mia mamma, con la sua santa pazienza e le mani d’oro, mi aveva modificato la punta dei piedi di un paio di collant affinché potessi indossare almeno quelli con gli infradito. Geniale!

infradito oroMa a parte quei sandali, non ne acquistai mai altri. Finché un’estate di quindici anni fa, circa, pensai che potessero essere comode delle ciabattine infradito per casa. Detto, fatto.
Andai in negozio, ne scelsi un paio graziose e tutta contenta, appena rincasai, le indossai. Devo premettere che nella casa in cui abitavo allora c’era una porta che metteva in comunicazione la cucina, piccolina, e il soggiorno. Nel primo pomeriggio, avendo messo sul fuoco la caffettiera, appena sentito l’inconfondibile borbottio, mi precipitai dal soggiorno in cucina e … mi imbattei nella sedia che uno dei miei figli aveva lasciato non perfettamente accostata al tavolo.

Praticamente, nel passaggio veloce, il dito mignolo (in realtà quello dei piedi si chiama quinto dito … mi sono fatta una cultura in quell’occasione!) rimase incastrato nella gamba della sedia mentre io continuavo a correre per spegnere il gas sotto la caffettiera.
Sentii un dolore acuto poi nulla. Praticamente dovetti guardarmi bene il piede per accertarmi che il dito fosse ancora lì. Poi lo tenni una mezzora abbondante nel bidè in cui lasciai scorrere l’acqua fredda. Poi misi sul piede dolorante la borsa del ghiaccio, sotto lo sguardo preoccupato dei miei figli che, una volta tanto, avevano avuto modo di sentire uscire dalla mia bocca tutto il repertorio di improperi di cui ero a conoscenza. E naturalmente pensavano già che non li avrei mai più rimproverati per le parolacce.

Arrivato il marito a casa (ché non potevo certo andare all’ospedale da sola con due bambini), ci recammo al Pronto Soccorso. Quel luogo era a noi noto perché il secondogenito non era contento se non ci faceva un salto ogni tanto: braccio chiuso dentro la cassapanca, oggetto non precisato ingoiato (che poi non era nulla, aveva solo bevuto un po’ di liquido che era rimasto sul fondo del barattolo delle salviettine umidificate pulisciculetto), ruotina dell’automobilina dentro al naso, apparecchio ortodontico infilzato all’interno del labbro inferiore saltando sul letto … e poi non ricordo, comunque mi pare già abbastanza. Ma era la prima volta che ci finivo io.

Ricordo ancora la faccia mortificata del medico mentre usciva dalla sala raggi e l’espressione afflitta con cui mi comunicò: “Ma è rotto!”. E certo che era rotto, mi sarei preoccupata se il mignolo (anzi, quinto dito) fosse rimasto intero.
Per venti giorni dovetti tenere una fasciatura che legava il quinto dito con il quarto e, ovviamente, non potei indossare altro tipo di calzatura se non … gli infradito!
A parte il dolore, perché la frattura era proprio alla base del dito, io ero proprio terrorizzata quando uscivo di casa. Se andavo sull’autobus o al supermercato, poi, stavo superattenta perché al solo pensiero che qualcuno potesse salirmi sul piede o urtarmi con il carrello della spesa, praticamente piangevo.

Ecco, credo che ora sia chiaro il motivo per cui gli infradito, anche se sono bellissimi, non li compero più. Ne ho solo un paio di gomma che porto in albergo per fare la doccia perché sono alquanto schizzinosa e non mi va di mettere i piedi dove li mettono tutti. Che poi quando vado in spiaggia non calpesto la sabbia dove passano tutti?
Quando si dice avere delle fissazioni …