SCATTI RUBATI IN SPIAGGIA PER DERIDERE SUI SOCIAL: L’INSANA MODA DI QUEST’ESTATE


L’inizio di quest’estate è stato caratterizzato da un’insana, quanto inspiegabile ai più, moda diffusa sui social: fotografare donne (perché non i maschi?) con qualche imperfezione fisica, naturalmente a loro insaputa, per deriderle on line.

Si tratta perlopiù di signore o signorine un po’ sovrappeso, con la cellulite, che mostrano il proprio fisico imperfetto (ma la perfezione esiste?) in bikini con la massima noncuranza. Almeno così sembra.

In realtà, chi può dire che ci sia, da parte di queste donne, la massima disinvoltura nell’esibirsi sull’arenile o sotto l’ombrellone? Spesso, infatti, l’apparenza cela un’intima sofferenza che si cerca di nascondere, la rassegnazione a mostrarsi senza coprirsi per il semplice fatto che è un diritto di tutti poter andare in spiaggia e abbronzarsi, senza morir di caldo con camuffamenti vari.

Parallelamente a questo vero e proprio cyberbullismo, su Twitter un tale – a me sconosciuto – ha diffuso una specie di “decalogo” in cui consiglia l’abbigliamento adatto alle over 29. Secondo questo tizio, infatti, dopo i 29 anni (ventinove, ma vi rendete conto?), il fisico femminile è soggetto al decadimento quindi è assolutamente vietato esibire in pubblico un fisico non perfetto. Per l’esattezza, l’individuo avrebbe definito “scadute” le ragazze con più di 29 anni. 😦

Questi due fatti, secondo me, devono far riflettere.

Il “decadimento fisico” è del tutto naturale. L’invecchiamento inizia, effettivamente, dopo i 20 anni. Ci sono donne di 50 o 60 anni che ne dimostrano molti meno, si curano, vanno in palestra, talvolta ricorrono a qualche ritocchino (non sto parlando, ovviamente, di chi si sottopone a veri e propri interventi di chirurgia estetica), in poche parole non vogliono invecchiare male. Perché si invecchia, inutile negarlo. Si può, quindi, evitare o almeno ritardare il “decadimento” ma questa è una scelta personale su cui non si può né si deve discutere.

Io ho iniziato a curare (sarebbe meglio dire “osteggiare”) la cellulite a 15 anni. Ci sono donne che non sanno cosa sia nemmeno a 80 anni e più. Mia madre, per esempio.

La mia vita è contrassegnata da lotte con la bilancia a cadenze più o meno regolari (ogni cinque-sei anni circa). Chiaramente sono andata in spiaggia sempre in bikini, con 10 kg in più o 10 in meno. Ho esternato noncuranza? Onestamente no. Mi sono sentita più a mio agio con il peso forma raggiunto che con i chili in eccesso. Ma questo è un fatto personale che non deve portare a giudizi gratuiti o, cosa ben peggiore, a derisioni ingiustificate da parte di gente che nemmeno mi conosce. Il solo fatto che qualcuno possa “rubare” degli scatti per prendermi in giro a mia insaputa mi fa orrore. E pena. Sì, credo che certa gente sia proprio penosa.

C’è senz’altro qualcuna che avrebbe bisogno di un nutrizionista (per salvaguardare la salute non certo per motivi estetici!), ma chi si dovrebbe arrogare il diritto di farglielo notare? Se il sovrappeso o l’obesità non è un problema per l’interessata, perché mai dare consigli non richiesti?
Questo discorso vale, naturalmente, anche per i maschi.

Sorrido pensando all’ultima visita, due anni fa, dall’angiologo. Una persona squisitamente gentile che ha messo a tacere tutti i miei dubbi su alcune vene varicose (o almeno a me sembravano tali) e che, di fronte alla mia esternazione ingenua “Certo, anche il peso ha la sua responsabilità, dovrei dimagrire almeno una decina di chili…”, ha replicato: “Ma signora, non si faccia problemi! Sa come mi apostrofano i miei colleghi medici? “Ciccione!“. E si fece una bella risata.
Solo allora mi resi conto della mia scarsa delicatezza nel parlare di “peso” davanti a un omone di almeno 120 kg.

La grassezza a volte è una questione mentale. La dieta dimagrante, infatti, deve partire da una forte motivazione. A nulla vale il non vedersi come si vorrebbe, ad avere razionalmente ben presente quanto si vorrebbe indossare meglio un vestito o quanto a proprio agio si starebbe senza avere il fiatone per un semplice passo accelerato. Ciò non toglie che per nessun motivo al mondo si debba essere giudicati per il peso o altre imperfezioni fisiche.

Un po’ di tempo fa ho letto un bell’articolo di Costanza Rizzacasa d’Orsogna pubblicato su “La7”, settimanale del Corriere della Sera. Ne consiglio la lettura per comprendere come dietro a ogni “grassezza”, o anche eccessiva magrezza, si nascondono motivazioni che nessuno, se non i diretti interessati, può davvero conoscere. Giudicare è sempre sbagliato, giudicare senza sapere è semplicemente un’idiozia. Il rispetto per le persone e per la loro unicità (perché questa è la caratteristica di ogni individuo) è un diritto inalienabile.

Riporto alcuni passaggi tratti dalla parte finale dell’articolo di Costanza (se volete leggerlo tutto questo è il LINK):

«Questo è il MIO corpo. Non me ne vergogno in alcun modo. Non devo giustificarlo. Anzi, sapete che c’è? Mi piace tutto del mio corpo». Ho detto, «Wow, chi è questa donna? Si ama davvero o è solo un atteggio?». Ed è stato quello il momento. Il momento in cui ho capito che non siamo noi, grassi, brutti, diversi, a dover cambiare o nasconderci per non essere bullizzati e irrisi, siete voi che non dovete bullizzare e irridere. Ho ingoiato insulti per tre anni, non ce la faccio più. Ho deciso d’imparare a piacermi. […] Sono una donna grassa e merito rispetto. Merito di essere accettata. Adesso.»

Io forse non avrei usato il termine “accettata”. Perché l’accettazione di sé deve prima di tutto partire da noi e non per questo essere approvata e condivisa.
Mi piace molto, invece, il fatto che la giornalista e scrittrice abbia ammesso: «Ho deciso d’imparare a piacermi». Aggiungo che piacersi significa volersi bene e questo è ciò che conta di più per vivere felicemente l’essere sé stessi.

P.S. AVVERTIMENTO AGLI IDIOTI DEL WEB:

Anche quest’estate andrò in spiaggia in bikini (nonostante i 29 anni li abbia superati da un bel po’…), mi coprirò con il pareo solo per sedermi al bar (per una questione di igiene e una elementare forma di educazione) e non mi vergognerò del mio fisico anche se ho ancora qualche chiletto da smaltire, la cellulite e qualche ruga in più causata dal dimagrimento veloce degli ultimi mesi (non sono tonica e non amo la palestra, che ci posso fare?).
Volete rubare qualche scatto e deridermi sui social? Vi avverto che rischiate, anche se vi nascondete dietro ai nickname (oltre all’intelligenza vi manca il coraggio). LEGGETE QUA.

Io sono stata giovane e bella, voi probabilmente intelligenti mai.

[nell’immagine la modella curvy Ashley Graham da questo sito]

WANDA NARA: PENSAVO FOSSE UMANA (CON LA CELLULITE) E INVECE…

Che anche le star abbiano la cellulite non è una novità. Grasse o magre, più o meno tutte le donne ne sono affette. Ma c’è un limite sottile tra noi e loro: photoshop.

Non c’è nulla di male, intendiamoci, a ritoccare le fotografie che le star postano sui profili social, Instagram in testa. Però ci sono ritocchi svelati che mettono in luce tutt’altro che la maestria nell’utilizzare photoshop.

Mi vengono in mente due casi anche se l’utilizzo del software “mago del ritocco” non è imputabile alle stesse star.
Nel 2009 sulla copertina della rivista americana W campeggiava il fisico statuario di Demi Moore fasciato in un abito dorato. Peccato che in seguito si scoprì che, grazie a photoshop, era stato riutilizzato il corpo di una modella 26enne a cui era stato attaccato il bel faccino della non più giovanissima Demi.

Spostiamoci a casa nostra. Era il 2011 e lo spot di una nota marca di lingerie ebbe una testimonial d’eccezione: Isabella Ferrari. L’attrice, prossima alla cinquantina, sfilava seminuda, coperta solo da un brasiliano nero, in un’enorme camera da letto, raggiungeva il comò e davanti allo specchio indossava un reggiseno nero. Fin qui nulla di strano. Ma guardando bene il filmato, si notava che era sparito… l’ombelico.

Insomma, anche photoshop può essere un’arte a patto che lo si sappia usare.

Ma quando ci si rende conto che tante bellezze senza tempo hanno fatto ricorso, oltre che al chirurgo estetico, al programma di fotoritocco? Soprattutto se si confrontano le immagini postate sui social e quelle “rubate” mentre sono al mare, intente a prendere la tintarella oppure a fare una passeggiata sul bagnasciuga. Complice anche la luminosità tipica delle spiagge assolate, la cellulite onnipresente, che ogni tanto può anche passare inosservata, viene messa in risalto e non è così indispensabile che le gambe vengano riprese in primo piano. Il tanto odiato effetto buccia d’arancia c’è e si vede comunque.

Personalmente quando vedo le immagini delle star sulle copertine dei giornali, riprese impietosamente con pancette, seno non proprio da pin up e gambe e glutei a buccia d’arancia, ci godo. Sono contenta che, anche quando si hanno a disposizione molti soldi, la cellulite sia il nemico più implacabile che non si lascia sconfiggere facilmente. In altre parole, le imperfezioni fisiche rendono le donne dello spettacolo più umane.

Ma veniamo alla protagonista di questo post: Wanda Nara. Per chi non lo sapesse – personalmente ne sono a conoscenza da due giorni – la ragazza in questione è una ex modella di 31 anni famosa per essere la moglie del calciatore argentino Mario Icardi. La bella Wanda è famosa anche per essere una social addicted: non passa giorno che non posti su Instagram fotografie in pose provocanti, spesso in slip e reggiseno, mettendo in mostra forme da urlo che, nonostante la giovane età, non sono così scontate dopo aver avuto ben cinque figli in otto anni.

Certo, un fisico come quello della Nara ha bisogno di molto allenamento. Tuttavia, per sconfiggere la cellulite ci vuole ben altro.

Recentemente hanno fatto il giro del globo delle fotografie in cui Icardi e consorte sono ripresi mentre fanno il bagno nel mare piuttosto ondoso di una spiaggia sudamericana. Il fisico non proprio perfetto di Wanda ha scatenato i più impietosi commenti sui social. Abituati a vederla nelle fotografie postate su Instagram, i fan hanno subito puntato il dito su photoshop, utilizzato dalla bella Wanda per nascondere i diffettucci che più o meno tutte le donne hanno. Che c’è di male, in fondo, nel farsi vedere al naturale? Perché ostentare un fisico mozzafiato se, come tutte, anche lei ha la pancetta (dopo cinque gravidanze sarebbe un miracolo non averla!) e le cosce ben tornite e non proprio lisce?

Ma la Nara ha avuto anche degli ammiratori, in questa circostanza, non solo detrattori. Quindi ci si aspettava forse un’ammissione di colpa nell’aver fatto uso e abuso di photoshop per nascondere i segni delle gravidanze ravvicinate. E invece no.

La signora Icardi ha fatto una mossa che, secondo il mio parere, non è molto astuta: ha messo in giro la voce che gli stessi giornali argentini hanno ritoccato le fotografie riprese sulla spiaggia per farla apparire come non è, cioè piena di difetti.

Si è giustificata dicendo che le riviste, ritoccando le foto, hanno voluto danneggiarla. Anche se non nega di avere la cellulite: «Non mi preoccupa affatto la cellulite, ma quelle foto sono ritoccate: io so bene dove ho la cellulite e dove non ce l’ho». La pancia no, per carità: «Mi ha fatto ridere la pancia che mi hanno creato, neanche incinta ero in quelle condizioni. Con le mie possibilità economiche, non arriverei mai a stare così male come in quella foto. Esistono milioni di trattamenti per risolvere quel problema. Non ho complessi sul mio fisico.». Poi cerca pure di dare una lezione di vita affermando: «Alle mie figlie insegno che la bellezza esce fuori in altre cose, gli uomini non guardano la cellulite. Ci sono tanti trucchi e tante creme, ma dentro è difficile cambiare».

Personalmente queste giustificazioni mi appaiono piuttosto comiche. Non sono un’esperta di photoshop ma credo che, come si possono eliminare i difetti, con i ritocchini si potrebbero anche aggiungere. Mi sfugge il motivo: invidia? Credo che si possa invidiarla maggiormente per aver sposato il capitano dell’Inter il cui “stipendio” si aggira sui 5 milioni più vari “premi” in caso di gol segnati, partecipazione alla Champions… Insomma, non proprio bazzecole.

Con un tale patrimonio a disposizione la bella Nara ha ragione quando dice «con le mie possibilità economiche, non arriverei mai a stare così male come in quella foto. Esistono milioni di trattamenti per risolvere quel problema», però è anche vero che la cellulite è un osso duro e i trattamenti, anche se costosi, non hanno effetti magici e soprattutto non risolvono il problema per sempre.

Molto meglio un po’ di buccia d’arancia che essere affetti da manie di persecuzione pensando che siano i suoi stessi connazionali a volerla danneggiare. O no?

[LINK della fonte da cui è tratta anche l’immagine]

PAURA DI FERIRTI SUGLI SCOGLI? SONO ARRIVATE LE NAKEFIT, LE SUOLE ADESIVE

La spiaggia di ciottoli o sassi mettono a dura prova i nostri piedi. Ma non è da meno la spiaggia con la sabbia rovente che ci fa saltellare qua e là, disperatamente alla ricerca di un pezzetto d’ombra, fosse anche quello di un palo segnaletico.

In questi casi le calzature da spiaggia più comode sono le infradito ma non tutti le sopportano (io, ad esempio, le odio specialmente quelle di gomma). Ma ora possiamo farne a meno.

Una startup italiana ha inventato un prodotto che consente di camminare su qualsiasi superficie senza bruciarsi o farsi male. Si tratta di speciali suole che si attaccano alle piante dei piedi e le rendono superfici gommate per muoversi ovunque, senza scivolare e senza farsi male.

Le Nakefit, questo il loro nome, sono ipoallergeniche e si attaccano sotto il piede come un semplice adesivo e possono essere tolte e rimesse più volte. La vendita è al momento aperta su kickstarter.com, sito che aiuta il lancio delle start up con campagna di crowdfunding e la cifra da investire ammonta a 30 euro.

Non ho la più pallida idea di quanto possano essere comode ma mi piace l’idea innovativa. E poi si tratta di un prodotto made in Italy e credo debba essere valorizzato, soprattutto perché le idee geniali possiamo averle anche noi ed è ora di finirla con questa esterofilia che sembra premiare sempre gli altri… anche quando si tratta di cervelli in fuga che hanno lasciato il Paese a causa delle scarse opportunità.

Naturalmente la pubblicità è in inglese. 😦

[Fonti: Corriere.it e chedonna.it]

IL GALATEO SOTTO L’OMBRELLONE: SEMPLICI REGOLE SPESSO IGNORATE

spiaggia affollata
Il quotidiano La stampa di Torino ha recentemente pubblicato un articolo fotografico sulla buona educazione in spiaggia. Sono certamente regole elementari che purtroppo pochi osservano. E la situazione è destinata a peggiorare dato che molti dei genitori che oggi hanno dei figli piccoli non sono in grado di educarli al rispetto delle regole  – anche in spiaggia, e non mi dicano che i bambini son bambini… – quindi mi chiedo che educatori saranno i bimbi d’oggi, una volta diventati adulti.

Venendo al bon ton estivo, sintetizzo le regole esposte nell’articolo linkato, commentando a modo mio:

1. Il cellulare in spiaggia dovrebbe essere silenzioso – possibilmente lasciare solo la funzione vibracall che avverte dell’arrivo di una telefonata – e, nel rispetto di chi si vuol leggere un libro o fare un sonnellino oppure anche soltanto abbronzarsi in santa pace, possibilmente fare telefonate brevi senza far sapere a tutti gli affaracci propri.

2. L’abbigliamento da spiaggia non ha limiti, nel senso che ognuno ha il diritto di stare comodo. Il bikini per le donne e i boxer per gli uomini vanno benissimo ma attenzione: quando si va al bar (della spiaggia, ovviamente), è buona regola coprirsi – basta un pareo o una canottiera – e se possibile, nel caso in cui si consumi al tavolo, portarsi un asciugamano da mettere sulla sedia, nel rispetto della propria e dell’altrui igiene.

3. I bambini in spiaggia si divertono un sacco ed è giusto che sia così. Ma i genitori dovrebbero sorvegliarli in modo da evitare che disturbino i vicini d’ombrellone o le persone che passeggiano sul bagnasciuga con lanci di sabbia o palettate sugli stinchi.

4. Le donne che amano prendere il sole in topless dovrebbero avere l’accortezza di coprirsi se si alzano dal lettino. Insomma, va bene la tintarella integrale ma andare su e giù per la spiaggia con il seno al vento sa molto di esibizionismo.

5. I fumatori – io lo sono, ahimè, ma sono molto educata – dovrebbero accertarsi che nelle vicinanze non ci siano bambini o donne in evidente stato di gravidanza. In molte spiagge c’è il divieto di fumo in queste circostanze, in alcune la sigaretta è proibita del tutto. Una norma da rispettare assolutamente: mai gettare i mozziconi sulla sabbia o nel mare. Cercare un cestino e accertarsi di aver spento il mozzicone prima di gettarlo tra gli altri rifiuti.

6. Spesso quando si va al mare in giornata ci si porta appresso il pranzo. Evitare pietanze elaborate – lasagne al ragù o cotolette alla milanese, per esempio – che creano effluvi poco graditi ai vicini d’ombrellone. Meglio un pranzo fresco, qualche bibita dissetante … avendo cura, ovviamente, di gettare tutti i rifiuti negli appositi contenitori. In molte spiagge c’è la raccolta differenziata: non fate finta di niente gettando tutto in un contenitore a caso.

7. Affittare un ombrellone non equivale a farvi diventare padroni della spiaggia. La prima regola è rispettare gli spazi, anche se a volte effettivamente lo spazio tra un ombrellone e l’altro è davvero ridotto. Ad ogni modo, a nessuno fa piacere trovarsi sotto il proprio ciabatte infradito o secchielli e palette dei bimbi di proprietà altrui. Abbiate rispetto anche dell’ombra: a ciascuno la propria, senza invadere quella dell’ombrellone accanto solo perché vi sembra la posizione più comoda.

8. In spiaggia non c’è nessun red carpet da attraversare – al massimo una passerella di legno – e allora perché arrivare truccate e piene di bracciali, anelli, collane e orecchini? Certe donne non le capisco: non sopportano i segni dell’abbronzatura, perciò usano slip striminziti e niente reggiseno, però sono piene di monili. A me del segno del reggiseno e degli slip non interessa nulla, ma non sopporto quello dei gioielli. La prima cosa che faccio quando arrivo, prima di distendermi sul lettino, è togliere l’orologio. Ho solo il segno della fede nuziale che non tolgo mai. Quanto al trucco, la pelle ha bisogno di respirare e allora ben venga l’estate in cui, con l’abbronzatura, il make up non serve nemmeno. Se proprio non sapete rinunciare a ombretto e mascara, usate i cosmetici waterproof che evitano di trasformarvi in mascheroni quando uscite dall’acqua.

9. La doccia al mare è d’obbligo, specie dopo il bagno. La salsedine inaridisce la pelle e attira i raggi del sole, quindi rischiate di scottarvi, anche con la crema protettiva. E’ buona regola, comunque, darsi una sciacquata veloce senza usare prodotti da doccia o shampoo, se non altro perché chi attende il suo turno potrebbe spazientirsi e rischiare uno scivolone una volta arrivato sotto il getto dell’acqua.

10. Nell’articolo de La stampa non c’è ma aggiungo io una buona regola: le chiacchiere in spiaggia vanno bene, per carità, ma non siete soli, seppur in compagnia, e sotto l’ombrellone non potete stare in nove se lo spazio è sufficiente a malapena per due adulti e un paio di bimbi. E se il vostro vicino sta leggendo un libro o si è appisolato, abbassate la voce.

Che ne dite? Vi sembro troppo rigida?

[immagine da questo sito]

TUTTI PRONTI PER IL MARE?

Eccoci qui. Come promesso il blog estivo riapre i battenti. Staremo assieme, se vorrete, a raccontare aneddoti, a commentare notizie, a spettegolare e a riflettere su cose leggere. Tutto il resto dell’anno siamo alle prese con problemi, di lavoro o di famiglia – a volte entrambi -, abbiamo poco tempo per prendere la vita con leggerezza. D’estate, pur continuando a lavorare, le cose si affrontano con uno stato d’animo migliore. Almeno così succede a me.

Le vacanze – almeno le mie – sono ancora lontane. Io sogno la spiaggia dorata, il sole, il mare e il suo odore inebriante. La montagna la lascio pure agli amanti delle camminate e del fresco. Io adoro sentire il calore dei raggi del sole che mi accarezzano la pelle e le camminate … be’, quelle le posso fare anche in riva al mare, magari con l’acqua che mi massaggia dolcemente le caviglie e risveglia la circolazione impigrita dalle ore passate seduta davanti al computer o ai compiti da correggere. Almeno posso passeggiare sul piano senza tanta fatica.

Insomma, tutti pronti per il mare?

TOPLESS IN SPIAGGIA: SÌ O NO?

gianniniE’ un momentaccio. Guardare il tg o leggere i quotidiani è decisamente deprimente: crisi economica, guerre, epidemia di Ebola, incidenti, femminicidi, ex carcerati subito all’opera appena usciti (grazie al decreto svuotacarceri), maltempo, settore turistico in difficoltà … insomma, nulla di che stare allegri. E sul web di cosa si discute? Del topless del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. (il link rimanda alla FOTO pubblicata da “Chi”. Io mi rifiuto … la preferisco vestita)

Ora, io non vorrei passare per bigotta, puritana, censore e chi più ne ha più ne metta. Del topless non ho mai sentito la necessità e vi spiego perché.

Qual è la cosa più fastidiosa quando ci si abbronza? Il segno delle spalline del reggiseno. Almeno, per me lo è. Come si può ovviare all’inconveniente? Abbassando le spalline oppure, cosa che io preferisco, usare il reggiseno a fascia.

Per il resto, non credo che nessuna si diverta ad andare in giro con le tette di fuori, ragion per cui il prendere sole in topless è cosa per me inconcepibile. Oltre al fatto che, come dimostrato da parte dei medici, il non coprirsi il seno durante l’esposizione ai raggi solari non fa bene. Io, poi, ho un seno “complicato” (in termini tecnici si dice fibromatoso) quindi ho sempre avuto il terrore di ulteriori complicazioni.

C’è, tuttavia, un altro motivo che mi ha spinto a desistere, qualora me ne fosse venuta voglia, dall’usare il topless. Le spiagge che frequento sono le stesse in cui spesso e volentieri (si fa per dire) incontro studenti, ex studenti e genitori. A me crea imbarazzo anche farmi vedere in costume da bagno dai miei allievi, figuriamoci se mi vedessero senza reggiseno. Insomma, avrei sempre l’impressione che l’immagine del mio seno nudo oscurasse quella della prof compita e vestita di tutto punto che sta seduta in cattedra.

Poi c’è un’altra cosa che, anche vedendo certe brutture in spiaggia, mi porta a pensare che in certi casi il topless dovrebbe essere pure vietato: l’età e le condizioni fisiche. Insomma, sono del parere che dopo i 50 anni il topless sarebbe da evitare. E’ vero che ormai le cinquantenni sono ancora belle donne, in forma, palestrate … a volte, fanno pure invidia alle ventenni. Però per me – e sottolineo che è il mio personalissimo punto di vista, non sto esprimendo alcun giudizio su ciò che fanno le altre – evitare è una questione di buon senso e di buon gusto.

E che dire del seno rifatto? Be’, se una ci spende qualche migliaio di euro avrà ben diritto di sfoggiare! Per carità, libera di farlo ma sappia che le tette siliconate si vedono lontano un miglio. Se la postura è eretta, sono due bocce ai lati del torace, del tutto innaturali. Da distese, invece, se ne stanno belle lì tutte ritte, sempre con l’aspetto di bocce, cosa che non avviene con il seno naturale.
La cosa che poi a me pare ridicola è la classica sessantenne suonata, tutta rughe e pelle cascante per la magrezza, con ‘ste due bocce belle ritte davanti. Ma dài, non si può.

Venendo ora alla Giannini, la signora ha 54 anni (per alcuni tabloid 53, sarà del 1960), non li porta affatto bene, a mio parere, e il topless non le dona particolarmente. Ammettendo pure che ognuno sia libero di fare qual che vuole nel suo privato, ritengo che nella sua posizione avrebbe dovuto evitare, tanto più che proprio ieri ha risposto al sindaco di Forte dei Marmi, che chiedeva di spostare la data di inizio lezioni, causa flop di stagione, che non si può fare ma che sarebbe stata lieta di incontrarlo in spiaggia. Che stia prendendo il sole proprio in Versilia?

Sui quotidiani si legge, a proposito dello scoop di “Chi”: è la prima volta nella storia della Repubblica che un componente del Governo in carica viene fotografato in spiaggia senza reggiseno. Triste primato, direi.

VAMOS A LA PLAYA

L’avevo promesso lo scorso settembre: ho chiuso con i Righeira e la loro famosissima L’estate sta finendo, avrei riaperto con un altro pezzo rimasto nella storia della canzone italiana, Vamos a la playa.

ECCOMI QUI, SONO TORNATA!

Al mare ci sono già stata, tutti i we dal primo maggio in poi. L’estate era ancora lontana, la primavera sembrava non voler finire più. Temperature piuttosto basse, per il periodo. Impossibile stare in spiaggia se non qualche ora e talvolta con una maglia addosso. C’è da dire che il tempo per spassarmela davvero è stato pochino: ogni sabato, infatti, partivo per la località balneare dove i miei genitori amano passare la parte finale della primavera (in piena estate fa troppo caldo e non sopportano il caos) con i pacchi di compiti da correggere. Ma la sensazione di leggerezza quando ritornavo a casa la domenica sera (o il lunedì mattina) è stata impagabile. Devo dire che, senza internet (da cui almeno lì mi tengo lontana) e senza “uomini” (leggi: marito e figli), la correzione procede spedita e tranquilla. A parte le lamentele di mia mamma che, se mi vedeva indugiare un po’ di più sul divano dopo pranzo, mi rimproverava dicendo: “Non perdere tempo, va’ a correggere ‘sti compiti che poi usciamo!”. 😦

Lavorare al mare non è un peso per me. Mi piazzo sul terrazzo (a volte ben coperta e con tanto di sciarpa attorno al collo!), la luce è buona, il profumo del mare arriva fino a lì, sento il movimento delle onde che fa da sottofondo … che cosa si può volere di più dalla vita? Nulla. In fondo mi accontento di poco.

Insomma, alla fine una bella abbronzatura me la sono fatta ugualmente. Così quando tutti iniziano ad andare al mare belli pallidi, si può dire che io finisca le “ferie” e abbia un’abbronzatura da fare invidia a quelle che d’inverno si fanno le lampade. Certamente ci tornerò durante l’estate e poi io ho la mia spiaggia privata ad un passo dal cielo … il terrazzo al settimo piano, per intenderci. In piena estate già alle sette del mattino sto sulla sedia a sdraio, in bikini, con un buon libro da leggere. Un paio d’ore, non di più. Un’abitudine che mi rilassa e non mi fa tanto sentire in colpa se le pulizie devono attendere e se si accumulano i panni da stirare. In fondo è questione di organizzazione … e di buona volontà!

Ma io do per scontato che “estate” e “mare” siano un binomio inscindibile. Eppure ci sono molti che preferiscono la montagna. Non capirò mai questa scelta, personalmente i monti non mi piacciono nemmeno d’inverno, se non nelle cartoline. A volte penso al calore del caminetto in uno chalet di montagna: pensiero romantico che dura un attimo. No, no. Meglio il mare e la spiaggia (rigorosamente con la sabbia, anche se dà fastidio perché s’infila dappertutto). E poi il mare è bello anche d’inverno, o no?

E voi dove preferite trascorrere le vacanze estive?