LE GIACCHE DI MELANIA

In Europa noi abbiamo la cancelliera Angela Merkel, fan delle giacche. Ne sfoggia di ogni taglio e colore ma, purtroppo, in quanto a stile lascia un po’ a desiderare.

Oltreoceano c’è un’altra fan delle giacche che però non sfigura mai, nemmeno se ne indossa una in vendita da Zara al costo di 39 dollari.

Sto parlando, ovviamente, di Melanija Knavs, ex modella slovena naturalizzata americana, meglio nota come Melania Trump. Tanto detesto il marito Donald, Presidente degli USA, quanto adoro lei, il suo stile e la sua eleganza, la capacità di essere sempre a posto, educata e modesta, se vogliamo. Non deve essere facile quando ci si porta appresso un marito ingombrante come il suo. Ma tant’è, di sicuro ha fatto bene i conti quando l’ha sposato, anche se probabilmente non aveva idea che un giorno sarebbe diventata non una semplice first lady ma la first lady.


Il parka indossato nella recente visita a McAllen, sul confine tra Texas e Messico, al campo dei bambini che il marito aveva separato dai genitori emigranti si adattava perfettamente alla situazione. Non entro nel merito della questione (sappiamo tutti che se il Presidente Trump ha cambiato idea lo si deve alla moglie che si è immediatamente dissociata), mi limito solo a parlare della giacca che ha suscitato non poche polemiche per la scritta sulla schiena: “I really don’t care. Do U?”. Il marito si è affrettato a spiegare, tramite Twitter, che il disinteresse della moglie era rivolto alla fake news e non alla “questione migranti”.

Rimane il fatto che l’outfit di Melania era impeccabile pure indossando un capo da pochi dollari, pantaloni bianchi e sneakers della stessa tinta. Con l’abbronzatura, poi…

Certo non sempre Melania fa i suoi acquisti negli shop on line a buon mercato. Diciamo che gli stilisti fanno a gare per vestirla. Come dar loro torto?


Il 27 maggio 2017, in occasione del G7 che si è tenuto nella splendida Taormina, Melania Trump ha scelto di vestire italiano, indossando un’eccentrica giacca di Dolce & Gabbana. Si tratta di un capo molto appariscente (anche se non credo che intenzionalmente volesse oscurare le altre first lady presenti) con fiori in rilievo che, diciamolo, addosso a un’altra avrebbe potuto apparire un po’ kitsch, anche per la presenza sovrabbondante della pochette in pendant. Lei, però, era semplicemente divina.


Tutt’altro abbigliamento è stato scelto quando sono stati ospiti a casa sua il Presidente francese Macron e signora. Melania ha scelto un total white di Michael Kors Collection, rubando la scena, questa volta sì, a Brigitte Macron che tuttavia era molto elegante con addosso un capo di gran pregio firmato Louis Vuitton.
Oltre al discusso cappello, la particolarità della mise di Melania stava soprattutto nella giacca che accompagnava il tubino al ginocchio: il taglio asimmetrico con il cannoncino sul lato sinistro e la cintura alta che stringe la vita non è di certo un capo che ogni donna possa indossare con disinvoltura.


L’eleganza e la sensualità di Melania non vengono meno neppure quando la giacca, accompagnata dal pantalone a formare il tailleur, ha un taglio maschile.
In occasione del recente incontro alla Casa Bianca tra il Presidente Donald Trump e il primo ministro canadese Justin Trudeau, la first Lady americana ha indossato un tailleur grigio e gessato firmato Ralph Lauren. I pantaloni a palazzo con vita alta e lunghi oltre misura si accompagnavano alla giacca a un solo bottone, lasciata aperta e morbida. La camicia bianca abbottonata fino in gola era resa meno formale da una cravatta nera senza nodo. A dare un tocco di femminilità al look mascolino, le scarpe décolleté dal tacco altissimo che, però, erano coperte dai pantaloni.

Lo scorso settembre, durante un incontro con il principe Harry d’Inghilterra, Melania ha osato forse un po’ troppo, a mio parere, nell’indossare un tailleur più femminile ma che, forse a causa dei pantaloni troppo larghi e della giacca a doppio petto che non le cadeva a pennello e le allargava il giro vita, non mi è parso un look vincente. Il completo di Dior aveva una fantasia pied de poule che tendenzialmente ingrassa e non rende giustizia nemmeno a un fisico da mannequin come quello della signora Trump.

Molto più graziosa, secondo me, quando indossa la gonna (a meno che non si tratti di un abbigliamento casual come quello con il parka verde).
Certamente elegantissimo, ma non apprezzato da tutti, il completo azzurro indossato in occasione dell’insediamento del marito Donald un anno e mezzo fa. Anche questa volta il “mago” è lo stilista Ralph Lauren che forse si è ispirato al look anni Sessanta della First Lady più amata dai cittadini americani: Jacqueline Kennedy. La giacca molto corta copriva un abito semplicissimo a tubino, ma le maniche a tre quarti, impreziosite dai guanti lunghi in tinta, e il collo a scialle molto alto, hanno creato un capo elegante e raffinato. I capelli raccolti, che la signora Trump non ama molto, davano il tocco finale a un look azzeccato per l’occasione.

Ciò non toglie che Melania riesca ad essere speciale anche vestendo un semplice completo verde militare.
A pochi mesi dall’insediamento del marito alla Casa Bianca, durante la visita del Presidente argentino Mauricio Macri e consorte, l’ex modella ha scelto un completo stile militare, reso sexy dall’apertura di alcuni bottoni laterali della gonna stretta, opera dello stilista franco-americano Joseph Altuzarra. Anche questa giacca che accompagna il tubino è impeccabile: la vita stretta e le vezzose bordure presenti su entrambi i capi, rendono il completo meno militare e più elegante. Completano il tutto le décolleté bicolor, naturalmente dal tacco altissimo, firmate dallo spagnolo Manolo Blahnik.

Insomma, con la sua eleganza e con il suo guardaroba quale donna non vorrebbe essere al suo posto? Certamente non al fianco del marito Donald Trump. Ma questo è un dettaglio.

[IMMAGINI DA: Amica; Quotidiano.net; Amica; donna.fanpage; footwearnews.com; adnkronos.com]

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RIFARE IL LETTO AL MATTINO MIGLIORA LA GIORNATA


Quante volte vi è capitato di rientrare a casa, magari a tarda sera, e ritrovare il letto disfatto, con le lenzuola arrotolate, i guanciali scomposti e il copriletto inesorabilmente declassato a scendiletto, ma dalla parte dei piedi? E com’era il vostro morale davanti a simile spettacolo? A terra anche lui, immagino, come il copriletto. E lo spettacolo peggiora, se possibile, a seconda delle stagioni perché con coperta o piumino la desolazione di un letto sfatto è ancora più marcata.

Non sempre è possibile rifare il letto prima di recarsi al lavoro. Più facile per un single oppure per un accoppiato che ha gli stessi orari del/della consorte. Io, ad esempio, uscendo di casa al mattino lascio mio marito ancora fra le braccia di Morfeo e non c’è verso di fargli capire che rifare il letto prima di uscire… migliora la giornata. Non so se migliora la sua, la mia di sicuro.

Detto ciò, pare che la sensazione di benessere che deriva, nel rincasare, dal vedere il letto rifatto sia condivisibile e verosimile. William McRaven, ex ammiraglio ora rettore dell’Università del Texas, ci ha scritto persino un libro, Make Your Bed: Little Things That Can Change Your Life… And Maybe the World, per dimostrare che iniziare la giornata con qualcosa di ripetitivo e noioso come rifare il letto può procurare ad alcune persone una spinta in più.

Così spiega il motivo di tanto interesse nei confronti di questa banale faccenda domestica: «Era il primo compito del giorno per me, e farlo era importante. Dimostrava la mia disciplina. Rifare il letto era una costante per me, qualcosa su cui potessi contare ogni giorno». E aggiunge: «Alla fine della giornata diventava un bel ricordo di qualcosa di buono che avevo fatto, di cui ero orgoglioso, indipendentemente dal fatto che si trattasse un compito piccolo».

L’idea di scrivere questo libro gli è venuta quando, nel 2014, addestrava le Forze speciali della Marina degli Stati Uniti (Navy Seal). McRaven racconta così l’esperienza maturata in veste di studente:

Ogni mattina, nella formazione di base SEAL, i miei istruttori, che all’epoca erano tutti veterani del Vietnam, si presentavo in camera mia in caserma e la prima cosa che ispezionavano era il letto.
Se avete fatto tutto bene, gli angoli bene in piazza, le coperte tirate strette, il cuscino centrato appena sotto la testata e la coperta extra piegata ordinatamente ai piedi del letto andrà tutto bene..

Era un compito semplice, banale.

Ma ogni mattina ci era richiesto di rifare il nostro letto alla perfezione. Sembrava un po’ ridicolo, al momento, soprattutto alla luce del fatto che tanti aspirano ad essere dei veri guerrieri, e ad affrontare una dura battaglia, ma la sapienza di questo semplice atto mi è stata dimostrata più volte.
Se si fa il letto ogni mattina avrete compiuto il primo compito della giornata. Vi darà un piccolo senso di orgoglio e vi incoraggerà a portare a termine un altro compito e un altro e un altro ancora.

Al di là del parere di McRaven, secondo gli psicologi ci sono degli ottimi motivi per rifare il letto prima di recarsi al lavoro: aiuta a vincere la pigrizia, concede qualche minuto per pensare alla giornata che ci aspetta e a programmare le nostre azioni, contribuisce a dare il buon esempio in famiglia, ci fa riposare belli freschi la notte perché, rifacendo il letto prima di coricarsi, magari già morti di sonno, è possibile che questa banale faccenda domestica non sia portata a termine nel modo migliore.

Ma, come per tutte le cose che appaiono ineccepibili, c’è il cosiddetto rovescio della medaglia. Secondo una ricerca fatta dalla Kingston University di Londra e durata degli anni, dormire in un letto disfatto aiuterebbe a tenere lontani gli acari e le conseguenti allergie.
Il team di ricercatori guidati da Stephen Pretlove ha analizzato la presenza di acari della polvere nei letti scoprendo che ce n’erano di meno in quelli non rifatti. Ciò sarebbe dovuto al fatto che il letto scoperto è un terreno meno appetibile per questi piccoli microrganismi che preferiscono un’atmosfera calda-umida in cui possono vivere e proliferare meglio. Così gli acari si disidratano e poi alla fine muoiono mentre nel letto rifatto l’ambiente caldo-umido viene mantenuto con il conseguente proliferare dei malefici.

A questo punto a voi la scelta: prendere per buona la lezione di William McRaven oppure correre il rischio ben descritto nella ricerca di Stephen Pretlove.

Per quanto mi riguarda, ora che sono in ferie riesco a rifare il letto in mattinata ed è già una gran conquista. Naturalmente arieggio la camera prima e cerco di esporre al sole almeno i guanciali per circa mezzora. Per il momento gli acari mi lasciano in pace e davvero entrare in camera e vedere il letto rifatto migliora, se non la giornata, almeno l’umore.

[Fonti: adnkronos.com, notizie.it, greenme.it; immagine da questo sito]